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MARTEDÌ, 05 FEBBRAIO 2002 Pagina 11 - Esteri
L'ALLARME "Le mani delle corporation sull'acqua del pianeta" DAL NOSTRO INVIATO FABRIZIO RAVELLI ------------------------------------------------------------- PORTO ALEGRE L'acqua è un bene comune, una risorsa naturale per tutti? Nemmeno per sogno: l'acqua è ormai un Big Business, in mano a diecidodici grandi società che controllano le risorse idriche del mondo. Un miliardo e 400 milioni di persone del nostro pianeta non hanno oggi accesso all'acqua potabile, e saranno tre miliardi nel 2025. Il consumo di acqua è decuplicato in un secolo l'Italia è prima in Europa e terza nel mondo, dopo Usa e Canada mentre la sua disponibilità è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia. E la carenza di risorse idriche, in mano a quello che è ormai un vero racket industriale, sarà sempre più causa di instabilità politiche e di conflitti. L'«oro blu» come l'«oro nero» nella crisi petrolifera degli anni Settanta. Ieri, nella penultima giornata del Forum sociale, le organizzazioni riunite nel Comitato internazionale per il contratto mondiale dell'acqua lanciano una mobilitazione per il prossimo 22 marzo: «Perché l'acqua è un diritto umano che non viene rispettato». «E' una battaglia per la vita, quella che si combatte qui denuncia Danielle Mitterrand, vedova dell'expresidente francese noi proponiamo che a tutti gli esseri umani del pianeta, senza distinzioni, vengano garantiti quaranta litri di acqua potabile al giorno, il minimo necessario secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità. Questa proposta e questo obiettivo dovranno servire da freno allo sperpero e alla mercificazione di questo bene dell'umanità». Riccardo Petrella, docente all'Università belga di Lovanio e consulente della Comunità europea, è l'ideatore e il segretario del Comitato internazionale per l'acqua, presieduto da Mario Soares. «Noi vogliamo dice che le istituzioni internazionali riconoscano che l'acqua è un bene comune. Ora non è così. Anzi, il mercato dell'acqua è in mano a una struttura oligopolistica che ha investito notevolissimi capitali in questo settore. E la Banca Mondiale finanzia gli accordi fra le grandi corporation dell'acqua e i governi dei paesi in via di sviluppo solo a condizione che le risorse idriche siano privatizzate. Cioè impostate su una cultura del profitto, e dell'acqua come bene economico». I nomi di queste compagnie che controllano il mercato dell'acqua? «Le prime due sono Vivendi e Suez, la terza è la tedesca Rwe che ha da poco acquistato la Thames Water inglese». Ci sono poi Danone, Nestlé, Coca Cola. La Danone ha acquisito l'anno scorso la gestione di tre sorgenti: in Indonesia, in Cina e negli Stati Uniti. «Più di cento città nel mondo hanno affidato i servizi di fornitura di acqua a compagnie private. Le grandi corporation dell'acqua hanno già creato loro organismi, come il Consiglio mondiale dell'acqua e la Global Water Partnership. Sono strutture private, dove si discute la politica mondiale dell'acqua». Già ora, dice l'ambientalista indiana Vandana Shiva, sull'acqua si combattono guerre: «Anzi, la maggior parte dei conflitti nel mondo deriva dal controllo dell'acqua. La stessa guerra in Medio Oriente riguarda più l'acqua che la religione. Perfino a Sri Lanka, che era una volta l'isola del pace, si combatte per l'acqua. Noi non vogliamo un mondo dove l'acqua genera guerra e non pace, morte e non vita. Noi vogliamo un mondo dove non ci sia carenza d'acqua potabile, che è la prima causa di morte dei bambini». Secondo l'Oms, più di 200 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa dell'insalubrità dell'acqua. La cattiva qualità dell'acqua provoca l'80 per cento delle malattie nei paesi del sud del mondo. |
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