Sulla megacentrale Caffaro di Torviscosa
lo spettro di un ricorso ambientalista al Tar
TORVISCOSA - Lesposto alla Procura di Udine risale a circa la metà dello scorso anno. E a dicembre, Paolo De Toni, rappresentante del Comitato ambientale della Bassa friulana, è stato convocato dal magistrato. Sotto accusa cè Caffaro Energia e la sua megacentrale di cogenerazione a turbogas (800 Mw) di prossima realizzazione. Compreso il comportamento procedurale adottato dal ministero allAmbiente ai fini dellautorizzazione, pur prescrittiva, al Via (valutazione di impatto ambientale). Ma se lesposto in questione, a carattere penale, non implicherebbe conseguenze per liter amministrativo in via di conclusione relativo alla realizzazione della centrale termoelettrica torzuinese, ora si profila invece un possibile ostacolo in vista di un ulteriore ricorso al Tar. Il Comitato della Bassa intende infatti presentarlo congiuntamente al Wwf del Friuli Venezia Giulia.
I tempi per procedere stringono: il ricorso va depositato entro 20 giorni. «Il nostro avvocato - fa sapere De Toni - ci sta lavorando. Credo che vi riusciremo in tempo utile». Lobiettivo degli ambientalisti è di interrompere il «percorso amministrativo» che presiede alla realizzazione della megacentrale torzuinese. E quantomeno di allungare i tempi sulla costruzione dellimpianto.
Nel mirino del Comitato ambientalista cè un punto essenziale ritenuto controverso: la procedura nazionale di Via, come prevista per le centrali di questa taglia, devessere unica. Non solo quindi legata allimpianto termoelettrico, ma comprensiva anche della realizzazione delle due opere accessorie: lelettrodotto di collegamento fino a Planais, nei pressi della zona industriale dellAussa-Corno (6 chilometri), che impone alla società lallacciamento alla rete nazionale, e il gasdotto che da Gonars (punto di attingimento Snam) farà giungere a Torviscosa il metano (circa 8,5 chilometri). Livelli autorizzatori estrinsecatisi in sede regionale, almeno quanto alla prima opera, attraverso il Via istruito dalla Regione e già approvato; per la seconda, invece, non è stato ritenuto necessario alcun procedimento di Via. Iter che De Toni, nel suo esposto, definisce «in violazione al decreto istitutivo della procedura di Via e in particolare al regolamento applicativo. Per il gasdotto, ad esempio - fa notare - lo stesso ufficio di Piano della Regione aveva posto dubbi circa la disponibilità di gas da erogare».
Nellesposto penale, tra laltro, De Toni ha posto anche la questione del «sito inquinato»: secondo lambientalista, nel piano di caratterizzazione presentato da Caffaro come prevede il decreto 471, lazienda non avrebbe autodenunciato lo stato di salute del sito, «proprio quando peraltro - evidenzia - prima i Noe e poi la Finanza hanno individuato il problema della contaminazione da mercurio e da benzene. Il che impone al sindaco di Torviscosa lordine di bonifica del sito prima di rilasciare autorizzazioni edilizie».
Infine, lemungimento di acqua di falda: secondo De Toni, lazienda avrebbe concordato un «quantum» idrico a nome di Caffaro e non di Caffaro Energia ponendo un problema di «denuncia di voltura da unazienda allaltra al ministero dei Lavori pubblici». Insomma, per lambientalista della Bassa, inadempienze per Caffaro Energia e per lo stesso ministero che, se giungeranno al Tar per gli aspetti amministrativi di competenza, potrebbero sortire sorprese.
l.b.
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