6) CHE FARE?

Abbiamo bisogno da un lato dello sviluppo di una "epistemologia anarchica" che mantenga in crisi l'autorità della Ragione e dall'altro lato di un periodo di transizione in cui, sia pure in un'ottica paradigmatica, si mettano al lavoro i ricercatori (gli scienziati normali) alla risoluzione dei problemi reali di cui è afflitta l'umanità.

L'individuazione dei problemi da risolvere (i "rompicapo" secondo Kuhn) deriva da un lavoro politico-scientifico di massa e non dalle fisime carrieristiche dei ricercatori.
In questo modo si può individuare un terreno comune per potenziare la ricerca scientifica, altrimenti se la vedano con Berlusconi. La battaglia sulla frontiera epistemologica e sulle priorità politiche ha l'obbiettivo di indebolire lo status e l'immagine del ricercatore e svelare che nel sistema di mercato esso è ridotto a mero "operaio della scienza" che deve adattarsi come tutti ad un funzione subalterna rispetto a chi decide le strategie produttive.

Se la scienza, intesa nel senso migliore del termine, morirà, sarà proprio per colpa degli scienziati che non vogliono capire in che vicolo cieco si sono cacciati.