Per fermare il CPT è sufficiente che il Sindaco di Gradisca d'Isonzo, Franco Tommasini, rilevi la mancanza di concessione edilizia e, come si addice a casi di questo genere, mandi La Polizia Municipale alla ex caserma Polonio, in Via Udine ad ordinare il fermo dei lavori al direttore del Cantiere. Il Sindaco ha forse paura che nasca un conflitto a fuoco fra corpi armati dello Stato davanti al "muro della vergogna" presidiato giorno e notte da Polizia e Carabinieri?
Il CPT poteva benissimo essere bloccato un anno fa. Bastava che qualcuno non credesse che le Amministrazioni Locali fossero veramente contrarie alla sua realizzazione come i politicanti (con in testa il Presidente della Provincia Brandolin e il e il Governatore Illy) andavano dicendo.
D'altro canto il collateralismo della rete di opposizione al CPT con il centro sinistra ha sterilizzato le enormi potenzialità di intervento giuridico-legale che si potevano attivare per fermare la realizzazione di questo lager.
E' mancata sia l'intelligenza che la volontà politica di andare in una effettiva direzione di necessario SCONTRO ISTITUZIONALE. Bastava, come abbiamo fatto noi, prendere in mano quattro carte per mettere a nudo una situazione assolutamente marcia. Stando agli atti, a rigor di logica, dovrebbe essere indagato lo stesso Prefetto di Gorizia per aver fornito al Sindaco di Gradisca un progetto del CPT difforme da quello originario approvato dal Ministero dell'Interno il 20 ottobre 2003.
Abbiamo pressato il Sindaco sulla questione della concessione edilizia tanto che, per pararsi il culo, ha chiesto una risposta da parte della Prefettura. Da qui la famosa lettera del 30 dicembre 2004 protocollata in Comune a Gradisca il 4 gennaio 2005 che ci ha permesso di attuare la campagna successiva.
E allora, passo dopo passo, come ben documentato negli interventi sulla stampa negli ultimi mesi, abbiamo denunciato:
1) che il muro non era previsto nel progetto originale;
2) che la segretazione era stata imposta già sotto i governi dell'Ulivo e che fin dal 2000 si trattava di un CPT e non di un fantomatico CPA (Centro di Prima Accoglienza) come continua a dire l'ex Sindaco Fabris;
3) che il progetto originario era stato approvato dal Ministero dell'Interno senza la necessaria consultazione della Regione;
4) che oltre a ciò, l'ordinanza di Berlusconi (la 3287 del 23/05/03) che scavalca (peraltro illegittimamente) le concessioni edilizie era stata formulata per le Regioni Veneto, Marche e Liguria e successivamente estesa, attraverso una ulteriore ordinanza, (la 3298 del 3/07/03) alla Regione Siciliana e quindi la 3287 non poteva essere ritenuta valida per il Friuli Venezia Giulia.
LE CARTE LE AVEVANO IN MANO TUTTI MA A QUANTO PARE NESSUNO VOLEVA/SAPEVA LEGGERCI LA VERITA'.
Lo prova anche la rincorsa alle nostre posizioni, per ogni passo sopra accennato, che hanno dovuto fare prima il Consigliere Regionale dei Verdi Alessandro Metz poi l'assessore di Rifondazione Comunista, Roberto Antonaz e poi ancora il Segretario dei DS Salamone e poi ancora altri.
Se entro la prossima settimana non succederà niente procederemo secondo la nostra linea.
Ci diamo appuntamento per Sabato mattina 5 marzo alle ore 10.30 in un Presidio/Comizio in Piazza a Gradisca per fare il punto della situazione e lanciare un nuovo esposto sulla questione della concessione edilizia con la inevitabile denuncia del Sindaco per omissione di atti d'ufficio.
PS. In realtà sarebbe necesaria un'analisi dettagliata su come e perché si strumentalizzino e si creino emergenze per portare avanti una politica securitaria e di continua "fascistizzazione istituzionale", ma in questo momento intendiamo occuparci solo del fatto specifico del Centro di Permanenza Temporanea per migranti di Gradisca.