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Una parte del Volantino distribuito il 1° Maggio

No ai Centri di Permanenza per Immigrati. C.P.T = LAGER

Grazie alla legge 40 Turco–Napolitano del ‘98, oggi aggravata dalla legge Bossi–Fini, attualmente in Italia ci sono 14 C.P.T. (centri di permanenza temporanea) e 9 di prossima costruzione, di cui uno in provincia di Gorizia, nell’ex-caserma Polonio di Gradisca.
Centri di detenzione, creati per trattenere ed identificare i clandestini, vale a dire gli stranieri che non hanno il permesso di soggiorno.
Secondo la legge, la clandestinità non è un reato ( per ora! ), ma una violazione della regola dal punto di vista amministrativo, quindi il clandestino non è un delinquente, ma è un “detenuto amministrativo”.Sempre secondo la legge, l’identificazione deve avvenire entro un massimo di 60 giorni, dopo di che scatta il provvedimento, immediatamente esecutivo, d’espulsione con accompagnamento alla frontiera. Norma che, secondo i giudici della Consulta, è contraria ai principi costituzionali, del diritto di difesa, di libertà personale, perciò è stato emesso il primo verdetto d’incostituzionalità sulla legge sull’immigrazione. In caso contrario, senza avvenuta identificazione, è lo straniero che spontaneamente deve andarsene dall’Italia entro un massimo di 5 giorni e se viene ribeccato, scatta l’arresto (da sei mesi ad un anno, pena alquanto eccessiva per un reato sempre amministrativo) e di solito ritorna nel C.P.T.
I C.P.T. non sono carceri, ma come Guantanamo sono luoghi proibiti alla stampa ed è impossibile avere informazioni ufficiali. Hanno mura, filo spinato, forze dell’ordine all’esterno e i clandestini non possono allontanarvisi, ma non sono carceri, peggio! giacché ai clandestini si applicano esclusivamente norme d’ordine pubblico e non giuridico o civile, quindi qualsiasi provvedimento è a completa discrezione degli organi di polizia.
Situazione che di fatto mette i clandestini in uno stato di non persone.
La norma non pone in equilibrio fra loro gli aspetti di controllo e quelli di tutela dei diritti inviolabili delle persone, ma è interamente sbilanciata sul versante dalla repressione. La tutela dei diritti della persona scivola verso il livello della benevola concessione discrezionale da parte di chi gestisce i centri.
Sono ambienti fatiscenti che non permettono ai “prigionieri” di avere degli spazi per muoversi e vivere l’attesa dell’identificazione in maniera dignitosa.
Il numero delle persone che s’infliggono delle lesioni, ingerendo lamette o pile stilo, che subiscono maltrattamenti e violenze psicofisiche e sono costretti ad assumere psicofarmaci, anche a loro insaputa, sono all’ordine del giorno.
Per non parlare di quelli che muoiono nei C.P.T., com’è accaduto al Vulpitta di Trapani la notte tra il 28 e il 29 dicembre1999 dove sono bruciati, in un tentativo di fuga, sei tunisini e l’unico imputato, l’allora prefetto, accusato d’omicidio plurimo colposo per non aver predisposto adeguate misure di sicurezza nella struttura, è stato assolto, giovedì 15/04/2004, con formula piena.
“Mi dispiace che dal processo siano rimasti fuori i principali imputati, cioè quei politici e quei governi che hanno fatto la scelta d’istituire i C.P.T. Una scelta come quella di introdurre la detenzione amministrativa non può che portare a conseguenze nefaste” (commento dell’avvocato dell’Asgi, Associazione studi giuridici sull’immigrazione, presente al processo come parte civile).
La Corte dei Conti, nel suo rapporto sulle spese sostenute per l’immigrazione, scrive che è difficile ricostruire i conti dei C.P.T., che ci sono utilizzi promiscui degli accreditamenti e difficoltà ad ottenere dati certi, attendibili. E’ facile pensare che qualcuno ci guadagni visto i milioni di euro che ruotano attorno.
I C.P.T. dipendono dal Ministero degli Interni e la scelta di chi li gestisce è affidata ai Prefetti, che procedono per trattativa privata e gara ufficiosa.
I maggiori gestori dei C.P.T. sono associazioni quali, la Croce Rossa Italiana e la Misericordia, quindi non strutture statali. L’immigrato nessuno lo vuole, ma la convenzione per la gestione dei C.P.T. nessuno la rifiuta.
La legge esprime il punto di vista sull’immigrazione non della destra e tanto meno quella xenofoba, ma della cultura politica progressista: la parte sulla lotta contro l’immigrazione clandestina, sulle espulsioni e i C.P.T. rappresenta quasi la metà del testo. La legge sull’immigrazione, oltre alle vergognose conseguenze pratiche, ha avuto l’effetto di stigmatizzare simbolicamente i migranti come “problema sociale” e soprattutto come nemici, reali o virtuali, da cui la società italiana deve essere protetta, sancendo il principio della chiusura delle frontiere e delle espulsioni come risposta “all’emergenza”.
Una tale gestione dell’immigrazione non può che risultare fallimentare e intollerabile, chiaramente non per chi ci banchetta sopra.
Un primo passo è l’opposizione ai C.P.T e per farlo in maniera capillare e quindi globale bisogna che tutti, in ogni Comune, si mobilitino e si dichiarino territorio de-cpt-zzato, cioè non intenzionato ad accogliere questi lager per immigrati:
C.P.T. FûR DI CHI!!!



Foto del 1° Maggio Libertario 2004
a Cervignano del Friuli




























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