Domenica 30 marzo 2003
Cervignano. E’ la proposta del sindaco. «Se dovesse chiudere, gravi le conseguenze per i cittadini»

Paviotti: una tassa sull’ambiente

per il consorzio del Tubone


La vicenda “Tubone” ha scosso la Bassa, il consorzio ha perso la credibilità che aveva conquistato sul campo e il primo cittadino di Cervignano desidera che si faccia chiarezza e che il Tubone continui a operare nella direzione giusta. Sentiamo Paviotti: «L'impianto di depurazione del consorzio del Tubone di San Giorgio di Nogaro - spiega il sindaco - è stato realizzato dalla Regione nel 1988 per dare una risposta all'esigenza di depurare gli scarichi civili e industriali della Bassa. Successivamente i comuni sono stati chiamati a gestire l'impianto costituendo un consorzio. La depurazione è un obbligo, non una facoltà e l'impianto sangiorgino funziona, nel senso che risponde alle esigenze per le quali è stato realizzato. L'attività operativa del Tubone è cominciata nel 1992 e nel 1999, a seguito di centinaia di analisi, eseguite dall'Arpa e dalla Direzione regionale della sanità, ha attenuto l'autorizzazione definitiva allo scarico. L’impianto era autorizzato alla depurazione conto terzi, che significa fornire un servizio a chi produce reflui da depurare. Tale servizio – rimarca il sindaco – veniva pagato dalle aziende, permettendo all'ente di non pesare troppo sui bilanci comunali. Questo servizio era fornito per l'80 per cento dal percolato di discarica, per il 10 per cento dalle autobotti che puliscono le fosse biologiche e per il restante 10 per cento dai reflui delle industrie alimentari».

Come dire che il sequestro del Tubone ha messo in difficoltà tanta gente. «Tutta la zona industriale dell’Aussa-Corno - afferma Paviotti - e numerose abitazioni civili sono collegate oggi al depuratore e non scaricano più nei corsi d'acqua e in laguna, come succedeva prima. A Cervignano gli utenti collegati sono un terzo del totale. Il Tubone, tra l'altro, dal 1994 a oggi ha fatto investimenti per quasi 8 milioni di euro in città, fornendo una risposta ad un problema serio. Il Comune, da solo, non avrebbe mai avuto la possibilità di realizzare le fognature cittadine. In tale occasione abbiamo sistemato altresì definitivamente le strade e i marciapiedi. A Cervignano non potremmo neanche pensare di realizzare le nuove aree produttive se non avessimo l'allacciamento al depuratore. Per quanto riguarda le bollette, che si pagano in tutta Italia, ci vuole chiarezza: o la legge è sbagliata e nessuno deve pagare, oppure è giusta e tutti allora devono versare all'impianto ciò che è giusto. Ricorreremo dunque alle sentenze, in quanto c'è la volontà di giungere ad una interpretazione chiara e inequivocabile della norma. Ricordo che se il Tubone dovesse chiudere i battenti o ridurre drasticamente la propria attività, il danno sarebbe enorme e si ripercuoterebbe sulle amministrazioni comunali prima e sui cittadini dopo».

Passiamo alle indagini della magistratura. «Non dobbiamo mischiare l'attività dell'ente - conclude Paviotti - con le indagini in corso. I sindaci interessati hanno deciso all'unanimità di non chiedere le dimissioni del presidente Gianfranco Turchetti e del consiglio di amministrazione. Riguardo alle indagini io penso che se saranno stabilite delle responsabilità e giusto che paghi chi ha sbagliato. Questo avale per chiunque, anche per i dirigenti del Tubone. Mi stupisco che un partito come la Lega Nord, che a livello nazionale si dichiara garantista, condanni in questo caso chi ancora non è stato neanche rinviato a giudizio».

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CERVIGNANO. «Se i cittadini non dovessero più pagare le bollette del “Tubone” , spetterebbe al Comune fronteggiare la spesa, che si rifarebbe sui contribuenti. La Regione, tra l'altro, potrebbe istituire una tassa sull'ambiente, con la quale si finanzierebbero i consorzi: un'iniziativa alla quale sarei favorevole». Parla così il sindaco di Cervignano, Pietro Paviotti, il quale ha prima di tutto precisato che «intende tutelare gli interessi della comunità che amministra».