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Intervista al Giudice
Articolo tratto da La Repubblica del 5 novembre 2001 |
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"Una sentenza impopolare
che purtroppo andava fatta" Ivano Nelson Salvarani, il giudice che ha assolto tutti il protagonista GIORGIO CECCHETTI ---------------------------------------------------------------------- VENEZIA - Un tempo, quando la tangentopoli veneta era in pieno svolgimento soprattutto grazie a lui, più di qualcuno lo aveva accusato di rincorrere una facile popolarità e di volere interpretare il sentimento della maggioranza degli italiani. Ma l'ultima sentenza che ha mandato assolti i vertici della chimica - e altre prima di questa - dimostrano che si sbagliavano: il presidente Ivano Nelson Salvarani, 62 anni, uno dei fondatori di magistratura democratica nel Veneto, non teme di andare contro corrente. Le sono piovute addosso critiche dure. Come le ha vissute? «Le proteste dei parenti in aula bunker non mi hanno stupito, le capisco dal punto di vista emotivo. Sono altre le cose che mi è dispiaciuto vedere ed ascoltare». Dicono che lei, uomo di sinistra, sia dilaniato da questa decisione. «Sono sereno. Certo è stata una decisione sofferta, ma in quei dieci giorni in camera di consiglio abbiamo compiuto un'analisi accuratissima degli atti. É un processo che abbiamo vissuto con impegno e intensità». La gente in aula gridava per invitarla a vergognarsi. «All'inizio della mia carriera, più di trent'anni fa, mi chiamavano pretore d'assalto. Dieci anni fa, quando da pm ho avviato l'inchiesta su Gianni De Michelis e Carlo Bernini, mi accusavano di indagare in un'unica direzione e di essere strumento del Pci. Adesso sono diventato un servo dei padroni. Ma voglio ribadire che era una sentenza che purtroppo doveva essere fatta. Dico purtroppo perché non va incontro alle aspettative della gente, che però si era costruita una verità indotta e virtuale. Abbiamo deluso le attese di chi riteneva che il proprio marito, il proprio padre erano morti per colpa della fabbrica». Qualcuno ha anche cercato di spiegare... «Certo, il commento che mi sembra più azzeccato è stato quello di Massimo Cacciari raccolto proprio da «Repubblica». Ha ricordato che situazioni come quelle di Marghera non si risolvono sul piano giudiziario, quando non ci sono leggi precise. E ha individuato le colpe anche in chi quelle leggi non ha fatto». |