OneworldEclipse

Rivista
AidosNews
Anno
1998
Numero
due
© Trimestrale dell'Associazione italiana donne per lo sviluppo
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Autore
a cura di Beatrice Spadacini

Indice

  • La dichiarazione di Banjul sulla violenza contro le donne
  • Prima indagine Istat sulle molestie sessuali in Italia

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    Lo stupro riconosciuto come crimine contro l'umanità

    Una sentenza importante, quella del Tribunale per i crimini commessi in Ruanda e Burundi ubicato ad Arusha in Tanzania. Per la prima volta, nell'ambito del diritto internazionale, ha incluso lo stupro in una condanna per genocidio. È stata Navanethem Pillay, sudafricana e unica donna tra i giudici del tribunale, a battersi per questo obiettivo. La Pillay, membro del comitato direttivo dell'istituto Sisterhood is Global e tra le fondatrici di Equality Now!, ha convinto i colleghi a considerare lo stupro "come atto di genocidio quando le donne vengono assalite perché appartenenti a gruppi etnici presi di mira". Ancora più significativa la definizione del reato che, per la prima volta, si basa sull'interpretazione femminista: "Lo stupro è l'invasione fisica, di natura sessuale, di una persona che si trova in circostanze coercitive". È la prima definizione che non si limita a specificare il sesso o le parti del corpo. Il tribunale ha creato un precedente affermando inoltre che le "circostanze coercitive" non si limitano all'uso della forza: minacce e intimidazioni sono sufficienti per emettere una condanna. B.S.

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    La dichiarazione di Banjul sulla violenza contro le donne

    Dal 20 al 23 luglio il Comitato inter africano che lotta contro le pratiche tradizionali dannose per la salute di donne e bambine (Iac) in collaborazione con il governo del Gambia ha organizzato a Banjul (Gambia) un convegno sulle mutilazioni dei genitali femminili (Fgm) cui hanno partecipato leaders religiosi e operatori sanitari provenienti da vari paesi africani. L'incontro ha puntato soprattutto a far luce sulle false interpretazioni religiose che da sempre sono sottese a questo tipo di pratiche. Il seminario si è concluso con una dichiarazione ufficiale che condanna le mutilazioni. I partecipanti hanno preso in considerazione le gravi conseguenze che tali pratiche hanno sulla salute psico-fisica delle donne; affermato che né la religione islamica, né quella cristiana sostengono le mutilazioni dei genitali femminili e che la condanna di tali pratiche è nell'interesse di una corretta divulgazione dell'Islam; sostenuto il principio di eguaglianza e giustizia per tutti, senza discriminazioni di genere e riaffermato l'universalità e indivisibilità dei diritti umani. La pratica delle Fgm, conclude la Dichiarazione di Banjul, rappresenta un attentato alla salute e alla libertà di tutte le donne, e non solo di coloro che la subiscono. Deve perciò essere eliminata anche attraverso una precisa legislazione che preveda conseguenze penali nei confronti di coloro che la praticano. V.G.

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    Prima indagine Istat sulle molestie sessuali in Italia

    All'interno di un'indagine sulla sicurezza dei cittadini condotta dall'Istat tra settembre 1997 e gennaio 1998, la ricercatrice Linda Laura Sabbadini ha svolto la prima inchiesta su molestie e violenze sessuali nel nostro paese. Quello che emerge, nonostante le conquiste fatte dalle donne negli ultimi decenni, mostra un quadro preoccupante. Su un campione rappresentativo di 20.064 donne dai 14 ai 59 anni intervistate al telefono, si deduce che una donna su due ha subìto nel corso della sua vita una molestia fisica, una telefonata oscena o è stata vittima di esibizionismo; 714 mila donne hanno subito stupri o tentati stupri nel corso della loro vita; solo il 21,7 per cento degli stupri o tentati stupri è stato opera di estranei; il 54,2 per cento delle vittime hanno subìto violenza sessuale inattesa da parte di amici, fidanzati e conoscenti e più di mezzo milione di donne ha subito ricatti sessuali sul luogo di lavoro. Sono le donne laureate e diplomate quelle più inclini a denunciare le violenze subìte. Il 49,4 per cento delle tentate violenze avvenute negli ultimi tre anni ha riguardato donne tra i 14 e i 24 anni mentre il 26,7 per cento, donne tra i 25 e i 34 anni.
    Il sondaggio fa inoltre luce sull'ampiezza di un fenomeno che raramente emerge nelle statistiche giudiziarie: le molestie e i ricatti sessuali nell'ambito lavorativo. I dati rivelano che il ricatto emerge quando la molestia oltre a essere unilaterale, indesiderata e imposta, è anche legata a una distribuzione asimmetrica tra uomo e donna dei ruoli di potere. Sono le più vulnerabili a essere più spesso sottoposte a ricatti sessuali: quelle che cercano lavoro, le lavoratrici indipendenti e quelle che vogliono progredire in carriera o mantenere il posto di lavoro. Così come le donne oggetto di molestie sessuali sono quelle più emancipate, che escono spesso la sera o che vivono da single, separate o divorziate. B.S.