Livorno 2 febbraio 2002
In elaborazione
...
Bozza di documento
( pensata come ipertesto da pubblicare sul sito)
per i quindici anni del
Centro Sociale Autogestito
di via Volturno.
I link non sono attivi.

Livorno 2 febbraio 2002
1/6/02 da un blog

Siamo chiari e sinceri:
cinque anni di incubazione
e quindici anni di storia effettiva vissuta
non sono poca cosa.

Ci sono due livelli di analisi: quello delle (al plurale) oggettività, degli eventi, delle cose fatte e quello delle soggettività, dei percorsi e del portato personale dei singoli individui.

Le oggettività. La ricostruzione di ciò che è stato fatto in chiave collettiva e "politica", per di più in interazione con gli sviluppi storici strutturali del sistema di dominio e le relazioni con altre situazioni e movimenti simili ed affini al nostro.

Le soggettività. I percorsi dei singoli, le dinamiche interne. Ciò che lavora in maniera sommersa e non si vede e che poi determina abbandoni nell'oblio o emersioni in forma di "azione diretta" spesso ben dotate di aggressività intraspecifica, di conflittualità interna.
Anche assumere l'ipotesi consolatoria che la conflittualità è inevitabile o addirittura un motore creativo, non basta per evitare lacerazioni irreversibili nella soggettività e/o degenerazioni politiche.


Udine 14 luglio 2001

Ci troviamo già di fronte ad una dicotomia epistemologica: la memoria storica è trascrivibile, la memoria soggettiva no. Eppur ciò che tocca di più la mente di ognuno sembra essere (putroppo?) la soggettività.

Bisognerebbe fare una storia della/e soggettività, ma come è possibile? Chi può farla se non il soggetto stesso. E' possibile una ricerca collettiva che getti luce sulla storia interna di un "agglomerato sociale"?? Per esempio nel documento del '98, la cui parte politica verrà conglobata in questa introduzione, esiste talvolta un mixaggio dei due livelli.


Udine 14 luglio 2001

La strada della storia delle soggettività l'abbiamo tentata a S. Giorgio di Nogaro più di venti anni fa; la chiamavamo "la socioanalisi interna" e il risultato finale in realtà ha favorito il potenziamento delle guerre interne con elementi analitici (armi) ancora più evoluti. Quel gruppo (che fra l'altro organizzò il grande - storico, a livello "nazionale" concerto punk del 1982 a Torviscosa e che ha dato l'avvio al nuovo ciclo di lotte per gli spazi sociali in Friuli) non esiste più.

Forse non si deve mai svelare tutto, in amore come in politica....
C'è sempre bisogno di un pò di oblio per permettere all'individuo una via di fuga.

Ognuno di noi in fin dei conti è convinto di avere ragione.
Il problema è che al 99% delle volte ha torto.

Per aggiudicarsi una significativa quota di ragione, (la lotta contro il potere) si deve rinunciare soggettivamente ad una ancor più significativa quota di oblio (la fuga dai meccanismi di dominazione) e applicare uno sforzo pratico e teorico che determina un autovincolamento molto stringente della propria soggettività, alle oggettività emergenti; situazione questa dalla quale non ci si può più arbitrariamente sottrarre quando poi fa comodo.

Oggi nel 2002, a trentaquattroanni dal "maggio '68" (in cui si gridava fascisti, borghesi ancora pochi mesi!!-sic!) c'è bisogno di tirare le somme, visto anche che la sinistra sta franando e la destra sta tornando al potere ovunque in europa, con inusitata aggressività.
Rischiamo un ventennio ( o almeno un decennio) nero

In realtà da allora ad oggi il vero problema dei movimenti, quello della effettiva autogestione! è un problema che nessuno è ancora riuscito a risolvere, a parte alcuni momenti in cui le questioni sono state poste concretamente, ad esempio con il femminismo. Si tratta di un problema, ancor prima che politico, di ordine esistenziale: una questione di sensibilità!! La gerarchia ha sempre sacrificato la soggettività, solo che viceversa,ogni qualvolta l'esistenzialismo riesce a rompere gli argini, la razionalità politica va a farsi fottere e riemerge l'aggressività intraspecifica. Il principio di appartenenza si riafferma sottoforma di ontologia totalitaria (o con noi o contro di noi) e i gruppi iniziano il loro percorso degenerativo che avrà come conclusione, dopo le guerre intraspecifiche: o il dissolvimento o l'istituzionalizzazione, anche nella forma dell'assorbimento in strutture simili ma fagocitanti.

Questo come sempre facilita il lavoro delle varie organizzazioni neomarxiste che sia pure in conflitto fra di loro, in virtù della loro efficacia organizzativa basata su presupposti di tipo dirigistico (cambiano il pelo ma non il vizio) sono sempre pronti a saltare sulla preda.

Certo si può fare anche una scelta esistenziale molto spinta, vedi lo squat recentemente sgomberato a Torino, la cascina Marchesa; agli occupanti cascinari va ovviamente la nostra solidarietà anche se pensiamo che una iniziativa di questo genere rappresenta il massimo della autoreferenzialità. Per quanto ci riguarda non abbiamo paura di dire che uno dei nostri obiettivi resta comunque quello di rapportaci alla gente.

Questioni politiche oggettive

Il CSA di Udine è sempre stato equidistante sia dalla enfasi iper antagoniste che dalle trappole della "legalizzazione" degli spazi. Oggi ci troviamo di fronte ad una offensiva delle destre di cui anche in regione si incomincia a sentire il peso. Contro i Centri Sociali si muove non solo Forza Nuova ma in maniera diretta anche AN (vedi dichiarazioni di Storace al recente congresso di AN).

La situazione di Pordenone trova il movimento spaccato (e con poche possibilità di riunificazione) di fronte a questa offensiva della destra (vedi rassegna stampa del Gatanegra). Una delle caratteristiche secondo me negative della situazione pordenonese è quella di non avere cognizione del contesto friulano e di essere quindi spostata (oggi come ieri ai tempi dell'Arkano) verso il Veneto. Prima o poi cadrà sotto il controllo di qualche organizzazione neomarxista. In ogni caso va detto che la nostra posizione non è favorevole ai comodati ed agli accordi con le istituzioni. Non siamo per l'enfasi della occupazione ma la riteniamo una condizione ontologica dei Centri Sociali. Se non si è in grado di occupare è meglio rinunciare, fatta questa discriminante ogni tattica è poi possibile.

La situazione di Udine non pare così florida e internamente serena da prospettare con facilità una nuova occupazione ed un nuovo corso di tipo autogestrionario in una situazione storicamente modificata. A S. Giorgio di Nogaro pur essendo il Centro Farkadize fruito da varie aggregazioni peraltro (purtroppo) fra loro non comunicanti, non è detto che non ci siano sorprese in quanto è prevista la demolizione dello stabile (anche se finora abbiamo respinto l'intimazione di sgombero fatta nel giugno 2001). Non seguiamo più la situazione di Monfalcone (che peraltro assorbe anche soggettività del cervignanese) in quanto Centro Sociale concesso dal Comune e agganciato ai sempre più beceri dissobedienti.

Gorizia e Trieste sono da molto off limits Citta da sempre di destra (oltrechè di confine) in cui ogni tentativo di centro Sociale è sempre abortito e represso o attaccato violentemente dai fascisti. Peraltro a proposito dei disobbedienti ricordiamo la recente aggressione di costoro verso studenti anarchici avvenuta all'Università di Trieste.

Detto questo l'invito concretamente è quello di individuare la necessità di un salto di qualità all'altezza dei tempi. Molte idee emerse nell' area friulana sono ancora da mettere a frutto e mantengono una attualità ed una valore decisamente superiore agli stereotipi dei no global e dei disobbedienti oramai orientati verso una prospettiva socialdemocratica, istituzionale ed elettoralista.

Si consideri che il sito ecologiasociale.org al di là del suo carattere grafico ancora spartano si sta affermando, anche se lentamente, in rete nei giudizi sulla qualità dei contenurti e del progetto (che ricordiamolo è ancora solo all'inizio). Con una punta di orgoglio possiamo dire che è uno dei siti a maggiore densità di contenuti ed articolazione politica e filosofica. Internet ci può fornire lo strumento che ci è sempre mancato per dare priorità alla forza delle idee piuttosto che a quella del numero. Il friuli essendo piccolo è marginale in termini politici in quanto non ha i numeri, fisicamente parlando.

Concludo appunto con questo elemento strategico: siccome siamo piccoli e siamo pochi, di conseguenza non possiamo permetterci il lusso di litigare troppo, dobbiamo unificare più forze possibili per far fronte alla situazione critica attuale. Tutto ciò nella riaffermazione e nell' ulteriore sviluppo dei principi basilari che, nonostante tutto quello che è successo, abbiamo sempre mantenuto vivi. Non possiamo permettere a nessuno di invalidare 20 anni di storia e di attività fatta con le nostre forze. E per nessuno intendo dire nè al potere che vuole eliminarci ma neanche a coloro i quali mantengono atteggiamenti ignoranti, ambigui e sleali verso il CSA e i suoi significati.

Si svolgerà la tre giorni
( giovedì 30, venerdì 31 maggio e sabato 1 giugno)
E' pronto il Dossier cartaceo che un pò alla volta verrà messo in rete
Sabato 1 giugno ore 16.00
assemblea sugli spazi sociali
in Via Volturno