
I sindaci: appello alla Regione
San Giorgio: vertice dei primi cittadini per il Tubone
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SAN GIORGIO DI NOGARO. È possibile che nell’impianto del “Tubone” di San Giorgio di Nogaro si taglino 15 posti di lavoro, in esubero a seguito del sequestro della struttura, ma il problema, nel caso in cui la Regione o la Provincia fornisse all’impianto le autorizzazioni necessarie, potrebbe essere risolto. A questo proposito infatti il sindaco di Cervignano Pietro Paviotti ha annunciato ieri che i primi cittadini interessati si sono riuniti per individuare una soluzione e con decisione unanime hanno formulato la volontà di coinvolgere la Regione e la Provincia, «In quanto - rileva Paviotti - se al “Tubone” fosse fornita l’autorizzazione necessaria, la mancanza della quale ha fatto scattare il sequestro dell’impianto, non sarebbe più necessario tagliare 15 posti di lavoro».
Intanto, dei possibili tagli di personale sono state informate le segreterie sindacali, alle quali sono state rese note le decisioni che il Cda del “Tubone” adotterà per far fronte al fermo delle lavorazioni, dovuto alle note vicende giudiziarie. I lavoratori hanno intanto indetto una riunione per il primo settembre.
«L’impianto di San Giorgio - si legge in una nota - è infatti sotto sequestro da febbraio, oltre al calo delle produzione innescato dalla crisi in cui grava tutta la zona industriale circostante». Secondo la direzione dunque, è necessario ridurre il personale dei reparti che trattano il ciclo dei rifiuti liquidi, l’essicazione dei fanghi e il biopaq, per un totale complessivo di 15 addetti ai lavori. Siamo fortemente preoccupati - si legge ancora nella nota - perché una così importante struttura realizzata per essere al servizio dell’industria friulana non abbia ricevuto le attenzioni necessarie da tutte le parti in causa in questa vicenda: la Provincia, la Regione e anche le industrie che si servono dei servizi del consorzio, che attualmente devono acquistare fuori regione».
Il problema dunque è serio, ma la Provincia potrebbe risolverlo fornendo, come abbiamo detto, al Consorzio l’autorizzazione necessaria.
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Pagina 16 - Udine
San Giorgio. Turchetti: senza autorizzazioni a rischio il progetto industriale
Trattamento dei fanghi: il Consorzio depurazione diffida la Provincia
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SAN GIORGIO DI NOGARO. Il Consorzio Depurazione Laguna ha inviato alla Provincia di Udine un atto di diffida formale a fronte del mancato avvio, da parte di Palazzo Belgrado, del procedimento per ottenere l’autorizzazione alla realizzazione e l’esercizio di un impianto di trattamento rifiuti liquidi. La richiesta fa rirefimento agli articoli 27 e 28 della legge 22/97 che l’ente consortile aveva inoltrato il 16 dicembre del 2002, procedimento al quale l’assessore provinciale Mestroni e il dirigente De Alti avevano assicurato una risposta tra luglio e ottobre del 2003. Ma essendo ormai in agosto, evidenzia il presidente del Consorzio, Gianfraco Turchetti, si prospettano ritardi che potrebbero portare gravi conseguenze.
«Essendo la risposta ad agosto non ancora pervenuta - afferma infatti Gianfranco Turchetti-,e avendo avuto notizia che il provvedimento non è tutt’ora ancora stato avviato, le prospettive di mettere in funzione l’impianto fermo (essicatore e chimico-fisico) e l’attività (trattamento dei fanghi) sono quindi di lungo e medio termine; pertanto viene messo in crisi tutto un progetto industriale per cui l’azienda si vede costretta a ridurre l’organico, gli investimenti e i servizi, già precedentemente ridotti a seguito del sequestro. In accordo con i 15 sindaci dei comuni associati - continua Turchetti - avevamo deciso che l’ultima azione di taglio avrebbe riguardato i dipendenti, per cui in presenza di non prospettive e breve periodo e la riduzione del servizio manutenzione straordinaria siamo stati costretti ad avviare i tagli. Comunque il Consorzio Depurazione sta verificando, assieme ai sindaci e ai sindacati di categoria, di attivare un ammortizzatore sociale per i 15 esuberi. Abbiamo inoltre chiesto ai sindaci di verificare se nella pianta organica dei loro comuni c’è la possibilità, consentita dalla legge, di assumere a tempo determinato i dipendenti».
Il vicepresidente del Consorzio, Claudio Braida, evidenzia che tutta la vicenda sull’iter della procedura sia frutto dell’improvvisazione e che il rapporto tra Provincia e Regione in materia sia alquanto vago: «E’sconvolgente - dice Braida - che dal ’98, anno dell’autorizzazione regionale, non si sia trovata una soluzione a queste problematiche: non esiste evidentemente la volontà di farlo».
Braida spiega come la Provincia a dicembre 2002 avesse rideterminato la scadenza dell’autorizzazione all’attività di trattamento dei rifiuti liquidi dell’ente, riducendola da cinque a quattro anni. Il Consorzio aveva immediatamente richiesto la nuova autorizzazione, quindi prima del sequestro del febbraio 2003, presentando tutto il procedimento istruttorio di competenza ottemperando a tutte le richieste di chiarimento ed integrazione preliminari all’avvio dello stesso. «Per cui è ingistificato- conclude Braida- il protrarsi della fase “informale” di preistruttoria che rappresenta per il Consorzio una situazione di grave e ingiustificata incertezza con conseguente pregiudizio economico cui far fronte esperendo le difese più opportune in tutte le sedi competenti».
Francesca Artico
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Commento
E va bene allora anche gli ambientalisti faranno una diffida alla Provincia affinchè non si azzardi d aprire il fascicolo del Tubone.
E già che ci siamo faremo una diffida alla Regione affinchè non si azzardi ad approvare leggi ad hoc, incostituzionali, per impossibili sanatorie sulla VIA
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