Oltre che essere liberisti, gli scienziati sono anche liberali o magari libertari? Certamente possiamo riconoscere che molti scienziati si ribellano alle pretese di copyright delle riviste che pubblicano i lavori scientifici ma questo è un problema secondario!
Il problema va posto oggi in termini diversi e innovativi.
C'erano una volta Thomas S. Kuhn e Paul K. Feyerabend
Va intanto rilevato che, piaccia o non piaccia, le cose nello sviluppo della scienza sono andate sostazialmente come dice Kuhn piuttosto che come vorrebbe Feyerabend, nel senso che le pur buone ragioni di quest'ultimo di aprire la strada alla "scienza in una società libera" non sono in grado di scalfire la logica paradigmatica della scienza stessa. Kuhn effettivamente distrugge il mito dello sviluppo cumulativo della scienza (che permane in Popper, il quale a sua volta è "l'assassino del metodo induttivo") ma allo stesso tempo, in una velenosa teoria, contemporaneamente descrittiva e normativa, Kuhn "santifica" la inevitabilità del paradigma come unico motore del progresso scientifico, assioma che a sua volta distrugge ogni ipotesi di pluralismo scientifico ed epistemologico.
Negli ultimi decenni i concetti di paradigma e "nuovo paradigma" sono stati enormemente abustati. Peraltro pare difficile che, oggi come oggi, possano nascere paradigmi di tipo mono-disciplinare. Infatti anche dalla scienza ufficiale, viene prefigurata una nuova miscela esplosiva...
Per concludere, l'errore di Feyerabend (che alla fine resta niente di più che un buon liberale come l'odiato Popper) è quello di non essere stato in grado di coniugare l' "anarchismo epistemologico" con l"anarchismo politico": è infatti dalla fusione di questi due percorsi che nasce l'ecologia sociale, unica prospettiva che può porsi seriamente il problema dell' abbattimento del dominio
dentro e fuori la scienza. |
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