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Bookchin. Non trovo le parole per congratularmi con i compagni. Vengo da quello che si chiama il Centro dell'Anarchismo in Europa, ma non ho mai visto un documento così finemente redatto in vita mia. In altre parole penso che questo documento possa essere fatto anche in una zona lontana dal centro e non riesco a complimentarmi in modo sufficientemente completo con i compagni che hanno lavorato alla stesura.
Sulle idee base mi trovo completamente d'accordo e sono contento soprattutto per il fatto che i compagni abbiano notato che l'ecologia sociale occupa una posizione molto importante in relazione alla tradizione anarchica.
Siamo anarchici e non Bakuniani, Kropotkiniani, Proudhoniani altrimenti saremmo come i socialisti marxisti, nel qual caso adoreremmo la personalità.
Il nostro fine maggiore è raggiungere una società non- gerarchica e non vivere secondo i dogmi di alcune persone, chiunque esse siano, perchè il dogma è religione, è una mistificazione e pone fine a qualsiasi tipo di crescita. I compagni che erano i nostri "insegnanti" cent'anni fa erano veritieri per il loro tempo ma i tempi oggi sono cambiati in modo radicale e l'esistenza dell'anarchia dipende dalla sua capacità di cambiare e di adattarsi ai tempi altrimenti morirà come sta morendo oggi il socialismo.
Sono veramente contento che i compagni siano preparati a rinnovarsi, a vedere qualcosa di nuovo e a capire i cambiamenti enormi che stanno avvenendo oggi.
Le mie divergenze su quanto è stato scritto sono relative a delle sfumature, ad un certo uso della lingua e forse hanno a che fare con incomprensioni delle parole. In questo spirito voglio esaminare quello che il compagno Paolo ha letto.
Primo punto. Il concetto di Thomas Kuhn su "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" è interessante. Io ho letto il libro 10 anni fa e forse ho dimenticato molto di quanto ho letto. Comunque il libro ha avuto un grosso dibattito in America.
Mi trovo in disaccordo con Kuhn sull'idea del paradigma scientifico: un paradigma sostituisce l'altro; questo concetto è secondo me molto semplicistico. Innazitutto non mi piace la parola paradigma, per lo stesso motivo per cui non amo parole come feed-back, input, output, ... Sono parole che derivano da una visione del mondo meccanicistica, così come la parola scenario; non sono parole organiche, hanno radici nella tradizione meccanicistica e perfino militarista. La parola feed-back ad esempio, deriva dall'uso del radar nella seconda guerra mondiale e riflette la militarizzazione della mente. Ho combattuto contro questo tipo di linguaggio in cui parole come feed-back sostituiscono parole molto più ricche come dialogo. Così veniamo a pensare in modo meccanicistico di cose organiche e in modo militarista di problemi sociali. Capisco quello che Paolo intende dire con la parola paradigma ma penso che gli anarchici dovrebbero rifiutare questo linguaggio. Non è una cosa secondaria perchè la lingua oggi sta diventando sempre di più militarista e meccanicista, sopratutto in un'epoca di cibernetica ed elettronica, in cui la mente umana è già stata definita un Computer. Questa è una concezione molto pericolosa ed esserne coscienti è importantissimo.
Secondo punto. Anche se usassimo la parola paradigma semplicemente per convenzione, il punto di vista di Kuhn resta sempre troppo meccanico, semplicistico perchè, secondo me, non è possibile che un paradigma scientifico sostituisca un altro. Anziché la parola paradigma o la parola scienza, preferisco usare

il termine tedesco "Wissenshaft"che vuol dire "Sapere" e che può essere paragonato all'inglese "Wisdom". Sono parole migliori di scienza perchè questa è solo una delle forme della conoscenza. Per ritornare a Kuhn penso che diverse scienze, per meglio dire diverse "Wissenshaft", crescono l'una all'interno dell'altra in modo organico. Non è semplicemente che un paradigma siostituisce un altro ma esso comprende anche i paradigmi precedenti, proprio come la personalità umana, nella sua crescita, comprende il bambino il ragazzo e l'adulto maturo e riorganizza questi diversi aspetti della vita".

Intervento. "C'è una rottura epistemologica fra un passaggio e l'altro"

Bookchin. "Non sono rotture complete, ci sono comunque delle rotture. Ma vi sono sempre alcuni elementi dei paradigmi passati che vengono incorporati in paradigmi più complessi e più ampi ed è in questo modo che dobbiamo pensare allo sviluppo organico di ciò che chiamiamo paradigmi. Ad esempio il concetto di natura degli Indiani d'america è molto ingenuo ma rivela una verità fondamentale che è persa nei moderni paradigmi della scienza. I modelli moderni della scienza non sono scienza in generale ma sono fisica/matematica e questo presuppone che qualsiasi cosa non riconducibile alla matematica è in un certo senso incompleta o sbagliata. In questo modo la moderna fisica/matematica mette un paio di occhiali sulla coscienza e attraverso queste lenti filtra ogni tipo di sapere e di conoscenza per accettare soltanto quanto può essere ricondotto alla matematica. Ad esempio la totalità come idea che l'insieme sia più della somma delle sue parti è una realtà che ognuno può sperimentare ma non può essere trasformata in nessun concetto matematico ed è invece molto importante sia nell'ecologia naturale che sociale. Questo concetto implica che la forma e la struttra sono una dimensione sconosciuta. Questo implica che non sempre due più due faccia quattro ma qualche volta faccia cinque. Quando gli Indiani d'America pensavano il mondo come un' insieme e pensavano che ogni cosa avesse vita spesso erano considerati molto ingenui ma rivelavano anche una profonda verità riguardante la sostanza della natura; cioè una latente soggettività in tutto il cosmo. Le recenti teorie rivelano che questo probabilmente è vero, che l'intero universo è la culla della vita non soltanto questo pianeta. Non posso approfondire questo argomento in dettagli scientifici ma vi assicuro che queste teorie si sono molto sviluppate. Ho fatto questi esempi per sottolineare che la successione di paradigmi fatta da Kuhn deve essere interpretata in modo organico e che la scienza e tutte le forme della conoscenza non sono una successione di un modello dopo l'altro ma rappresentano una crescita organica che include concetti passati così come un organismo comprende tuttta la sua storia passata. Allo stesso modo in cui noi non siamo noi , in uno specifico momento, ma rappresentiamo tutta la nostra biografia, in questo modo la conoscenza non è un paradigma ma la storia della conoscenza, la sua biografia. Ciò significa che le teorie di Einstein non negano le teorie di Newton ma presentano delle verità su un orrizonte più ampio e per le stessa ragione non negano le teorie di Aristotele di duemilaquattrocento anni fa che tuttavia non ha impiegato mezzi matematici. Si sa che oggi queste teorie hanno rivelato verità riguardanti l'universo che teorie puramente matematiche non hanno raggiunto. Questa è quindi la mia critica alla parola paradigma e al lavoro di Kuhn.

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