Tratto da La Repubblica 22 ottobre 2001
Tromba d'aria spazza le tende
gli scout fuggono nella notte

Avevano piazzato il campo al Gabbro, sulle colline di Livorno. Tutti salvi i 63 ragazzi

l'avventura

FRANCA SELVATICI

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LIVORNO - «Era come camminare in un fiume, sotto la pioggia che veniva giù a secchiate, con i tuoni che ci facevano sobbalzare e quel vento pazzesco che aveva sradicato le nostre tende». Ora sorride, avvolto in una coperta calda, il bicchiere di latte in mano. E' uno degli scout strappati alla tromba d'aria che ha colpito Livorno. Ma è stata dura. Gli scout sono in gamba. Li addestrano ad affrontare le difficoltà. E in effetti ci sono riusciti. Sono rimasti uniti, hanno seguito le istruzioni, si sono salvati tutti. Neppure un graffio, al massimo qualche raffreddore.

Ma la notte scorsa al Gabbro, sulle colline di Livorno, è accaduto qualcosa che neppure i loro istruttori, con anni di campi e di escursioni alle spalle, avevano mai sperimentato. Una bufera di vento e di pioggia li ha investiti, travolti, trascinati per il campo, mentre tende, sacchi, abiti, scarpe volavano via. E 63 ragazzini fra i 12 e i 16 anni, con i loro nove istruttori, si sono trovati a fare i conti con una natura improvvisamente nemica. «Era come se un fiume avesse cominciato a scorrere nella tenda», ha raccontato uno di loro.

I due reparti Livorno 3 e Livorno 9 degli scout dell'Agesci avevano piantato le tende in un campo. Era tutto tranquillo, racconta Carlo Vivaldi, diacono assistente del reparto Livorno 3. «I ragazzi avevano appena finito il gioco e si erano ritirati nelle tende. Era circa mezzanotte e un quarto. Noi avevamo completato un giro di controllo quando è arrivata la tromba d'aria. Le tende sono volate via. E subito dopo si è scatenata la pioggia. Una pioggia incredibile. E' chiaro che i ragazzi si sono spaventati. C'è stato un po' di smarrimento».

Gli scout sono stati sorpresi dall'uragano mentre si erano già infilati nei sacchi a pelo. Alcuni erano in pigiama, molti senza scarpe. Racconta il diacono: «Ci siamo avviati verso un casolare che si trova a circa 500 metri dal campo. La strada era un fiume, la pioggia era impietosa. Ci tenevamo per mano. Quello che ci preoccupava più di ogni altra cosa era di perdere qualcuno dei ragazzi. Quando siamo arrivati al casolare, li abbiamo divisi per squadriglie, per contarli. C'erano tutti. Fradici, intirizziti, ma tutti. Si sono fatti coraggio cantando e giocando».

Gli adulti avevano cinque telefoni cellulari. Uno, per fortuna, ha funzionato. Hanno chiamato il 118. E si è subito messa in moto la macchina dei soccorsi. Vigili del Fuoco, volontari della Misericordia, uomini della Forestale hanno tentato di raggiungere il casolare con le jeep. Impossibile perché a circa due chilometri la strada sterrata era interrotta da un torrente, ed in parte franata. Allora le squadre si sono mosse a piedi, mentre nella sede della Misericordia di Livorno veniva allestito un centro di ristoro, con coperte, scarpe, abiti asciutti. Sono state organizzate tre spedizioni. Gli scout hanno lasciato il casolare a piedi, con i vigili del fuoco e i volontari, e hanno formato catene umane per raggiungere jeep e ambulanze. L'ultimo gruppo è arrivato nella sede della Misericordia alle sette meno un quarto. Tutti sani e salvi.

«Alcuni l'hanno presa con notevole spirito», racconta Randy Di Chiara, uno dei volontari della Misericordia: «Ridevano e scherzavano». «Avevano una fame da morire», sorride un altro volontario, Riccardo Deri: «Hanno fatto fuori 170 brioches e non so quanti litri di latte. Con loro, dal casolare, è arrivato anche un altro superstite: un gattino affamato. Lo abbiamo adottato».