La Repubblica SABATO, 12 GENNAIO 2002

Pagina 19 - Esteri

Tutto il team di Bush coinvolto nel crollo del gigante dell'energia che ha svelato storie di corruzione politica

Imbarazzo alla Casa Bianca per lo scandalo "Enron"

La storia emerge proprio all'inizio di un anno elettorale cruciale per i repubblicani

Decine di migliaia di piccoli risparmiatori sono stati coinvolti 11 mila dipendenti sono rimasti senza pensioni


DAL NOSTRO INVIATO

VITTORIO ZUCCONI

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WASHINGTON — L'amaro compleanno del Conquistatore di Kabul comincia con il regalo avvelenato dell'"Affare Enron", primo e potenzialmente disastroso scandalo di un'amministrazione Bush che si credeva ormai al sicuro da attacchi interni. Nel primo anniversario politico della sua presidenza, e in un anno elettorale, George Bush ha dovuto dimenticare Osama e il mullah Omar, i sondaggi trionfali e la crisi dell'economia americana che si è aggravata ieri con l'annuncio di 20 mila licenziamenti alla Ford e ha cominciato a lottare per difendersi dai sospetti crescenti che il più importante fallimento aziendale nella storia Usa sia una storia di corruzione politica che arriva diritta a lui, al cuore del Team Bush attraverso i formidabili gasdotti dei finanziamenti elettorali.

Per pura, ma importante coincidenza cronologica, il fallimento titanico della Enron di Houston (la città del clan Bush) che si è portato via 80 miliardi di euro in valore di fondi pensioni, azioni e obbligazioni lasciando almeno 11 mila dipendenti senza pensione, cade all'inizio di un anno elettorale importantissimo, questo 2002 che vedrà le elezioni politiche in novembre per il rinnovo della Camera e di un terzo del Senato. Questo è dunque l'anno nel quale Bush e i repubblicani vorrebbero tradurre la popolarità del presidente, il patriottismo, le emozioni e le indignazione, in seggi alla Camera, dove il margine della destra sulla sinistra è ridotto a sei voti, e al Senato, dove il partito del presidente è in minoranza, 51 contro 49. Ma il caso della Enron sponsor storico delle fortune politiche dei Bush può essere la mina che fa saltare le speranze di George il figlio come le tasse furono la fine di George il padre, che si credeva anche lui invulnerabile dopo il trionfo militare nel Golfo. Alla fine, come dicevano gli strateghi di Clinton «it's the economy, stupid», è l'economia che vince o perde le elezioni, stupidi.

Può esserlo perché l'"Affare Enron" non è un caso di moralità privata come fu il caso Lewinsky per Clinton. Il collasso della regina texana dell'energia tocca la vita della "little people", dei cittadini qualsiasi, ha travolto decine di migliaia di piccoli risparmiatori, ha ridotto alla miseria almeno 11 mila dipendenti che hanno visto il loro «gruzzolo privato per la vecchiaia» scomparire nella bancarotta, ha smascherato la favola degli auditors infallibili, ha spezzato l'illusione della Borsa come luogo ideale e sicuro per investire le pensioni. E tutto questo mentre il presidente della società, Kenneth Lay, massimo benefattore di Bush e i suoi amici al vertice, incassavano milioni di euro liquidando camionate di azioni e di obbligazioni prima che il pubblico sapesse le reali condizioni della Enron.

È stato l'equivalente interno e privato di un'Argentina, un caso esemplare dei rischi e dei prezzi che la deregulation senza regole può far pagare a chi non ha santi in paradiso o alla Casa Bianca. Il disastro della società era ben noto ai suoi dirigenti che "cucinavano" i libri contabili a uso e consumo degli auditors della Arthur Andersen colpevoli, al minimo, di avere prese per buone le carte che l'azienda dava loro (carte, si scopre oggi, che la Andersen ha già opportunamente distrutto). Per mesi il presidente Lay andava e veniva dalla Casa Bianca, sei volte nell'ufficio del vice presidente ed ex petroliere lui stesso, Cheney, telefonava ai capo gabinetto di Bush, (due volte) detentore di un importante pacchetto azionario del valore di 250 mila euro, faceva pressioni su Greenspan perché il governo e la Fed tenessero nascosta l'entità del disastro agli analisti di Borsa e alle agenzie private come la Moody's. «Noi non intervenimmo si difende oggi la Casa Bianca e questo dimostra la nostra buona fede», ma non intervennero neppure per avvertire il pubblico, permettendo ai dirigenti di scaricare milioni di azioni prima che il loro valore crollasse da un massimo di 90 dollari ai 60 centesimi di oggi.

Lo scandalo permanente del finanziamento della politica si incarna nello scandalo contingente del possibile scambio di favori a pagamento tra Enron e Bush. Da due giorni, i megafoni della Casa Bianca stanno gridando per isolare il presidente dallo scandalo, per mettersi dalla parte di coloro che vogliono l'inchiesta come Bush stesso ha abilmente annunciato perché «non abbiamo niente da temere». Ma le lunghissime dita della Enron arrivavano troppo a fondo nel cuore del potere perché il firewall, la paratia antincendio eretta attorno a Bush possa reggere all'incendio.

«La Enron e Bush sono gemelli siamesi», scrive il New York Times. Due milioni di euro, sui due e mezzo spesi per foraggiare i politici, sono andati alla campagna elettorale 2000 di Bush. Ashcroft, il ministro della Giustizia ha dovuto autosqualificarsi dall'inchiesta perché fu uno dei massimi beneficati proprio dalla Enron che aveva puntato le sue fortune sull'acquisto all'ingrosso di complicità politiche. Almeno sei tra i massimi consiglieri e strateghi di Bush, sono stati dirigenti o azionisti importanti. In un anno elettorale nel quale l'opposizione di sinistra attaccherà un Bush inattaccabile in politica estera, proprio sul fronte dell'economia, il caso Enron può essere manna propagandistica. Se l'elettorato si convincerà, come dice l'opposizione, che la dottrina Bush in economia è lasciare che i ricchi si arricchiscano a spese degli altri, non basterà il ricordo dell'orrore di Manhattan e la conquista di Kabul a salvare i repubblicani.