Torviscosa: NO al Polo Chimico Europeo
| Homepage | Centrali in Friuli | Industria in Friuli | Ecoportale bio-regionale | Energia |
Il Gazzettino 18 ottobre 2003

Torviscosa

NOSTRO SERVIZIO

Il polo chimico industriale di Torviscosa (Udine) apre le porte agli investimenti stranieri. Dopo il positivo avvio del "parco industriale", una sorta di condominio d'imprese in cui attualmente operano Caffaro Spa, Spin del gruppo Bracco , Sapio ed Edison, si è deciso di promuovere questa formula nella vetrina dell'Unione Europea, come modello di competitività che permetta all'industria di far fronte alla concorrenza straniera extracomunitaria.

Un'operazione di marketing territoriale, come è stata definita da Federchimica, uno dei soggetti promotori dell'iniziativa assieme alle associazioni di categoria e alle istituzioni locali, che punta a mettere in evidenza i fattori di forza del sito di Torviscosa e ad attirare qui nuovi investimenti dai paesi europei. Una delegazione del gruppo competitività e crescita dell'Unione Europea, composta da 35 funzionari dei 15 paesi aderenti e dei 10 paesi che si apprestano ad entrare nell'unione, hanno visitato il polo chimico industriale, accompagnati da Diana Bracco , presidente di Federchimica, nonché presidente ed amministratore delegato del gruppo Bracco , e da Umberto Rosa, presidente ed amministratore delegato del gruppo Snia e vice presidente di Federchimica.

Un'occasione unica - secondo Diana Bracco - per affrontare in concreto uno dei temi più discussi nel dibattito economico durante questo semestre di presidenza italiana: lo sviluppo di una nuova politica della chimica in Europa. Il primo passo consiste nel «liberare l'industria da lacci e lacciuoli» (sono parole di Diana Bracco ), vale a dire favorire la sburocratizzazione, per generare risorse e indurre l'innovazione. In questo gli enti locali giocano un ruolo chiave: così, nel caso di Torviscosa , devono essere pronti ad agevolare i nuovi insediamenti.

Ciò non significa, come ha sottolineato Umberto Rosa, abolire le regole, soprattutto in tema di tutela ambientale. Anzi, secondo il numero due di Federchimica, la Ue deve difendere l'industria dal "social dumping", quel deficit di democrazia che permette ai paesi stranieri, soprattutto del Far East, di contenere i costi.

Come? «Non con i dazi, che sono un discorso medievale. Piuttosto con un meccanismo di quote all'americana».
Silvia Savi

Sabato, 18 Ottobre 2003

AMBIENTE

Il nodo dei parametri di sicurezza

Torviscosa

La competitività dell'industria chimica europea passa attraverso l'innovazione e la sburocratizzazione. Questo in sintesi il messaggio che i vertici di Federchimnica hanno voluto trasmettere ieri ai delegati Ue. Secondo l'analisi proposta da Umberto Rosa, l'Unione europea è oggi chiamata a difendere la propria industria soprattutto dal "social dumping" ovvero da quel deficit di democrazia che permette ai paesi stranieri, in particolare a quelli dell'estremo oriente di fare industria a basso costo. Ma ciò non significa - come ha precisato Rosa - rinunciare ai nostri parametri di tutela. Il riferimento esplicito è al rispetto ambientale, uno dei problemi principali del polo chimico di Torviscosa , impegnato in una difficile bonifica del sito dall'inquinamento prodotto negli anni. Sburocratizzare dunque "non significa tornare ai tempi in cui si scaricava nei fiumi" ma - ha ribadito Rosa facendo eco a Diana Bracco - l'eccesso di regolamentazione in Europa resta una forte penalizzazione. La competitività passa anche attraverso scelte difficili: «Non possiamo pensare - spiega Rosa - di diventare da oggi a domani un paese ad alta tecnologia. E ciò vale per tutta l'Europa». Allo stesso tempo è impensabile competere con gli altri paesi scegliendo solo produzioni a basso impatto: «Qualcuno deve fare anche l'acido solforico, altrimenti non si fanno i telefonini - è la sintesi - non ci possiamo tenere solo le bioteconologie». Da Torviscosa , la chimica chiama dunque l'Europa a riflettere sui temi del proprio rilancio economico, comuni anche ad altri settori industriali. Spunta così anche il tema dei dazi sui prodotti stranieri: «È un discorso medievale», taglia corto Rosa. E propone una soluzione all'americana basata sul meccanismo delle quote: un nuovo tema per il dibattito economico.

Si. Sa.

Il Gazzettino
Sabato, 18 Ottobre 2003

TORVISCOSA Servizi, occupazione, scolarità, competenze: sono questi i punti di forza "vendibili"

Il marketing della chimica friulana

Federchimica lancia a livello europeo il modello locale. La sfida della competitività

Il Parco industriale di Torviscosa è pronto ad accogliere gli investimenti stranieri. Il sodalizio economico tra Caffaro Spa del gruppo Snia, Spin del gruppo Bracco , Sapio ed Edison, concretizzato nella convivenza all'interno del condominio industriale, vuole aprirsi a nuovi partner anche stranieri, in grado di dare rilevanza europea al polo chimico. Per questo ieri Torviscosa ha accolto una delegazione del gruppo competitività e crescita dell'Uniuone Europea, composta da 35 funzionari dei 15 Paesi aderenti e dei 10 Paesi entranti, che hanno visitato il centro cittadino e il sito industriale. La delegazione è stata accompagnata da Diana Bracco , presidente di Federchimica, nonché presidente ed amministratore delegato del gruppo Bracco , e da Umberto Rosa, presidente ed amministratore delegato del gruppo Snia e vice presidente di Federchimica. Obiettivo: portare nella vetrina europea il "modello Torviscosa" come formula vincente per una nuova politica dell'industria chimica. Un'operazione di marketing territoriale, come è stata definita da Federchimica, promotrice dell'iniziativa assieme alle istituzioni e alle associazioni locali. Un'occasione per ribadire quelli che i vertici aziendali considerano i punti di forza del polo di Torviscosa e che Diana Bracco ha riassunto in quattro parole: servizi, occupazione, scolarità, competenze. Temi non nuovi a chi negli ultimi anni ha assistito alla rinascita del polo chimico della Bassa friulana, la cui spinta principale è stata la conversione dalla chimica pesante alla chimica fine. Ora però l'ascesa nel sistema italiano non basta, si punta ad accrescere la competitività dell'industria chimica europea nel mondo. In sintesi, affrontare la concorrenza dei paesi stranieri, soprattutto di quelli extracomunitari. Secondo Diana Bracco il primo passo è quello di "liberare l'industria da lacci e lacciuoli" ovvero diminuire la burocratizzazione che secondo il numero uno di Federchimica penalizza la chimica europea, comunque leader al mondo: "C'è bisogno di generare risorse per fare innovazione" è il must della lady della chimica, che ha anche spiegato le intenzioni del gruppo: mantenere in Italia il "core - Know how" (concentrato a Torviscosa e a Ceriano Laghetto, in provincia di Milano), studiare altre possibilità di investimento a Torviscosa, migliorare le tecnologie per restare sul mercato estero.

Silvia Savi

Commento
A cura di
ecologiasociale.org
E brava la Signora Diana Bracco, la matrona della Chimica Italiana, vuole eliminare "lacci e lacciuoli" per avere campo libero nella gestione degli impatti ambientali. Alla faccia della sua proclamata sensibilità per l'ambiente!
Dal canto suo Umberto Rosa (Presidente del Gruppo Snia) tenta di ammorbidire la situazione cercando di convincerci che "non si tornerà a scaricare nei fiumi" ma dice anche che non è possibile il basso impatto e l'alta tecnologia. Come dire sono cose che costano. Per cui Torviscosa è sì un sito ideale per garantirci una situazione da terzo mondo però non è detto che ci riusciamo.

Certo la costruzione di una mega centrale su un sito con il sottosuolo inquinato è certamente un buon inizio.
Certo fornire dati falsi sul sito in cui verrà costruita la nuova "soda cloro" è pur sempre un buon risultato intermini di eliminazione di lacci e lacciuoli.
Poi c'è sempre il Tubone che ci alza i parametri tabellari e ci abbassa le tariffe per cui abbiamo facilità con gli scarichi di acque reflue. Non parliamo poi delle emissioni in atmosfera, gli abitanti di Torviscosa sono di "naso buono" e non fanno tanti problemi e poi c'è sempre il Sindaco Dux che ci para il culo per ogni rogna, però non è detto che riusciamo a spuntarla lo stesso...
Certo sarebbe bello poterci portare anche il CVM (Cloruro di Vinile Monomero), ma ce l'hanno già respinto una volta a furor di popolo...., poi non si sa che fine farà effettivamente il Tubone, poi il sito lo bonifichiamo o facciamo solo finta ?... poi la Regione è sotto procedura di infrazione per gli scarichi a mare...