La Repubblica
VENERDÌ, 08 FEBBRAIO 2002 Pagina 29 - Cronaca
Il rapporto del Wwf sulla salute del pianeta. Un capitolo dedicato all´ecosistema delle montagne: l´ambiente è già cambiato, ma le previsioni sono pessime
Clima, allarme per le Alpi
la neve si ferma più in alto

"Effetto gas serra, saranno inutili anche i cannoni"
Basterebbero 3 gradi in più per "rovinare" il 44% delle stazioni sciistiche svizzere

Previsioni catastrofiche per la fine del secolo ma flora e fauna sono già in pericolo

ANTONIO CIANCIULLO

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ROMA -Un colpo definitivo per tutti i paesi che vivono di sci e si trovano tra i 1200 e i 1500 metri. Per le Alpi l´aumento di tre gradi centigradi previsto dall´Ipcc (il panel di scienziati delle Nazioni Unite) significherebbe veder salire di 300 metri la fascia in cui esistono le condizioni per l´industria del turismo invernale (uno strato di neve di 25-30 centimetri per almeno 100 giorni l´anno). Il che vuol dire, ad esempio, che in Svizzera solo il 44 per cento delle stazioni sciistiche potrebbe contare su un innevamento sufficiente. E i cannoni artificiali, se il termometro non scendesse sotto lo zero, si rivelerebbero inutili. Anche un aumento limitato a due gradi ritarderebbe la prima nevicata e anticiperebbe lo scioglimento delle nevi di due o tre settimane.

Il calcolo è contenuto in un rapporto sul mutamento climatico reso noto dal Wwf a 200 giorni dall´appuntamento di Johannesburg, l´incontro tra i capi di stato organizzato dall´Onu per sciogliere i nodi che stanno bloccando gli accordi sull´ambiente a livello globale. Lo scoglio principale delle trattative internazionali è rappresentato dal global warming, il riscaldamento climatico innescato dall´abuso di combustibili fossili e dalla deforestazione massiccia.

Le stime sull´aumento di temperatura sono una previsione a cento anni, ma il Wwf rilegge alla luce della minaccia gas serra quello che è accaduto e sta accadendo sulle Alpi: dalla metà del diciannovesimo secolo il volume dei ghiacciai si è dimezzato e la superficie si è ridotta del 30-40 per cento. Una mutazione del paesaggio che, secondo l´associazione ambientalista, va al di là della variabilità naturale del clima e rivela l´effetto negativo dell´intervento umano sull´equilibrio dell´atmosfera.

La situazione sta precipitando sempre più velocemente: quasi un terzo del danno subito dai ghiacciai nel periodo 1850 - 2000 è concentrato negli ultimi 20 anni. E la rapidità di questi cambiamenti genera una cascata di problemi: lo scioglimento del permafrost (il materiale ghiacciato contenuto nel terreno) aumenta il pericolo frane; la crescita dei picchi di piena dei torrenti esaspera il rischio inondazioni; la risalita della fascia calda (a 3 gradi dal punto di vista botanico corrispondono 500 metri di quota) modifica gli equilibri ecologici.

La lepre bianca, l´ermellino, la marmotta, il gallo cedrone, il francolino di monte e il fringuello alpino sono alcune delle specie che pagheranno il pedaggio più pesante al cambiamento climatico imposto dal modello energetico basato sul petrolio. Ma anche molti alberi diventeranno dei «disadattati», delle forme di vita che si trovano all´improvviso in un ambiente che non è più il loro.

E la mutazione dell´ecosistema alpino avrà riflessi diretti non solo sull´economia ma sulla stessa sicurezza degli abitanti. Nei Grigioni il disgelo del permafrost sullo Schafberg sta mettendo a rischio un paese dell´Alta Engadina (Pontresina): i proprietari degli alberghi e delle ville devono spendere milioni di franchi svizzeri in interventi strutturali di sostegno. Ad Andermatt, nella Svizzera centrale, si sono dovuti consolidare con iniezioni di cemento i piloni della cabinovia per evitare che slittassero a valle.