Tratto da Il Piccolo del 24 gennaio 2002 cronaca della Bassa Friulana

Sulla megacentrale Caffaro di Torviscosa
lo spettro di un ricorso ambientalista al Tar



TORVISCOSA - L’esposto alla Procura di Udine risale a circa la metà dello scorso anno. E a dicembre, Paolo De Toni, rappresentante del Comitato ambientale della Bassa friulana, è stato convocato dal magistrato. Sotto accusa c’è Caffaro Energia e la sua megacentrale di cogenerazione a turbogas (800 Mw) di prossima realizzazione. Compreso il comportamento procedurale adottato dal ministero all’Ambiente ai fini dell’autorizzazione, pur prescrittiva, al Via (valutazione di impatto ambientale). Ma se l’esposto in questione, a carattere penale, non implicherebbe conseguenze per l’iter amministrativo in via di conclusione relativo alla realizzazione della centrale termoelettrica torzuinese, ora si profila invece un possibile ostacolo in vista di un ulteriore ricorso al Tar. Il Comitato della Bassa intende infatti presentarlo congiuntamente al Wwf del Friuli Venezia Giulia.
I tempi per procedere stringono: il ricorso va depositato entro 20 giorni. «Il nostro avvocato - fa sapere De Toni - ci sta lavorando. Credo che vi riusciremo in tempo utile». L’obiettivo degli ambientalisti è di interrompere il «percorso amministrativo» che presiede alla realizzazione della megacentrale torzuinese. E quantomeno di allungare i tempi sulla costruzione dell’impianto.
Nel mirino del Comitato ambientalista c’è un punto essenziale ritenuto controverso: la procedura nazionale di Via, come prevista per le centrali di questa taglia, dev’essere unica. Non solo quindi legata all’impianto termoelettrico, ma comprensiva anche della realizzazione delle due opere accessorie: l’elettrodotto di collegamento fino a Planais, nei pressi della zona industriale dell’Aussa-Corno (6 chilometri), che impone alla società l’allacciamento alla rete nazionale, e il gasdotto che da Gonars (punto di attingimento Snam) farà giungere a Torviscosa il metano (circa 8,5 chilometri). Livelli autorizzatori estrinsecatisi in sede regionale, almeno quanto alla prima opera, attraverso il Via istruito dalla Regione e già approvato; per la seconda, invece, non è stato ritenuto necessario alcun procedimento di Via. Iter che De Toni, nel suo esposto, definisce «in violazione al decreto istitutivo della procedura di Via e in particolare al regolamento applicativo. Per il gasdotto, ad esempio - fa notare - lo stesso ufficio di Piano della Regione aveva posto dubbi circa la disponibilità di gas da erogare».
Nell’esposto penale, tra l’altro, De Toni ha posto anche la questione del «sito inquinato»: secondo l’ambientalista, nel piano di caratterizzazione presentato da Caffaro come prevede il decreto 471, l’azienda non avrebbe autodenunciato lo stato di salute del sito, «proprio quando peraltro - evidenzia - prima i Noe e poi la Finanza hanno individuato il problema della contaminazione da mercurio e da benzene. Il che impone al sindaco di Torviscosa l’ordine di bonifica del sito prima di rilasciare autorizzazioni edilizie».
Infine, l’emungimento di acqua di falda: secondo De Toni, l’azienda avrebbe concordato un «quantum» idrico a nome di Caffaro e non di Caffaro Energia ponendo un problema di «denuncia di voltura da un’azienda all’altra al ministero dei Lavori pubblici». Insomma, per l’ambientalista della Bassa, inadempienze per Caffaro Energia e per lo stesso ministero che, se giungeranno al Tar per gli aspetti amministrativi di competenza, potrebbero sortire sorprese.
l.b.