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GIOVEDÌ, 12 MAGGIO 2005
Pagina 29 - Cultura e spettacoli
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SCRITTORI Al Museo della Scienza di Milano lo scrittore ha presentato il suo ultimo libro «Stato di paura»
Crichton: «Lo strapotere della scienza? Una catastrofe»
Lautore smonta le paure sulleffetto serra in una trama che mescola suspense e climatologia
MILANO Ecoterroristi pronti a tutto si aggirano per il pianeta. Con esplosivi a tempo e onde durto, minirazzi e microfilamenti, onde sonore e macchine cavitazionali, provocano il distacco dei ghiacci in Antartide, piogge tropicali in Nord America e un maremoto al largo delle isole Salomone. Pur di far credere che leffetto serra produce catastrofi incontrollabili gli ambientalisti, inconsapevoli bracci armati di politici senza scrupoli, producono quello che gli scienziati teorizzano.
«Stato di paura» (Garzanti, pp. 687, euro 18,60) è il nuovo, vendutissimo, libro di Michael Crichton. Una profezia se non già un atto di accusa contro la strumentalizzazione della scienza, lo strapotere dei media nel creare opinioni che fatalmente diventano pubbliche, e il cinismo di industriali e politici. Due milioni di americani hanno già acquistato lultima fatica del padre di «Jurassic Park», «Sol Levante», «Rivelazioni» e della fortunata serie televisiva «E.R. Medici in prima linea», conquistati dallabilità narrativa e dalla trama avvincente più che dalle polemiche scatenate dalla posizione del suo autore.
Incuriosito dai ripetuti allarmi circa le conseguenze delleffetto serra, Michael Crichton ha raccolto per tre anni dati e studi scientifici sulle variazioni di temperatura e sulle possibili cause.
Nella «lecture» tenuta laltra sera a Milano al Museo della Scienza e della Tecnica ha illustrato con grande rigore il frutto delle sue fatiche. Grafici, analisi e citazioni dalle più importanti riviste scientifiche per dimostrare che ci stanno prendendo in giro. In barba al protocollo di Kyoto e agli studi di autorevoli climatologi Crichton non teme di sostenere che non è affatto vero che stiamo andando verso una tropicalizzazione del clima.
Ambientalisti sclerotizzati sulle ideologie degli anni Settanta, industriali avidi e organizzazioni governative malate di potere sarebbero coalizzati per tenerci in un costante stato di paura. E dalla paura nasce nella gente il bisogno di essere protetti, la richiesta di governi totalitari.
Seicento pagine di suspence e climatologia ben mescolati come labile Crichton sa fare ormai da trentanni. Promessa del basket statunitense - è alto due metri e dieci - medico, antropologo e poi scrittore a tempo pieno, lautore di Chicago si è compromesso con un tema di grande attualità.
Come è nato il suo scetticismo ecologista?
«Ricordo che da piccolo, studiando geografia, avevo notato la strana coincidenza tra la linea di costa dellAfrica occidentale e quella del Sud America. Ma erano gli anni Cinquanta e la teoria della deriva dei continenti non era ancora stata divulgata. Presi un brutto voto e il professore mi considerò uno sciocco a pensare che i continenti si muovessero. Quellesperienza mi insegnò che spesso quello che la maggior parte della gente considera vero può essere frutto della superficialità o di conoscenze imperfette. Così anche le previsioni climatiche prodotte negli anni Settanta circa il pericolo di una nuova era glaciale si rivelano oggi errate. Per tre anni ho compiuto ricerche sulleffetto serra e ho verificato che gli allarmismi sono del tutto infondati».
Non sarebbe comunque più saggio scatenare una «guerra preventiva» al surriscaldamento terrestre piuttosto che rischiare lestinzione?
«Purtroppo, come per la guerra in Iraq, se nel campo dellambiente si va a fare una guerra preventiva, si rischia di provocare morti innocenti?».
In «Preda» e «Jurassic Park» i temi sollevati la avvicinavano agli ambientalisti. Oggi il suo pensiero è cambiato?
«Penso ai miei libri in modo diverso. Nei romanzi che ho scritto prevale lavvertimento contro le persone che pensano di avere ragione e non si mettono mai in discussione. Penso ai disastri generati dalla teoria eugenetica dinizio secolo, che ebbe tanti sostenitori, da Roosvelt a Churchill, a famosi scienziati e opinionisti, e portò dritto ai forni crematori. Oppure alle teorie pseudoscientifiche del russo Lysenko, appoggiato da Stalin, che manipolava i semi per accelerare il ciclo biologico delle specie vegetali. Risultato: milioni di persone morirono per le carestie e gli scienziati che si opponevano alle teorie di Lysenko finirono nei gulag. Spero che tra trentanni si guarderà a Stato di paura come a un libro che ha inaugurato un nuovo modo di investigare la scienza».
Oltre a molti nemici con questo libro si è procurato anche amici non graditi?
«Ammetto che dopo luscita del libro negli Stati Uniti molte organizzazioni di conservatori mi hanno invitato per tenere delle conferenze. Ma ho rifiutato perché questo non mi interessava?».
E ora si sente un attivista?
«Non direi proprio di essere un attivista. E per quanto riguarda la politica non sono schierato. Anzi nella scheda elettorale specifico la voce non partisan che viene scelta dal 30% degli americani per sottolineare che il non voto è una dichiarazione di sfiducia nei confronti di entrambi i principali schieramenti?».
Cosa pensa della politica ambientalista di Bush?
«Se guardiamo ai fatti trovo che la politica di Bush non sia molto diversa da quella di Clinton. Certo, se ascoltiamo quello che dicono sembra tutta unaltra cosa, ma in America cè un detto che recita: Parlare costa poco».
Il tema del prossimo libro?
«Sono molto interessato alla psicologia. Vorrei parlare dei comportamenti dellessere umano in un mondo in cui abbiamo sempre meno privacy. Siamo costantemente osservati. In molte aziende vengono persino conservate tracce delle parole scritte sui computer dai dipendenti. Non so perché mi occupo sempre di scenari catastrofici. Mi considero un ottimista e ho una visione positiva del futuro».
Elena Dragan
Cricthon

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Repubblica 17 maggio 2005
QUANDO È IN GIOCO L´AVVENIRE
UNA REPLICA A CRICHTON
Lo scrittore critica l´allarme degli scienziati. Ma è in ritardo rispetto a quanto è stato accertato
Non si può quantificare in dollari quanto vale il benessere delle popolazioni
Perché non cita le ricerche condotte per quarantacinque anni da Charles Feeling?
Le cose che scrive dimostrano che ha mal interpretato la posta politica
PASCAL ACOT
Le opinioni del romanziere nordamericano Michael Crichton sul riscaldamento terrestre, così come egli le ha esposte sulla Repubblica del 10 maggio, sono argomentate come la maggior parte dei suoi romanzi. Il suo metodo consiste nelllo sviluppare le trame radicandole nella realtà scientifica più scottante: in Andromeda (1969) i rischi scientifici della conquista spaziale, in Congo (1980) l´intelligenza dei primati superiori, in Jurassik Park (1990) le manipolazioni genetiche e in Timeline (2000) l´affascinante universo delle tecnologie dei quanti, per citare soltanto alcune delle sue opere più conosciute. Allo scopo di convincere i suoi lettori, Crichton fa dunque affidamento su certezze scientifiche, in linea generale ampiamente divulgate sulla stampa e pertanto familiari al pubblico.
Il suo vero talento consiste in seguito nel fare entrare il lettore nel suo immaginario estremo, senza che egli se ne renda conto. Quella che è un´apprezzabile dote nell´ambito della fantascienza potrebbe però diventare un brutto vizio se si tratta dell´avvenire del pianeta. In effetti Michael Crichton da una parte si colloca in ritardo di qualche anno rispetto alla controversia sul riscaldamento del clima, mentre dall´altra la sua dissertazione riguardante i costi e l´inutilità della lotta contro le emissioni dei gas serra fa trapelare il fatto che egli ha mal interpretato la posta politica in gioco.
Nel corso del XX secolo la temperatura media del pianeta in effetti non è aumentata che di qualche decimo di grado centigrado, ma in nessun modo ciò sta a significare che tale riscaldamento sia insignificante: 18.000 anni fa, con soltanto pochi gradi di temperatura in meno, il Canale della Manica si attraversava a piedi, e senza neppure bagnarseli. Michael Crichton ci dice che le proiezioni numeriche rappresentate oggi dai modelli informatici dell´evoluzione climatica globale sono inadeguate e che le loro performance sono mediocri. È indiscutibile: non un solo ideatore di tali schemi ne è soddisfatto. Il nocciolo della ricerca attuale è esattamente quello di controllare attentamente tali imperfezioni, quanto più lo consentono le prestazioni dei supercalcolatori.
Che nell´atmosfera l´anidride carbonica non esista se non sotto forma di tracce (0,03%) e che sia il vapor acqueo ad avere un ruolo fondamentale nell´effetto serra, anche questo è risaputo da tempo. Ma il rapporto tra l´aumento della quantità di anidride carbonica e il riscaldamento climatico nel corso del XX secolo è evidente, piaccia o no: lo provano incontestabilmente i 45 anni di rilevamenti effettuati a Mauna Loa (alle Hawaii) da Charles Feeling. Perché Michael Crichton non ne parla? D´altro canto, se esistono forti sospetti sulla correlazione tra attività solare e riscaldamento del clima, l´entità e l´importanza del fenomeno restano ancora da precisare.
In verità, la sola questione davvero importante che oggi ci viene posta è quella delle vere cause del riscaldamento: sono "naturali" o "antropiche"? Ancora adesso gli esperti della Commissione intergovernativa sull´evoluzione del clima (Intergovernmental Panel on Climatic Change, Ipcc) non considerano dimostrata in modo inconfutabile l´origine umana del riscaldamento. Da questo punto di vista i rapporti che l´Ipcc ha inviato «all´attenzione di chi decide» sono riepiloghi spesso avventati e allarmistici, che di strettamente scientifico hanno poco. Ma l´opinione pubblica lo ignora, perché la stampa la informa sulla base di questi riepiloghi. Tuttavia, i climatologi sono concordi: conviene agire, senza attendere che gli esperti parlino in via ufficiale, e raccomandano pertanto l´applicazione del "principio precauzionale". È vero: oggi tale principio è pletorico, ma è forse questa una ragione sufficiente per rinnegarlo? Rinunceremmo forse al principio democratico col pretesto che in molti Stati del mondo ci si fa beffe della democrazia?
L´idea avanzata da Crichton, secondo cui l´applicazione del Protocollo di Kyoto costerebbe molto di più dei benefici ambientali che ne deriverebbero, insiste a voler quantificare in dollari o in euro quanto vale una specie animale, quanto vale il benessere delle popolazioni dell´oceano indiano minacciate da un eventuale innalzamento del livello dei mari. Per quanto riguarda la lotta all´Aids, invece, non è affatto chiaro che cosa essa avrebbe da guadagnare, se si rinunciasse a lottare contro i tragici effetti del riscaldamento del pianeta sulla società. In realtà, il problema dell´Aids in Africa è essenzialmente collegato al sottosviluppo, che attualmente rende impossibile qualsiasi efficace campagna di prevenzione. Paradossalmente, il costo dei farmaci è di secondaria importanza, perché anche qualora essi fossero distribuiti gratuitamente, le infrastrutture sanitarie del continente africano sono talmente fatiscenti che sarebbe molto difficile, se non addirittura impossibile, procedere alla loro distribuzione.
Ciò non toglie che Michael Crichton conferisce oggettivamente importanza alla nuova strategia dell´Ocse (Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico) in materia di ambiente. Nel 2004 il direttore della sezione ambiente di tale organizzazione, Lorents Lorentsen, ha dichiarato: «È già troppo tardi per contrastare alcuni cambiamenti climatici provocati dalle attività umane», e di conseguenza secondo lui dovremmo piuttosto «adattarci alle conseguenze dei cambiamenti climatici, quali l´aumentata frequenza di episodi meteorologici straordinari e l´innalzamento del livello dei mari (Osservatorio Ocse, Strategia per l´ambiente dell´Ocse: la via da seguire, maggio 2004)». Che paradosso una simile affermazione, sfuggita all´attenzione dell´opinione pubblica, proprio nel periodo in cui le ingiunzioni a ridurre le emissioni di gas serra si sono fatte più incalzanti che mai! E se per i paesi facenti parte dell´Ocse (e che sono i più ricchi del mondo) si trattasse semplicemente di tenere sotto controllo l´utilizzo dei combustibili fossili nel corso del XXI secolo?
Questa sì sarebbe una bella trama per un romanzo. Potrà mai piacere a Michael Crichton?
Traduzione di Anna Bissanti
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