Sabato, 22 Settembre 2001 - IL GAZZETTINO

Trapianti da animali, Udine si candida
Cardiochirurgia vuole entrare in un progetto di ricerca internazionale con l'uso di maiali transgenici
Cambiano in fretta le conoscenze in cardiochirurgia, nuovi traguardi vengono superati e Udine vuol restare nel gruppo di punta. I progetti scientifici di calibro internazionale nei quali dovrebbe rientrare lo staff di Ugolino Livi sono diversi. Lo xenotrapianto, prima di tutto (viene definito così il trapianto d'organi tra specie diverse). «Intendiamo entrare in un progetto di ricerca molto ampio sullo xenotrapianto - anticipa Livi - . Stiamo cercando cioè di essere ammessi a pieno titolo in uno studio che già è in essere all'Università di Padova dove si sperimentano trapianti da maiali transgenici a primate».

Occorrerà un accordo direttamente tra enti: da un lato le istituzioni padovane, compresa la Regione Veneto, dall'altro la Regione Friuli Venezia Giulia e l'Azienda Santa Maria della Misericordia. «Per l'applicazione sull'uomo siamo ancora abbastanza lontani perchè vi sono problemi di varia natura da risolvere - spiega Livi -; però sarebbe importante per tutti noi partecipare a progetto che ci coinvolgerebbe dal punto di vista culturale e scientifico».

Risultano sette i centri autorizzati al mondo allo xenotrapianto e Padova è l'unico in Italia. All'inizio di quest'anno sui giornali è apparsa la storia di "Numero 118", una scimmietta macaco di quattro anni alla quale è stato trapiantato un rene di maiale trangenico battendo il record di sopravvivenza negli xenotrapianti, di 78 giorni, che risaliva al 1997 ed era stato stabilito dall'università di Cambridge. Perchè sia possibile tentare sull'uomo bisognerà prima essere certi di poter controllare la reazione di rigetto e dell'assoluta assenza di rischi legati alla trasmissione virale animale-uomo.

Molto stimolanti anche le prospettive riguardanti le cellule staminali: «Siamo in una fase estremamente sperimentale per quello che riguarda il trapianto cardiaco» avverte Livi.

«Collaboriamo a un progetto con il professor Carlo Alberto Beltrami del Policlinico universitario di Udine e Piero Anversa di New York, ma si tratta di una strada che prevede per ora ricerca pura, di laboratorio, e che quindi non ci coinvolge direttamente se non come fornitori eventuali di materiale ad uso scientifico» rileva.«Però è un campo che ci interessa e che seguiamo molto da vicino ed esiste anche un progetto internazionale che ci vede partecipi e dovrebbe partire a breve, dopo alcuni ritardi, ed è gestito da una società americana sul trapianto di cellule di muscolo scheletrico nel miocardio per ripopolare delle zone infartuate - conclude Livi - Si parte dalle cellule del quadricipite (muscolo anteriore della coscia ndr), si coltivano, si espandono e poi un certo numero si infiltrano nel muscolo cardiaco in aree fibrotiche. Questa è una sperimentazione che dovrebbe decollare all'inizio del prossimo anno coordinata da chirurgo di Parigi».

Va avanti a Udine, inoltre, il programma di assistenza meccanica cardiocircolatoria ("cuore artificiale") anche con sistemi nuovi a quelli generalmente utilizzati. Ma non basta: «Si è capito ormai da tempo che il trapianto non può rappresentare l'unica risposta unica alla domanda di pazienti che necessitano di procedure per scompenso cardiaco - afferma Livi - : Vi sono delle soluzioni alternative che prevedono l'utilizzo di alcuni presidi che servono a contenere la dilatazione cardiaca e anche noi rientreremo in uno studio di utilizzo».

Una specie di "cuffia" in poliestere dovrebbe essere inserita attorno al cuore per evitare che si sfianchi. Un'ottantina i casi al mondo già trattati con questo sistema: «Può essere utilizzato come presidio temporaneo ma soprattutto, se si dimostrasse un'efficacia che perdura nel tempo, potrebbe costituire un'alternativa al trapianto per tutti coloro che per vari motivi non possono essere trapiantati». Il tema è attualmente all'esame del comitato etico. Trattativa aperta anche per portare a Udine un sistema che serve a dividere la cavità cardiaca in due parti in maniera che questa suddivisione faccia migliorare la performance cardiaca. Un dispositivo va applicato al cuore e comprende dei "fili" che servono ad avvicinare le due pareti ventricolari in maniera da ridurre lo stress.

Patrizia Disnan