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UdinSociâlCentro Centro Sociale Autogestito 14 ains di lotis cuintri le globalizazion. Salts, onesç, lavoradôrs .....bene, bene... |
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| Chi cè, cè; chi non cè non cè..., sembra che contro la globalizzazione ci siano tutti, anche di più, se si considerano i papaboy's o gli ultracattolici dei focolarini che con Susanna Agnelli (in veste di presidente di Telethon) sono contro la globalizzazione cattiva e per la globalizzazione buona dei diritti per tutti e così via. Ognuno la vede come crede e probabilmente pensa bene di andare a Genova a dirlo. Al global horror picture show ci andremo anche noi, tutti o in parte, a dire che otto grandi non possono decidere il magro destino di una moltitudine di piccoli e la misera fine del pianeta sul quale, catastrofi climatiche permettendo, si tira ancora a campare. Sono questioni evidenti e in questo ultimo periodo sono state talmente sottolineate dai media, in un senso o in un altro, che a mancare sembrerebbe di perdere l'appuntamento con la storia.
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Ma la storia non si fa dal 19 al 22 luglio; i grandi continueranno a farla nei loro summit palesi o segreti, come dove e quando vorranno; i piccoli continueranno a subirla volenti, nolenti e dolenti, sempre e dovunque. Il social forum cosa farà dopo il global forum? Quello che farà dopo dipende molto da quello che faceva prima. Si disperderà e ognuno continuerà a tirare l'acqua al suo mulino? E' probabile, ma quello che è più importante è aprofittare di questo particolare momento per tentare di fare una riflessione non stereotipata sulla gloablizzazione e questa, inizia dalla consapevolezza che le basi più forti, attive e durature contro la devastazione globale si gettano nella lotta locale. Lo avevamo capito quando nel 1987 abbiamo occupato le palazzine di Via Volturno per dar vita al centro sociale attraverso la pratica dell'autogestione. Principio fondamentale per tutti i livelli di organizzazione, dai gruppi sociali alle piccole comunità, ai popoli (nella forma politica del municipalismo libertario). Abbiamo sempre avuto la convinzione che se non si sa pensare, sperimentare e praticare per sè (nel proprio gruppo, nel proprio popolo) l'autodeterminazione, è ben difficile che la si possa prospettare per gli altri, che siano gli indios di Rigoberta Menchù o del subcomandante Marcos, i nuovi schiavi dei lager delle zone industriali di esportazione delle Filippine. Gli si può manifestare solidarietà, ed essere rigorosamente "no logo", che è una cosa anche facile, andare a Genova e, se non si viene legnati, tornare a casa contenti; ma, quando le multinazionali, e non solo quelle, anche realtà economiche più piccole ma altrettanto insidiose disastranti e infide arrivano qui, che si fa? Bisogna avere i presupposti giusti per poter agire. L'autogestione appunto, perchè un' entità sociale che si autogestisce ha a cuore il suo ambiente (ricordate gli indiani d'america? "Non si vende la terra dove cammina un popolo"! Ha a cuore la sua lingua perchè quella è il mezzo per vivere nel suo ambiente, per nominarlo ed esistere in esso e sa trovare la forma aprossimativamente più giusta di economia senza distruggere la nicchia ecologica in cui vive. Tutto l'incontrario della globalizzazione. Per questo in tutti questi anni abbiamo sempre sottolineato, in tutti i modi, dall'espressione artistica a quella politica, quanto il Friuli fosse terra di colonizzazione culturale, linguistica ed economica (come per gli indios e, anche noi abbiamo i nostri lager produttivi). Se abbiamo individuato otto grandi globali che decidono per la vita o la morte del pianeta, dobbiamo, a maggior ragione individuare i grandicelli locali che decidono per il paese e la salute (quindi la vita o la morte) dei suoi abitanti. Non a caso, in tutti questi anni, anche a fianco dei vari comitati locali, abbiamo battagliato contro discariche, terminal, megacentrali, inceneritori, antenne (vere no, Croattini?) e fabbriche inquinanti (l' Ecoplan di San Svualt, vere no Croattini?) di vario genere. Dai tempi del movimento della pantera (chi lo ricorda? il tempo dei fax) abbiamo capito come le aziende entrano nelle università e si comprano la cultura a loro consumo; da più di dieci anni facciamo -quella che si chiamava- controinformazione sulle sempre più frequenti perversioni scientifiche, da altrettanto tempo ci siamo fatti carico di contrastare la tossicodipendenza e abbiamo creato un centro di prima accoglienza per gli extracomunitari... abbiamo fatto tante altre cose per resistere a quella cosa psichicamente distruttiva che si chiama omologazione. Il forum al centro sociale dura da lungo tempo, durerà ancora, (nonostante l'insensato progetto comunale-regionale in Via Volturno) perchè ha creato quella cosa psichicamente e socialmente positiva che è una solida base di resistenza ad ogni manovra di globalizzazione mondiale e locale. |