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La Repubblica 11 agosto 2002
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DOMENICA, 11 AGOSTO 2002 Pagina 23 - Cronaca
Tolmezzo, le leggi sull´ambiente aggirate per decreto Così l´occupazione vince sulla tutela della salute La cartiera inquina, ma riapre Il trucco? Stato d´emergenza E l´ordine di chiusura del pm diventa una "calamità" Eppure le perizie sostengono che l´industria non si è mai dotata di impianti autonomi di depurazione e che i controlli sono stati inefficaci L´aria ammorbata, il Tagliamento che diventa un canale di scarico La magistratura manda i carabinieri e applica il codice, provocando le proteste dei dipendenti della Burgo A questo punto interviene il governo che annulla il sequestro e nomina anche un commissario, il presidente della Regione Tondo, "avvisato" nella stessa inchiesta Non è la prima volta che viene adottato un provvedimento del genere in materia ambientale: il precedente della laguna di Marano GIOVANNI VALENTINI La storia ha finito per assumere un valore emblematico, assurgendo ormai a paradigma del Malpaese, per l´inverosimile sequenza di violazioni e aggiramenti delle norme sulla difesa ambientale che rappresenta. E ciò che forse è ancora peggio, costituisce un pericoloso precedente già applicato una seconda volta in Friuli per gli scavi nella laguna di Marano. Ecco perché il caso della "cartiera dei veleni" ha provocato la sollevazione di tutto il fronte ecologista, dal Wwf a Italia Nostra, guidato da un paladino dell´ambiente come il procuratore aggiunto di Roma, Gianfranco Amendola. A volte, tra errori giudiziari, sentenze ingiuste, assoluzioni o condanne sbagliate, sappiamo bene che certe decisioni della magistratura possono anche produrre danni gravi e conseguenze irreparabili. Non era mai accaduto, però, che il provvedimento di un giudice fosse equiparato a un "evento calamitoso". Da qui a dichiarare uno "stato d´emergenza", il passo è breve. E allora, diventa possibile decretare deroghe e attribuire poteri straordinari, scavalcando tutta la normativa statale e regionale in materia ambientale, urbanistica, espropriativa e di appalti per le opere pubbliche. E´ proprio quello che è accaduto per i miasmi della cartiera di Tolmezzo. Sottoposto a sequestro preventivo all´inizio dell´anno, un mese dopo l´impianto viene dissequestrato in seguito alla "stato d´emergenza" dichiarato dal Consiglio dei ministri, su richiesta del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. Nel provvedimento, non si fa cenno ad alcuna calamità, catastrofe o altro evento naturale. L´emergenza, definita genericamente "socio-ambientale", consisterebbe appunto nell´intervento della magistratura che aveva chiuso lo stabilimento, provocando le proteste dei 600 dipendenti, rimasti temporaneamente senza lavoro. Lo stesso decreto del governo dispone contestualmente la nomina di un commissario straordinario, a cui vengono assegnati poteri speciali in deroga alle norme vigenti. E al limite della farsa, la scelta ricade sul medesimo presidente della Regione, Renzo Tondo, già sindaco di Tolmezzo: cioè sull´amministratore pubblico che ha oggettivamente le maggiori responsabilità nella vicenda, destinatario con gli altri componenti della Giunta regionale di diversi avvisi di garanzia nel procedimento penale aperto dalla Procura. «L´attuale presidente della Regione si legge in un dossier di Italia Nostra - risulta infatti indagato per i reati di danneggiamento, violazione del Testo unico sulle acque, nonché per i delitti di abuso d´ufficio a fini patrimoniali e di omissione in atti d´ufficio, per aver consentito sino a oggi, attraverso illecite autorizzazioni in deroga e l´omissione dei prescritti controlli, la prosecuzione delle attività produttive (ora beneficiarie dell´ordinanza "extra ordinem"), e tutto ciò pur essendo consapevole della mancanza di idonei sistemi depurativi, con conseguente aumento dell´inquinamento del fiume Tagliamento». Il primo sopralluogo disposto dalla magistratura, affidato agli ingegneri Santo Cozzupoli e Giorgio Grimoldi, risale al 18 dicembre 2000. E la loro relazione preliminare già parla chiaro. Ma, sulla base della nuova documentazione acquisita e di un altro sopralluogo in data 23 gennaio 2001, un mese dopo i due tecnici stendono un vero e proprio atto d´accusa. Dalla perizia, risulta innanzitutto che la società Cartiere Burgo non si è mai dotata di un impianto autonomo di depurazione per i flussi più inquinanti delle acque reflue. Fino al settembre '94, venivano scaricate direttamente nella fognatura comunale. Successivamente sono state smistate all´impianto di depurazione consortile, commissionato dalla Regione e gestito da una società mista pubblica e privata, di cui fa parte al cinquanta per centro la stessa cartiera. A parere dei due i tecnici, tuttavia, "l´impianto non ha mai funzionato perché non idoneo a trattare le acque poco biodegradabili delle Cartiere Burgo". Queste in realtà continuavano a confluire nella rete fognaria, in contrasto con le norme di tutela ambientale. Secondo la perizia, inoltre, "i controlli dell´autorità competente sono stati inefficaci o inesistenti". Non risulta in particolare che il Comune di Tolmezzo abbia assunto "provvedimenti efficaci per tutelare l´ambiente in relazione alla mancata depurazione delle acque reflue provenienti dallo stabilimento". Il 23 maggio 2001 sono i carabinieri del Nucleo operativo ecologico a fare un altro sopralluogo, producendo una relazione e anche un fascicolo fotografico. Si accerta così che il flusso di liquame fognario diretto all´impianto di depurazione viene per la maggior parte by-passato e immesso direttamente nel fiume Tagliamento. Nel pozzetto d´ingresso, i carabinieri scoprono un´ostruzione rudimentale realizzata con tavole e mattoni. Commenta l´ingegner Cozzupoli, nominato nel frattempo consulente della Procura, nella sua relazione tecnica del 18 ottobre scorso: «La condotta del gestore e del titolare dell´impianto di depurazione comunale appare dolosa, perché attuavano di nascosto, e con un sistema ben mascherato e difficile da scoprire, la deviazione diretta nel Tagliamento della fognatura comunale». Nonostante il fatto che gli scarichi della cartiera siano incompatibili con l´impianto di depurazione, il Comune ne autorizza formalmente l´ingresso nella rete fognaria, poi li by-passa e quindi li immette nel fiume provocandone il degrado con un grande danno ambientale. Qui si configura, per di più, l´ipotesi della truffa ai danni di tutti i soggetti che scaricano nella fognatura, perché pagano gli oneri di una depurazione che in realtà non viene effettuata. Nell´ordinanza di dissequestro che conclude l´incredibile storia, il giudice per le indagini preliminari, Mariarosa Persico, è costretta ad arrampicarsi sugli specchi per motivare la sua decisione. «In materia di rifiuti scrive nel provvedimento con un paragone ardito è l´interesse a superare situazioni sanitarie di urgenza a prevalere sull´interesse alla tutela delle ragioni ambientali, mentre nel caso "de quo" è l´interesse alla tutela del lavoro e della produzione a prevalere sul medesimo interesse alla tutela ambientale». Lo stesso giudice non può fare a meno di riconoscere che una tale interpretazione «a prima vista potrebbe apparire di per sé sorprendente», ma poi taglia corto richiamandosi alle «gravi ripercussioni che il blocco andrebbe a determinare per l´intera economia di un territorio che si fonda unicamente e prevalentemente su tale produzione». A questo punto, il rischio maggiore è che il precedente della cartiera di Tolmezzo possa fare come si dice giurisprudenza, alimentando una reazione a catena su tutto il territorio nazionale. E´ vero che il ricorso allo "stato d´emergenza" non è una prerogativa del centrodestra: senza calcolare quelli dichiarati per immigrazione o sanità, sono stati deliberati 77 casi nel 1999, 65 nel 2000 e 76 l´anno successivo. Ma nei primi sei mesi di quest´anno le emergenze sono già arrivate a 68 e il trend va dunque verso il raddoppio. Recentemente, nel silenzio più generale, il Consiglio dei ministri ha esteso la possibilità di deroghe anche a quelli che il governo decidesse di definire "grandi eventi". «Se fino a ieri i poteri eccezionali della protezione civile erano limitati alle situazioni di estremo pericolo per l´ambiente e per l´incolumità dei cittadini dice il portavoce di Italia Nostra, Cristiano Brughitta - ora invece si potrà anche costruire nei parchi per ospitare un summit politico internazionale». E c´è già chi paventa che cosa potrà accadere l´anno prossimo nel Malpaese, quando l´Italia presiederà il Consiglio europeo nel secondo semestre 2003. (1 - continua) |
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