| La delibera della Provincia |
| rifiuti liquidi | hompage |
Tubone. Il Direttore Regionale Tallandini (DS) ha obbedito e ha firmato il famigerato Decreto, ma la Provincia (sotto tiro) non sel l'è sentita (per il momento) di fare la cosa. Il nuovo progettista per la procedura "ordinaria" (ma se l'impianto è sotto sequestro?!?) è l'ing. Alessandro Turello, sempre lui ! quello dell' inceneritore di S. Vito al Torre . Vedremo come andrà a finire: I darìn fìl di stuarzi di chel puuc!!
Il Gazzettino
Mercoledì, 4 Agosto 2004
S. Giorgio. Fumata nera in Provincia per il Tubone
San Giorgio

Fumata nera a Palazzo Belgrado per le sorti dell'impianto di trattamento dei rifiuti liquidi del Tubone , atualmente sotto sequestro. Per ora, dice l'assessore Loreto Mestroni (protagonista ieri di un summit sul caso con il presidente Strassoldo e i funzionari dell'Ambiente), l'orientamento della Provincia è quello di non concedere l'autorizzazione all'impianto, chiesta dal Consorzio depurazione laguna.Anche se l'ultima parola spetta «al dirigente Walter Colussa, che ora è in ferie: sarà lui a decidere». Ma lo stand by riserva poca suspence: «Secondo la nostra interpretazione - dice Mestroni -, l'impianto dal punto di vista tecnico è in grado di trattare i rifiuti. Il problema è che la norma regionale (il dpgr 301/2003), nata ad hoc proprio per il caso del Tubone e per altri impianti, non ci offre gli strumenti per autorizzarlo, perchè lascia irrisolti dei problemi amministrativi.La Regione, che ci delega questi procedimenti, dovrebbe delegarci anche delle leggi che ci diano risposte. Se la norma non è adattabile, come in questo caso, non possiamo che arrenderci. È come se ci avessero detto: "Vai sulla luna" e ci avessero dato una bicicletta».

Cdm
Messaggero Veneto SABATO, 07 AGOSTO 2004 Pagina 16 - Udine

San Giorgio, Tubone: respinta la domanda
SAN GIORGIO DI NOGARO. La giunta provinciale ha rinviato alla Conferenza tecnica la richiesta di autorizzazione per il trattamento dei rifiuti liquidi al Tubone di San Giorgio di Nogaro presentata dal Consorzio depurazione laguna. L'amministrazione, quindi, ha respinto la domanda di autorizzazione per l'impianto indicando nel rinvio al tavolo tecnico la procedura meglio adatta al caso. «Non abbiamo autorizzato l'impianto di trattamento dei rifiuti liquidi del Tubone - chiarisce il presidente della Provincia, Marzio Strassoldo - in quanto la procedura richiesta e avviata dal Consorzio depurazione laguna non si adatta allo specifico caso. La domanda pervenuta ai nostri uffici, infatti, prevedeva una procedura semplificata che non può adattarsi al caso in quanto applicabile soltanto a impianti oggi esistenti e strutturalmente identici a quando ricevettero l'autorizzazione per l'attività nel 1999, sempre da parte della Provincia e in base a un'ordinanza contingibile e urgente emessa dal presidente della Regione. Il diniego all'autorizzazione non ha alcuna conseguenza pratica visto che l'impianto è sotto sequestro e la Provincia in non può intervenire. Il problema potrà essere risolto solo seguendo la normale procedura e ricorrendo quindi al parere definitivo che dovrà essere rilasciato dalla conferenza tecnica».
Il Gazzettino Sabato, 7 Agosto 2004

SAN GIORGIO DI NOGARO La palla passa alla conferenza tecnica. Strassoldo: «La procedura semplificata non poteva adattarsi a questo caso»
Tubone, la Provincia nega l'autorizzazione all'impianto
San Giorgio di Nogaro

Nuovo semaforo rosso per l'impianto di trattamento rifiuti liquidi del Tubone di San Giorgio di Nogaro. E, questa volta, lo stop arriva dalla giunta di Palazzo Belgrado, che ha respinto la domanda di autorizzazione per l'impianto - attualmente sotto sequestro - presentata dal Consorzio depurazione laguna, passando la palla alla Conferenza tecnica, presieduta dalla stessa Provincia e formata da tutte le istituzioni coinvolte nel normale iter autorizzativo, dagli ambientalisti alle direzioni regionali,dall'Ass ai biologi e agli ingegneri.

Ma non si è trattato di una "bocciatura", precisa il presidente della Provincia , Marzio Strassoldo: «Non abbiamo autorizzato l'impianto in quanto la procedura richiesta e avviata dal Consorzio depurazione laguna non si adatta allo specifico caso. La domanda pervenuta ai nostri uffici, infatti, prevedeva una procedura semplificata che non può adattarsi al caso in quanto applicabile soltanto a impianti oggi esistenti e strutturalmente identici a quando ricevettero l'autorizzazione per l'attività nel 1999, sempre da parte della Provincia e in base a un'ordinanza contingibile e urgente emessa dal presidente della Regione.Il diniego all'autorizzazione non ha alcuna conseguenza pratica visto che l'impianto è sotto sequestro e la Provincia non può intervenire. Il problema potrà essere risolto solo seguendo la normale procedura e ricorrendo quindi al parere definitivo che dovrà essere rilasciato dalla conferenza tecnica». Il che, precisa l'assessore provincia le Loreto Mestroni, «richiederà almeno sei mesi di tempo» prima di una pronuncia definitiva.Ma non c'era altra strada. «Sarà una procedura più complessa e più lunga ma anche più sicura e garantita». Perché, a volersi basare sulle norme del decreto del presidente della Regione 301/03, spiega l'assessore, la Provincia avrebbe dovuto arrampicarsi sui vetri, «come se per andare sulla Luna ci avessero dato la bicicletta».E invece Palazzo Belgrado vuole che «le procedure siano assolutamente rigorosi, con un duplice obiettivo: la tutela dell'ambiente e anche la difesa di chi riceve l'autorizzazione. Perché i progetti e le autorizzazioni devono essere fatti come Dio comanda. Altrimenti, rischiano di essere impugnate e si arriva ai sequestri della magistratura, come la storia ci insegna».

Camilla De Mori