Nuove tecnologie e nuovo "sistema di pensiero"- parte III

Base visiva delle nuove tecnologie ed attivazione del metodo senso-motorio

Come osserva il professor Antinucci in un suo esaustivo saggio, al quale rimando per una più completa documentazione, uno dei metodi cognitivi a cui l'uomo ricorre più volentieri, perchè innato e poco difficoltoso, è il metodo senso-motorio, basato sulla percezione attraverso i sensi di ciò che si osserva, che viene valutato da più punti di vista, sul quale può intervenire con la propria azione motoria, adattandola e modulandola, in un processo combinato con la percezione sensoriale al di fuori della presa di coscienza: è ciò che accade quando si impara ad andare in bicicletta, o a usare una macchina o un computer senza leggere le istruzioni.

E' il metodo cognitivo più antico ed istintivo, ed anche il più facile e piacevole, attuato attraverso la sperimentazione del movimento e della gestualità, finalizzati o spontanei, quello che adotta il bambino nei primi anni di vita (0-2 anni) e che prevede l'esecuzione di sole azioni motorie e di una serie di schemi d'azione sempre più completa, con il fine di imparare ad interagire con l'ambiente: è il metodo che tenteremo di usare tutte le volte che ci sarà possibile farlo.

Le nuove tecnologie a base visiva e interattiva non fanno altro che facilitare ed ampliare le possibilità di applicazione del metodo senso-motorio, estendendo la percezione visiva e l'interazione ad oggetti non fisici e neanche necessariamente esistenti, in tutti i campi della conoscenza e, a maggior ragione, in quel campo in cui la percezione e l'elaborazione visiva sono fondamentali ed imprescindibili, l'arte visiva.

Le nuove tecnologie, quindi, si appoggiano ad una base cognitiva primaria ed immediata (metodo senso-motorio), e sono in grado di "metaforizzare"(citando ancora Paolo Rosa) il pensiero dell'uomo moderno, riproducendo il "sistema di pensiero" attraverso il quale egli si relaziona con il mondo: ciò le pone nella condizione non solo di esprimere in modo ottimale anche il "pensiero artistico", ma di poter addirittura favorire l'espressione e le comprensione dell'opera d'arte, dimostrando come il mezzo tecnologico non possa decretare la fine dell'arte, ma semplicemente la fine del concetto di arte al quale sino ad oggi abbiamo fatto riferimento.

Resta da dare una risposta ad alcuni problemi di fondo, nei confronti dei quali c'è una più o meno diffusa impreparazione: come si può attribuire un valore ad un'opera di net-art, quanto vale un'opera che altro non è che codice informatico, come può essere conservata, come se ne può fruire, che fine fa il concetto di esclusività per qualcosa che può essere copiato molto facilmente, il concetto di proprietà per qualcosa di astratto e dematerializzato? Anche queste risposte sono tutte da inventare.