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"Sequestrarono mio figlio Jorge l'otto febbraio 1977. Il sei dicembre dello stesso anno toccò a Raul. Il venticinque maggio del '78 scomparve Maria Elena, la moglie di Jorge; sua sorella Marta era già sparita da un pezzo."
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"Entrai a far parte delle Madri dopo la desaparicion del primo figlio. Da allora la mia vita è cambiata, io stessa sono diventata un'altra persona. Tutto quello che ho imparato, l'ho imparato lottando in piazza, insieme alle altre madri. Abbiamo condiviso la nostra maternità e io adesso mi sento madre di tutti i trentamila desaparecidos"
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"Quando portarono via i miei figli avevo solo quarantotto anni e mi sono sentita vecchia; oggi ne ho sessantotto ma mi sento vent'anni più giovane perchè ho imparato che l'unica lotta che si perde è quella che si abbandona."
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Dedichiamo questa pagina alle Madri di Plaza de Mayo in solidarietà con la loro lotta e con la loro testimonianza che, -soprattutto dopo la caserna Bolzaneto/garage Olimpo di Genova-, sentiamo drammaticamente vicino.
Ma ci ha toccato anche la loro resistenza costruita sulla condivisione della maternità, che alla scomparsa dei figli non è rimasta dolore muto, come il mondo si aspetta dalla mater dolorosa, ma è diventato precisa accusa alla dittatura e grido contro l'occultamento della verità.
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Le fotografie sono prese a prestito dal loro sito; i brani riportati sono tratti dal racconto di Hebe dal libro "Le irregolari" di Massimo Carlotto.
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