Ha impugnato il decreto ministeriale: non cè necessità, non sono state esaminate soluzioni alternative
Centrale Caffaro, ricorso del Wwf al Tar
Lassociazione contraria allimpianto turbogas da 800 mw: errori nella valutazione dimpatto ambientale
Il Wwf del Friuli Venezia Giulia si oppone al progetto della centrale a turbogas da 800 mw di Torviscosa proposto dalla Caffaro Energie. E lo fa attraverso un ricorso al Tar contro la carente procedura di Via (valutazione dell'impatto ambientale), conclusasi nell'ottobre 2001 con la pronuncia di un decreto favorevole da parte del ministro all'ambiente, Altero Matteoli. Le ragioni che hanno spinto l'associazione ambientalista ad impugnare al Tar il decreto ministeriale sono state illustrate ieri dal presidente regionale del Wwf, Vinicio Collavino e da Paolo De Toni, esponente del Comitato di difesa ambientale della Bassa friulana.
Il ricorso, redatto dall'avvocato Giandrossi di Trieste, è stato ispirato da una serie di lacune riscontrate nell'istruttoria di Via. «Il decreto ministeriale - spiega Collavino - ha solamente preso atto delle osservazioni critiche di associazioni e cittadini sul progetto Caffaro, senza nessuna analisi o risposta. Non ha tenuto conto nemmeno dell'inchiesta pubblica (prevista dalla normativa sul Via) tenutasi a fine 2000 a Torviscosa e presieduta da un magistrato del Consiglio di Stato. Inoltre - evidenzia il presidente - la descrizione della qualità dell'aria, contenuta nello studio di impatto ambientale della Caffaro, si basava su dati inattendibili: le centraline di monitoraggio, infatti, erano inutilizzate da tempo e la caratterizzazione meteoclimatica si fondava sui dati della stazione di Campoformido, a oltre 25 km di distanza».
Ma il Wwf punta il dito contro altre incoerenze emerse dalla procedura di Via. «Sono illogiche - sostiene Collavino - le prescrizioni imposte dal decreto alla Caffaro, come ad esempio l'esecuzione di una campagna di monitoraggio dell'aria "non oltre un anno prima" dell'entrata in funzione della centrale: un termine vago la cui mancata ottemperanza, oltretutto, non comporta conseguenze. E il decreto, alla luce dello studio compiuto dalla Caffaro, parla anche di una previsione di aumento della temperatura allo scarico delle acque di raffreddamento della centrale pari a 0,5°C, per poi citare il parere della Provincia che lo valuta a 5°C, senza dare spiegazioni sull'evidente contraddizione. Manca - riprende Collavino - pure una doverosa caratterizzazione del suolo su cui si vorrebbe far sorgere la centrale, sebbene l'area faccia parte del "sito inquinato di importanza nazionale" da bonificare in base alle leggi vigenti».
Secondo il presidente, infine, «non c'è stata una verifica in merito alla reale necessità di una nuova centrale in Friuli Venezia Giulia: il parere della Regione profilava, infatti, l'ampia copertura del fabbisogno energetico con la produzione degli impianti esistenti. E poi - incalza - basterebbe trasformare a gas quella di Monfalcone. Infine, non sono state valutate ipotesi alternative».
Laura Pigani
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