Gradisca: il CPT raddoppia
e il bello è che tutti sono contrari, anche nel centro destra...
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| 28 luglio | 29 luglio | 05 agosto | 07 agosto |



Brandolin
Messaggero Veneto
GIOVEDÌ, 29 LUGLIO 2004
Pagina 4 - Gorizia

Gradisca. Il presidente della Provincia promette nuove rivelazioni sulla realizzazione della struttura che ospiterà i clandestini

«Il Cpt è uno schiaffo ai cittadini»
Brandolin attacca il Governo: «Non ho avuto alcuna risposta alle richieste di chiarimento»
«Sono allibito, preoccupato e molto arrabbiato: qui ci troviamo a un passo dalla dittatura, dove il volere dei cittadini non conta assolutamente nulla». Il presidente della Provincia, Giorgio Brandolin, non usa il fioretto per stigmatizzare la decisione del governo di voler procedere con la realizzazione del Cpt di Gradisca, inserendo nella caserma “Polonio” anche un centro di accoglienza per ospitare complessivamente 700 immigrati. «Non ho ricevuto alcuna risposta scritta alle mie richieste di chiarimento – afferma Brandolin – e ciò conferma il sospetto che dietro la realizzazione del Cpt si nascondano interessi che si vogliono mantenere segreti».
Ma quali sarebbero questi interessi? Brandolin qualche idea ce l’ha, ma intende renderla nota al momento opportuno. «Adesso concentriamo i nostri sforzi per bloccare o, perlomeno, frenare la realizzazione della struttura – spiega – con le uniche azioni che possiamo fare come enti locali. Insieme al sindaco del Comune di Gradisca, Franco Tommasini, abbiamo avviato delle verifiche sui lavori che si stanno effettuando alla “Polonio”, riguardanti anche la sicurezza delle persone. Vedremo se riusciremo ad ottenere qualche risultato. Di certo, come ho già detto, non lasceremo nulla di intentato per scardinare questo progetto».
Intanto, il presidente, attacca frontalmente sia il governo sia le forze politiche che lo sostengono a partire dalla Lega Nord. «È vergognoso che questo partito, a livello nazionale minacci la crisi un giorno sì e l’altro anche per il federalismo – rimarca Brandolin – e poi non dice una parola quando, come nel caso del Cpt di Gradisca, le istituzioni locali vengono completamente ignorate. Addirittura non viene neppure data risposta alle loro richieste di incontro. L’unico interlocutore sul territorio viene considerato il prefetto che informa solo verbalmente sulle scelte già prese. Dove sono finiti quei leghisti che qualche anno fa chiedevano la cancellazione delle prefetture – tuona il capo della Provincia – e che invitavano la gente a gestire in prima persona al grido di “padroni a casa nostra”?».
«Altro che federalismo – critica l’amministratore isontino –, mai come in questo momento sul nostro territorio incombono decisioni gravissime assunte direttamente a Roma senza che alcuna delle istituzioni locali possa dire una sola parola».
Ma Brandolin ne ha anche per il ministro degli interni, Giuseppe Pisanu. «È vergognoso che un ministro lanci l’allarme immigrati affermando che ci sarebbero 2 milioni di cittadini libici pronti a invadere l’Italia senza spiegare qual è la fonte delle sue informazioni. Non è con queste motivazioni che si possono giustificare strutture come quelle di Gradisca, con l’intento di ospitarvi, magari, qualche migliaio di disperati. Ma noi continueremo a batterci per avere le risposte che chiediamo da tempo – ammonisce Brandolin – e continueremo ad attaccare questo governo di centro-destra spiegando ai cittadini ciò che sta facendo sui nostri territori passando sopra le loro teste. E questa è una responsabilità che devono assumersi anche i referenti isontini della Casa delle libertà, in ambito locale, regionale e nazionale. È questo il vero federalismo».
Patrizia Artico
Messaggero Veneto
GIOVEDÌ, 29 LUGLIO 2004
Pagina 4 - Gorizia

«La sinistra in Provincia non è stata compatta»

L’INTERVENTO
GRADISCA. Sulla questione del Cpt di Gradisca, la maggioranza di sinistra che governa la provincia ha perduto una preziosa occasione per raggiungere un no compatto contro la istituenda struttura d’accoglienza e permanenza.
È noto come anche le forze di opposizione che siedono sui banchi del Consiglio provinciale: Forza Italia, An, Lega Nord e Udc, abbiano in più occasioni espresso la loro contrarietà all’opera, programmata dal governo D’Alema con la compiacenza, ormai acclarata, della passata amministrazione gradiscana di sinistra. Una contrarietà basata su dati oggettivi, in quanto i ridotti flussi d’immigrazione provenienti dall’Est e il non lontano spostamento dell’area Schengen al confine sloveno-croato rendono oggi inutile e anacronistica l’opera stessa che, non si sa per quali interessi romani, si vuole pervicacemente realizzare. Da parte della maggioranza si è però voluta trasformare una sacrosanta generale presa di posizione in una squallida enunciazione di discutibili ideologie, dai contenuti inaccettabili da parte delle opposizioni, a meno di un’adeguata riscrittura del testo.
Ma nella conferenza dei capigruppi, proposta dalle opposizioni, come atto di buona volontà per addivenire a un testo concordato, nulla si è potuto risolvere. Ciò a motivo della pervicacia, comprensibile, del consigliere Luigi Bon di Rifondazione comunista nel difendere l’impostazione ideologica del suo testo, nonché del consigliere della Margherita Alessandro Fabbro, fermamente deciso a non rinunciare all’infarcitura di luoghi comuni da lui operata alla stesura originale. Il risultato è stato l’abbandono dell’aula da parte dell’opposizione, per protesta contro un atteggiamento di assoluta chiusura a ogni discussione e verso la comprensibili motivazioni delle forze di minoranza. Un risultato ampiamente scontato, e forse previsto, da parte di questa maggioranza di sinistra, nell’ottusa pretesa di volersi ergere a unica paladina degli interessi gradiscani. Si è trattato, al contrario, di un modo piuttosto infantile per rendere un pessimo servizio alla cittadinanza di Gradisca, privandola colpevolmente di una dichiarazione univoca di solidarietà, quale concorde espressione, senz’altro di maggiore rilevanza, di tutte le forze politiche isontine.
Albano Bidasio degli Imberti
consigliere provinciale
Lega Nord Padania