E' sicuramente il caso dell'entropia. Se la fisica fosse una scienza rispettosa della natura, allora agli inizi del '900 sarebbe stato chiaro che il problema non era quello di trovare le leggi del mondo microscopico ma di completare con coerenza quelle del mondo macroscopico con gli occhi bene aperti sulle conseguenze che le scoperte fisiche stavano apportando nello sviluppo della società e sulle alterazioni del mondo naturale (vedi mutamenti climatici ed effetto serra). Ma la teoria termodinamica classica per i fisici era un fatto compiuto, finito, concluso. Ciò che era e rimane del tutto incompiuto è il riorientamento della nostra sensibilità scientifica e tecnologica ancora basata sulla direzionalità temporale (la freccia del tempo). La fisica doveva essere rifondata sull'assioma della irreversibilità. Per contro la reversibilità doveva venire considerata un modello mentale/matematico/accademico utile nelle applicazioni strumentali e tecnologiche "conformi al meccanicismo" ma assolutamente da circoscrivere nelle sue conseguenze didattiche ed epistemologiche e sulle grandi scelte da fare soprattutto nella gestione dei flussi energetici in campo sociale ed economico. La fisica è andata avanti dentro le linee di forza dei "campi paradigmatici" senza la guida di una filosofia della fisica che fosse anche una effettiva filosofia (ecologica) della natura. Oggi, mentre stiamo pagando i danni della fisica sul mondo inanimato ci troviamo di fronte ai nuovi pericoli delle biotecnologie, della manipolazione genetica del mondo vivente. Anche in questo caso le linee di forza sono di tipo paradigmatico e anche il più moralmente misero dei manipolatori può fare quello che crede: "il mio fine sarà folle ma i miei metodi sono razionali".
La convinzione che siamo arrivati ad un punto di svolta è una cosa di cui abbiamo coscienza da almeno venti anni.
Adesso agli scienziati bisogna dire:
dovete porre rimedio
ai danni che avete fatto in passato
e non continuare a crearne di nuovi.
Questo è il nuovo "programma di ricerca", il nuovo "paradigma interdisciplinare".
C'è lavoro per tutti e molto impegnativo!!
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Sviluppi
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Le basi di un nuovo paradigma
«Trasformare la scoperta della complessità in metodo della complessità».
Edgar Morin
Dall' Università di Siena
"... una parte della Chimica Fisica, la Termodinamica, può giocare un ruolo fondamentale nella descrizione e nello studio degli ecosistemi complessi. Infatti nel bagaglio chimico-fisico convivono le intuizioni della fisica evolutiva (l'entropia, l'irreversibilità, la complessità) con la rigorosità scientifica dell'approccio matematico. L’applicazione di modelli chimico-fisici ai problemi ambientali richiede quindi da una parte il recupero di tali intuizioni, che hanno già più di cento anni di età, e, dall'altra l'esperienza scientifica di tutte quelle metodologie teoriche e sperimentali che la Chimica Fisica ha usato in questi cento anni.
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