Articolo tratto da La Repubblica 10 novembre 2001
ARIA DI REGIME


CURZIO MALTESE

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Tira un'aria di regime dove la guerra non c'entra. Piuttosto la stanchezza della democrazia di fronte ai piccoli ma continui attacchi quotidiani. Un cronista del Corriere va all'uscita dalla caserma del Primo reparto mobile, quello dell'irruzione alla scuola Diaz, per tastare gli umori alla vigilia dei cortei di oggi. «I no global, quei teppisti, devono starsene buoni come pecorelle, muti, non vogliamo sentire mezzo slogan contro di noi» dice un agente. Perché se no? «Se no gli diamo il resto, quello che non siamo riusciti a dargli a Genova». Ma così parla uno squadrista, non un difensore dell'ordine costituzionale. Eppure non arriva una parola di condanna. D'altra parte, perché aspettarselo, quando il presidente del consiglio in persona ha detto che i no global sono come i terroristi islamici? Quel poliziotto annusa il vento e si sente autorizzato dall'alto a usare la divisa per sfogare la sua voglia di manganello.

Se lo capisce un poliziotto, figurarsi alla Rai, dove sono allenati a cambiare colore secondo stagione, come le madonnine che una volta si esponevano alle finestre. La sfilata italo americana di Berlusconi avrà la diretta integrale, mentre ai no global andranno briciole di notiziario. Secondo Agostino Saccà, direttore di Raiuno, «dietro il corteo di piazza del Popolo c'è il novanta per cento degli italiani, secondo il voto del Parlamento», mentre i pacifisti sono una «esigua minoranza nel Paese».

Saccà è una persona tanto intelligente che potrebbe evitare di fare il furbo con le tre carte. Dietro la manifestazione pro Usa non c'è il voto del Parlamento, che riguarda altro, ma una parte della maggioranza (la Lega diserta). Se poi vogliamo parlare del rapporto fra pacifisti e interventisti nel Paese, il 60 per cento degli italiani è contro l'ingresso in guerra. La traduzione libera del Saccàpensiero diventa allora: «dietro la manifestazione della destra c'è il novanta per cento dei carrieristi Rai». Nel quadro di un regime, non poteva mancare il contributo dell'esperto Vespa. L'ex mezzobusto in versione balilla sproloquia sulla patria e attacca Tabucchi. «Che razza di nazione è quella dove uno scrittore può insolentire il capo dello Stato sull'Unità dopo averlo fatto su Le Monde?». Risposta facile: una democrazia. Ha presente Vespa gli Stati Uniti? Ecco una «razza di nazione» dove uno scrittore può «insolentire» (fuori dalla lingua di corte: criticare) il presidente. Senza neppure dover chiedere asilo politico alla stampa estera.