|
|||||||||
E' chiaro che non esiste e non può esistere un monopolio dell'ecologia sociale, anzi al contrario oggi c 'è fin troppa poca gente che si esprime in questo senso. In effetti sulla stampa anarchica italiana (ma non solo) questo vuoto viene colmato pubblicando di quando in quando saggi di Murray Bookchin che potremmo definire il "fondatore" di questa nuova impostazione che però in vent'anni (risale al 1965 uno dei suoi primi saggi in questo senso: "Ecologia e pensiero rivoluzionario") non è riuscita a svilupparsi molto in termini di movimento reale. Fortunatamente è in fase di sviluppo uno degli aspetti fondamentali dell'ecologia sociale: l'ecofemminismo (vedi IRL, rivista libertaria francese n. 56, giugno 84). Si può anche affermare che l'ecologia sociale è la prima strategia rivoluzionaria di trasformazione sociale complessiva non maschile, anzi la sua nascita si può in qualche modo collegare alla nascita del femminismo. Detto questo è però necessario fare alcune precisazioni di carattere ideologico e strategico. Bisogna impedire da subito una versione riformista istituzionalizzata dell'ecologia sociale poichè altrimenti si corre di nuovo il rischio del saccheggio culturale e politico da parte di altri movimenti con i quali abbiamo poco a che spartire. Altre esperienze storiche di questo genere (vedi il "libertarismo" dei radicali o la versione addomesticata dell' azione diretta da parte dei non violenti) dovrebbe farci pensare. Ma va anche precisato che l'ecologia sociale va oltre l'anarchismo classico anche se di questo assorbe i significati essenziali: la critica dello Stato e l'affermazione del principio dell'abolizione del potere in quanto tale. Lasciamo pure che i verdi e rossoverdi si facciano i loro convegni e le loro riviste (il riformismo ecologico e quello energetico hanno le gambe corte), l'importante è che costoro non invadano il campo dell'ecologia sociale. Dall'ecologismo non marxista (che in realtà sarebbe meglio definire ambientalismo) può al massimo nascere l'idea aberrante ma già formulata di Stato Ecologico, ma in fin dei conti costoro (WWF, Italia Nostra; Federnatura...) si accontenteranno di un vero Ministero dell'Ecologia in sostituzione di quello attuale, della applicazione della Legge Merli, di qualche parco in più, di qualche Legge contro l'ucellagione e simili, degli impianti di desolforazione per le centrali a carbone e via di questo passo... cioè per dirla sinteticamente: una organizzazione capitalistica ad alta entropia controllata. D'altra parte il marxismo non ha la legittimità culturale e politica per potersi collocare sul piano dell'ecologia sociale anche perchè ha come fondamento politico-epistemologico il concetto di potere e di gestione / amministrazione / sfruttamento delle risorse. Con l'ecologia sociale non si può certo proporre la dittatura del proletariato o una qualche forma di potere operaio. Dal marxismo può al massimo nascere una versione ambientalista dell'economia politica: ce ne vorranno comunque di scontri fra marxisti-ecologi e marxisti-economicisti prima che nasca uno straccio di teoria in questo senso. Il mito dello sviluppo delle forze produttive è un cadavere che sarà difficile nascondere. Gli ecologisti autentici, gli antimilitaristi, il movimento femminista, il movimento anarchico, devono rendersi conto che non c'è più un minuto da perdere: è necessario sviluppare un movimento per l'ecologia sociale. La nostra proposta di ecologia sociale si configura, dal punto di vista scientifico come una sorta di paradigma, per usare, anche se impropriamente un concetto tratto dall'epistemologia di T.S. Kuhn. Con ciò intendiamo un insieme di idee guida, principi generali, problemi, metodi empirici, indicazioni pratiche sperimentali, esemplificazioni, relative però non ad una scienza specifica ma ad una visione di sintesi delle cosidette scienze umane e naturali. Non si tratta quindi di un paradigma specifico ma di carattere interdisciplinare. Un punto di vista però che è poco imparentato con i tentativi accademici in questo senso. Tentativi che fra l'altro, nonostante tutti i mezzi epistemologici messi in campo, risultano in pratica ben poco efficaci. Infatti le scienze ufficiali vanno sempre di più verso la specializzazione e la parcelizzazione delle conoscenze, determinando così sempre maggiore incomunicabilità e disiorentamento nei profani. Questa situazione deriva sostanzialmente dall'assetto organizzativo della società del dominio e dagli scopi imposti alla ricerca e alla tecnologia dal potere economico, politico e militare, nonchè da una logica settaria e di autogratificazione che permea le varie comunità scientifiche. L'ecologia sociale non parte ovviamente da necessità accademiche o dai bisogni specifici di autoriproduzione di anguste comunità di specialisti ma dal bisogno / desiderio / necessità di una profonda trasformazione sociale fondata eticamente e dichiaratamente finalizzata alla abolizione del dominio. Un approccio questo che riteniamo essere l'unico in grado di determinare anche da un punto di vista più propriamente culturale e scientifico, la fusione armoniosa dei saperi, delle culture e delle scienze. Quindi lo sviluppo di questa interdisciplinarietà, che i filosofi e gli epistemologi continuano a cercare con la lanterna di Diogene. Un discorso che in tempi lunghi se condotto con perseveranza, convinzione e ricerca del riscontro pratico dell'azione e del vissuto, permette di definire concretamente un'alternativa strategica globale al sistema organizzato del dominio e della sua riproduzione. Proporre questo punto di vista è in questa sede il nostro principale obiettivo. Nel nostro piano di lavoro intendiamo puntare ad un certo livello di organicità sia pure non eccedendo in specializzazioni per permetterne a tutti la lettura. Cercheremo anche cammin facendo di definire chiaramente il linguaggio ed i concetti usati, proprio perchè riteniamo fondamentale riuscire a capirci e a farci capire. E' chiaro altresì che non possiamo definire oggi un livello autonomo di scientificità per cui i riferimenti resteranno prevalentemente relativi alla scienza ufficiale da cui cercheremo di etrarre il massimo di informazione vitale. Pensiamo comunque che l'originalità e la fondatezza di questa proposta siano significative: sottolineiamo l'importanza della appropriazione e trasformazione proletaria della conoscenza come fondamento ideologico e pratico di lavoro che si pone in alternativa ad una logica elitaria che anche in campo ecologico potrebbe farsi strada (in parte è già così). Per concludere con le precisazioni affermiamo quanto segue: l'ecologia sociale è anarchica nel senso che riconosce la validità storica del principio di abolizione del potere e l'edificazione di una società autogestita di liberi ed uguali escludendo in maniera pregiudiziale e definitiva l'uso dello Stato anche se solo per un periodo transitorio. Detto questo e fatto salvo il recupero critico del filone naturalista dell'anarchismo (Kropotkin, Reclus,...), l'ecologia sociale con il movimento anarchico classico non ha molto da spartire. Ciò significa che la parola anarchia è necessaria ma non sufficiente per rappresentare le nuove basi, pratiche e concettuali, di una strategia di abolizione del potere. L'ecologia sociale è qualcosa di più dell'anarchismo e non qualche cosa di meno. Non siamo di fronte ad una nuova varietà politica dentro l'anarchismo classico ma alla formazione di un nuovo contesto generale in cui vengono ridefinite le basi epistemologiche, politiche, e pratiche dell'anarchismo e delle posizioni affini ad esso (antimilitarismo, femminismo, ...). E' dall'interno di un contesto ecosociale che bisogna ridefinire il principio di unità nella diversità delle situazioni sociali in lotta per l'abolizione della logica di dominio. Sarebbe perniciosa la riduzione dell'ecologia sociale ad una delle tante opzioni (fra l'altro oggi scarsamente significative) del movimento anarchico classico. In un certo senso il movimento anarchico deve saper gestire la sua crisi e serenamente portare a termine la sua estinzione per lasciare spazio all'anarchismo ecologista. Non può avere senso per il futuro un anarchico che non sia un ecologo sociale e d'altra parte bisogna stare bene attenti che non si sviluppi una sottospecie di ecologo sociale non anarchico che cioè non si ponga chiaramente la questione dello stato e non faccia propria la discriminante antiistituzionale. Una delle principali idee guida dell'ecologia sociale ci sembra essere la seguente: è necessario imparare dalla natura degli ecosistemi e dalla natura del sistema nervoso altrimenti non si combinerà mai niente di nuovo e di buono. Procediamo ad un elenco di concetti, tematiche e problemi, che costituiscono il paradigma interdisciplinare dell'ecologia sociale: questione energetica, entropia, alimentazione, demografia, questione linguistico-etnico-nazionalitaria, ecofemminismo, soggettività androgina, ed inoltre tutte le tematiche ambientali protezionistiche: caccia, vivisezione, ucellagione, inquinamento, difesa del terrritorio... Settembre 1984 |
|||||||||