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Tratto da La Repubblica del 20 marzo 2002
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Pagina 25 - Esteri
Antartide, la temperatura sale una montagna finisce in mare E´ un blocco di ghiaccio grande come la Val d´Aosta Migliaia di iceberg alla deriva nel mar di Weddel. Il processo è durato un mese E´ l´avvenimento geologico più importante degli ultimi trent´anni ANTONIO CIANCIULLO ROMA - Il continente bianco si sta sciogliendo. Un lembo di ghiaccio alto duecento metri e grande quanto la Val d´Aosta (3.250 chilometri quadrati) ha rotto il cordone ombelicale che da almeno 2 mila anni lo teneva ancorato all´Antartide ed è precipitato in mare rompendosi in mille pezzi. Il processo è durato un mese: cioè una frazione di secondo usando il metro dei tempi geologici che di norma scandiscono i salti da un regime climatico a un altro. Così altri 720 miliardi di tonnellate di ghiaccio sono andati ad accrescere il passivo di un bilancio idrico che in tutta la Penisola antartica, la lingua di terra che risale verso il Cile e l´Argentina, è in rosso dalla metà degli anni Ottanta. In altre parole la neve che arriva non riesce più a compensare quella che si perde: al normale turn over che caratterizza ogni ghiacciaio, con le precipitazioni che lo alimentano a monte e le fuoriuscite che lo alleggeriscono a valle, si è sostituito un flusso sbilanciato che sta dissanguando le pur poderose riserve antartiche. In questa prospettiva anche i fenomeni naturali, come il distacco fisiologico di grandi iceberg, finiscono per essere letti con preoccupazione. Lo scorso 3 marzo, ad esempio, una montagna di ghiaccio larga 5.500 chilometri quadrati si è staccata mettendosi a navigare in proprio. Tre anni prima l´allarme era venuto dalla nascita di un altro iceberg, più grande della Liguria (6.500 chilometri quadrati). Mentre nel 1995 era stato il crollo del grande ponte di ghiaccio che collega la James Ross Island alla piattaforma antartica a destare emozione. Ma in realtà l´allarme non nasce dalla dimensione dei blocchi che si staccano dal continente bianco: nel 1956 un incrociatore americano registrò la presenza di un iceberg molto più grande di quelli avvistati negli ultimi anni senza che l´evento assumesse toni drammatici. L´ansia nasce dalla nuova cornice in cui avvengono questi fenomeni: i gas serra hanno modificato la «trasparenza» solare dell´atmosfera rendendo angosciosamente concreta la possibilità di un disastro climatico di proporzioni bibliche. E gli episodi di disintegrazione delle piattaforme di ghiaccio che si stanno succedendo a ritmo sempre più rapido - segnando la vera novità dal punto di vista scientifico - suonano come una conferma delle previsioni peggiori. Secondo il Nsidc (il centro statunitense sulle nevi e sui ghiacci) la piattaforma di Larsen, una delle protuberanze della penisola antartica, negli ultimi 5 anni ha perso 5.700 chilometri quadrati e adesso ricopre appena il 40 per cento della sua precedente superficie. «L´ultima frattura di questa piattaforma spessa 220 metri è cominciata il 31 gennaio scorso», ha precisato il Nsidc. «La parte crollata si è ora frantumata in migliaia di iceberg che vanno alla deriva nel Mare di Weddell. Si tratta dell´avvenimento di questo tipo più importante degli ultimi 30 anni nella Penisola dove è avvenuta tutta una serie di crolli attribuiti a un riscaldamento climatico notevole nella regione». Un «riscaldamento notevole» vuol dire che sulla Penisola antartica la temperatura è cresciuta di 2,5 gradi in 50 anni: tenendo la media si arriverebbe a 5 gradi in un secolo, un andamento che sostanzialmente coincide con lo scenario più catastrofico disegnato dall´Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change, la task force di esperti messa in piedi dalle Nazioni Unite). E´ possibile che un trend del genere porti a un collasso più largo che interessi una parte significativa dell´Antartide? Secondo il gruppo di ricerca organizzato dal governo britannico c´è una probabilità su 20 che la Calotta occidentale antartica, cioè la zona immediatamente a Sud della Penisola già direttamente minacciata dal riscaldamento, collassi nei prossimi 200 anni. Dunque le chances sono basse ma tutt´altro che trascurabili se si pensa alle conseguenze di un evento del genere. La Calotta occidentale contiene infatti il 13 per cento dei ghiacci antartici (che sono il 90 per cento dei ghiacci del pianeta). E mentre la formazione di un numero anche alto di iceberg (che appoggiavano sull´acqua già prima del distacco) non modifica il livello dell´oceano, lo scioglimento dei ghiacci che oggi gravano sulla Calotta occidentale comporterebbe una crescita dei mari pari a circa 5 metri. «Per scongiurare una possibilità del genere occorre fare subito il primo passo verso la salvaguardia dell´atmosfera: ratificare il protocollo di Kyoto per il contenimento dei gas serra», ha commentato Laura Hansen, l´esperta scientifica del Wwf. |
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