|
Il Messaggero Veneto
Mercoledì 14gennaio 2004 |
Il Gazzettino Mercoledì, 14 Gennaio 2004
|
|
| Pagina 18 - Udine San Giorgio. A tutti i componenti del consiglio d’amministrazione del “Tubone”sono state notificate informazioni di garanzia con invito a comparire per essere interrogati Sotto inchiesta tutto il cda del Consorzio laguna La Procura ipotizza contravvenzioni in materia d’impianto abusivo in assenza di autorizzazioni di GUIDO SURZA UDINE. Informazioni di garanzia con inviti a comparire per essere interrogati sono stati notificati a tutti i componenti il consiglio d’ amministrazione del Consorzio depurazione laguna spa. Per il cosiddetto Tubone, la procura ipotizza le contravvenzioni in materia d’impianto abusivo in assenza d’autorizzazioni. Il nuovo passo dell’inchiesta è avvenuto in questi giorni, quindi alla vigilia dell’udienza-fiume che ieri si è tenuta in tribunale per discutere la perizia sugli scarichi in laguna. Saranno i carabinieri del Noe, delegati dal pm Luigi Leghissa, a interrogare nei prossimi i nuovi indagati su delega del magistrato inquirente. Finora soltanto un componente del cda del consorzio era stato indagato: il presidente Gianfranco Turchetti. La procura ha quindi inteso estendere le ipotesi di contravvenzione all’intero consiglio di amministrazione. Come si è scritto all’epoca della “trasformazione” del Tubone da Consorzio depurazione acque della Bassa friulana a Consorzio depurazione laguna spa, nel nuovo consiglio di amministrazione veniva confermato il presidente Turchetti con le seguenti altre nomine: Guido Tognan e Roberto Gregoris (confermati anche loro), mentre i rappresentanti degli otto Comuni facenti parte del consorzio nominavano Claudio Braida (vicepresidente), Giandavide d ’Andreis, Matteo Piasente e Armando Di Nardo. Per l’intero cda diversamente da Turchetti che era stato indagato anche per il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti le informazioni di garanzia ipotizzano le tre contravvenzioni contestate inizialmente quando i due impianti del Tubone venivano sequestrati un anno fa: smaltimento in impianto abusivo, assenza di autorizzazione e modifica sostanziale dell’impianto senza autorizzazione. Forse anche per questo ieri sera il cda si stava ancora riunendo. |
Pagina 18 - Udine
I periti del tribunale: il Tubone inquina Ieri l’udienza-fiume dal gip con i consulenti degli indagati che contestano le conclusioni tribunale di Udine e incaricati di analizzare l’area di scarico a mare del Consorzio depurazione laguna spa. Di parere contrario, invece, sono i consulenti di parte degli indagati. È questa la sintesi dell’udienza-fiume celebratasi ieri davanti al gip del tribunale di Udine Alberto Scaramuzza. La perizia che il giudice ha affidato a tre esperti dell’università di Padova (i professori Pastore, Di Noto e Biasiol) è stata discussa nel corso dell’incidente probatorio, quindi con il pm Leghissa a fare domande per primo e poi nel contraddittorio fra i periti del giudice e i consulenti della difesa. Adesso gli atti torneranno al pm per le decisioni in merito alle imputazioni finali da redigere. Anche se l’ inchiesta viste le recentissime informazioni di garanzia emesse appare comunque lontana dalla conclusione. Si volevano capire molte cose sul possibile danno ambientale ipotizzato. Tutti gli esperti hanno “dialogato” su argomenti molto tecnici e di difficile comprensione anche terminologica. Si parla, per esempio, di comunità bentoniche per definire gli organismi animali e vegetali che vivono a diretto contatto con il fondo del mare o delle acque interne. I sedimenti marini analizzati nell’area sono stati ritenuti inquinati dai consulenti del tribunale. Anche pesci, molluschi e piante registrerebbero indicatori di «stress» dalle indagini biologiche, con alterazioni negative dell’ambiente. Un inquinamento giudicato significativo ed esteso in tutta l’ area analizzata. Cosa più importante, forse, riguarda il cosiddetto nesso causale: a provocare l’inquinamento sono davvero gli scarichi del Tubone oppure esistono altre possibilità, come sembrerebbero indicare i consulenti di parte? Non lontano dallo scarico a mare del consorzio, infatti, c’è una discarica, Torviscosa non è lontana. I consulenti di parte degli indagati che hanno svolto le proprie perizie senza depositarle ancora hanno rivolto domande ai periti del gip. Contestano diversi punti, tra cui l’attribuzione dell’inquinamento al Tubone, alcuni errori metodologici nello svolgere i prelievi e le analisi; infine, i parametri utilizzati per dire che si tratta di inquinamento per la legge. (g.s.)
|
SAN GIORGIO DI NOGARO L’indagine sullo smaltimento: la risposta dei periti Tubone, «il mare è inquinato» I campioni di sedimenti marini raccolti e sottoposti a campionatura nell'area che circonda lo scarico a mare dell'impianto di depurazione del Consorzio Laguna sono inquinati. E lo sono in misura maggiore in prossimità dello scarico, con valori che decrescono man mano ci si allontana. Lo sostengono i tre periti dell'Università di Padova professori Pastore, Di Noto e Biasiol nominati dal gip Alberto Scaramuzza nell'ambito dell'inchiesta aperta dalla procura contro il presidente del Consiglio di amministrazione del Consorzio depurazione Gianfranco Turchetti, il responsabile delle gestioni interne Claudio Feruglio, il responsabile dell'ufficio tecnico Alessandro Florit e i dirigenti, all'epoca, del Servizio tutela ambientale della provincia Stefano Verri e Bruno Miotti. Il sostituto procuratore Luigi Leghissa ha ipotizzato un'attività di smaltimento con procedure irregolari e comunque in presenza di un'autorizzazione da parte dei funzionari della Provincia che il magistrato ha ritenuto illegittime e non applicabili. L'inchiesta che è passata anche attraverso il sequestro di due unità del complesso, l'essiccatoio fanghi e l'impianto chimico fisico con estensione della contravvenzione di esercizio abusivo dell'attività di smaltimento all'intero consiglio di amministrazione del Consorzio (gli interrogatori degli indagati cominciano il 20), ha trovato nell'incidente probatorio il passaggio determinante. Si sono confrontate le tesi dei periti e quelle dei consulenti (il professor Franco Cecchi di Verona che ha coordinato l'équipe per Turchetti e il professor Brambati di Trieste per Feruglio e Florit). Da un lato si sostiene che si tratta di un inquinamento significativo e per alcune sostanze piuttosto recente (lo scarico funziona dal 1992) e soprattutto si avanza l'ipotesi di un danno ambientale. Le difese contestano l'ascrivibilità dell'inquinamento al Tubone ; sostengono l'esistenza di errori metodologici nell'effettuazione dell'indagine e la mancata considerazione di altri tipi di inquinamento. |