MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003
MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003 Pagina 11 - Udine
«È NECESSARIO UN DECRETO PER FERMARLA»

GLI AMBIENTALISTI

TORVISCOSA. Conferenza a Torviscosa sulle emissioni delle polveri sottili e, soprattutto, delle polveri secondarie, o micropolveri, prodotte dalle centrali a turbogas con la presenza del ricercatore del Cnr di Bologna, Nicola Armaroli, e dell’Ausl bolognese, Claudio Po. I comitati di difesa ambientale della Bassa Friulana stanno organizzando l’incontro affinché si faccia chiarezza su questo punto fondamentale prima della costruzione della centrale da 800 Mw della Edison/Caffaro.

Dunque, mentre Edison tace sulla querelle sorta dopo le affermezioni dei ricercatori bolognesi in merito alla pericolosità delle micropolveri e delle polveri sottili, il mondo ambientalista è in forte fermento e più che mai intende opporsi alla realizzazione di questa centrale da 800 Mw: sarebbe disponibile ad accettarne una massimo da 400 MW. «Altro che decreto sblocca centrali: dopo lo studio di Bologna sembrerebbe logico l’esatto contrario - sostengono gli ambientalisti della Bassa -, vale a dire una moratoria generalizzata per valutare l’effettivo impatto ambientale delle emissioni delle polveri ultrafini, PM2, 5, PM1 e PM 0,1. Infatti le Via ministeriali con le quali sono state autorizzate queste centrali non fanno minimamente menzione di questi pericolosissimi inquinanti». L’ambientalista Paolo De Toni, sottolinea che già nel 2000 era stata posta la questione, «nella stesura delle osservazioni alla megacentrale di Torviscosa - ricorda - avevamo sollevato il problema del particolato fine, ma non ci è stata data nessuna risposta in merito. Certo, in Italia tutto è possibile, anche un ulteriore miracolo del Ministro “San Marzano”, che con la scusa del black out o attraverso altri artifizi tenterà di smentire lo studio suddetto e di dire che tutto va bene». É opinione del Comitato di Difesa della Bassa «che ora sindaci e , presidenti di Provincia e di Regione, dovranno esprimersi in merito: è un atto dovuto nei confronti dell’intera popolazione regionale. Dal canto nostro intensificheremo la controinformazione su questo problema e sull’assoluta necessità di una politica energetica seria e ambientalmente compatibile». (f.a.)

MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003Pagina 11 - Udine

«Decida la Regione sull’impianto»
Secondo i comitati bisogna riammodernare i complessi già esistenti
TORVISCOSA. Mentre la Edison di Torviscosa, per nulla preoccupata dalle polemiche sorte sulla pericolosità delle emissioni sottili delle centrali a turbogas, si appresta alla cerimonia della posa della prima pietra della centrale, il presidente del Cordicom (coordinamento dei Comitati territoriali dei cittadini associati del Friuli Venezia Giulia), Luciano Zorzenone, chiede al presidente della Regione, Illy, il blocco totale delle concessioni in attesa dell’approvazione concordata del Piano energetico regionale. «La sovranità della Regione a statuto speciale nelle gestione del territorio e delle risorse - dice Zorzenone - non deve accettare che per impianti fino a 300 Mw le decisioni possono essere prese in loco, mentre per impianti di dimensioni maggiori, che hanno inevitabilmente un pesantissimo impatto ambientale siano altri a decidere per noi. È un trattamento da vigilato speciale e non da statuto speciale». Zorzenone, evidenziando che nella «pietosa e patetica storia del black out di tempo addietro», dove la risposta è «fare nuove centrali», propone il riammodernamento di quelle esistenti al fine di farle funzionare al meglio. Per il Piano energetico regionale, sostiene, si devono inserire due elementi importanti: precisi parametri ambientali che devono essere rispettati anche per le centrali esistenti, e l’assoluto impegno da parte dei gestori delle centrali a rispettare le quantità di energia che si erano impegnati a produrre quando sono state concesse le autorizzazioni, inoltre propone l’incentivazione di impianti alternativi. «Per quanto riguarda il Fvg - sostiene Zorzenone -, mi risulta che da anni sono inevase le richieste di realizzazione di centrali idroelettriche, questo perché manca una attenzione verso l’utilizzo intelligente delle risorse della Regione. Lasciando fare agli industriali, questi farebbero le centrali sul castello di Udine o su quello di Gorizia se solo fosse economicamente conveniente, o (come ora) una mega centrale a Torviscosa su un terreno devastato da decenni di inquinamento mai risanato. Oppure a Udine in una zona industriale realizzata in modo sbagliato nel posto più sbagliato che ci potesse essere, con un inquinamento che sta raggiungendo limiti osceni». «Ed anche ad Udine - conclude il presidente del Cordicom - vogliono costruire una centrale analoga con indicato che il 25 per cento della produzione andrà ad una acciaieria locale ed il 75 per cento verrà venduto fuori di regione: ma non mancava in Fvg l’energia?» (f.a.)

MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003 Pagina 11 - Udine

Si formano in atmosfera
Polveri secondarie peggiori delle sottili

IL NUOVO FRONTE

TORVISCOSA. La partita fondamentale sulla quantità delle emissioni delle centrali a turbogas, non è costituita dalle polveri sottili, «ma si gioca tutta su un’altra famiglia di micropolveri: le cosiddette secondarie, che nascondono in maniera completamente diversa dalle precedenti, molto più laboriosa, lenta e lontano dalla fuoriuscita del camino».

Questo è il giudizio tecnico espresso da Michele Fabbri e Francesca Noceti sulla rivista specializzata Galileo. I due scendono in campo, infatti, per quello che considerano il vero pericolo di questo tipo di centrale: le polveri secondarie. «Esse - evidenziano - si formano in atmosfera attraverso complessi processi di natura fotochimica, a partire soprattutto da molecole di ossidi di azoto (Nox) e di biossido di zolfo (SO2) emessi dalla centrale. Sono molto più difficili da catturare e misurare (tanto che in futuro si useranno i satelliti). Risentono del “clima” (temperatura, umidità, circolazione dell’aria) in cui si formano e della presenza di altre sostanze presenti nell’aria (ad esempio emissioni di altri impianti in zona). “Galleggiano” in atmosfera per alcune settimane e rappresentano una percentuale molto rilevante delle emissioni di Nox e So2 da cui derivano (oltre il 50 per cento). Da questa percentuale dipende il fatto che la quantità totale di queste micropolveri è molto grande».

Fabbri e la Noceti concludono ricordando che per un impianto che emetta un migliaio di tonnellate di Nox all’anno, come gran parte delle turbogas progettate, «è facile dedurre che si tratta di molte centinaia di tonnellate». (fr.a.)

MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003 Pagina 11 - Udine

LArpa rassicura sull’inquinamento: «Il metano è la soluzione migliore»

LALTRO STUDIO

TORVISCOSA. «Le polveri da centrale a ciclo combinato turbogas sono trascurabili rispetto alle emissioni da impianti alimentati con altri combustibili (olio, carbone, orimulsion)». A scendere in campo contro la affermazioni dei ricercatori dell Cnr e dall’Ausl bolognese, Armaroli e Po, è il direttore generale di Arpa Emilia-Romagna, Edolo Minarelli, che ha sottolineato che i due ricercatori «hanno scambiato una ricerca di letteratura disponibile su Internet con una supposta conoscenza internazionale, nascondendo così una completa improvvisazione sul tema». «Si è detto - ha detto Minarelli - che una centrale da 800 Mw può emettere quantità di polveri sottili pari all’intero traffico della città di Bologna, stimato in 300 t/anno. É bastata una semplice valutazione per confermare i dubbi emersi immediatamente: un riscontro con i controlli effettuati sulle centrali a turbogas esistenti, confrontati con le attività svolte dalle Agenzie Arpa di altre regioni, porta alla conclusione che le tonnellate emesse non possono essere superiori a 20, valore confermato dalle simulazioni modellistiche. É l’ordine di grandezza già contenuto nella Valutazione di impatto ambientale strategica effettuata dall’Arpa sul Piano energetico regionale: le polveri da centrale a ciclo combinato turbogas sono trascurabili rispetto alle emissioni da centrali alimentate con altri combustibili. Senza esprimere i giusti valori di una centrale alimentata a gas naturale rispetto alle altre, si riduce la percezione del rischio che comporta l’uso di un combustibile, che solo per le polveri è almeno 10 volte più impattante del gas naturale». Dello stesso avviso del direttore dell’Arpa dell’Emilia-Romagna sono l’ingegnere chimico Daniele Fraternali e Olga Olivetti Selmi, ingegnere ambientale della Servizi territoriali srl di Cinisello Balsamo, che in uno studio da loro condotto evidenziano che le emissioni di una centrale da 800 Mw sarebbero pari a 28 t/anno e non 290 t/anno come citato dai ricercatori di Bologna. «Un dato - dicono - certamente anch’esso non del tutto trascurabile, ma di sicuro minore impatto ambientale rispetto al valore pubblicato». Anche loro evidenziano «un’incongruenza nel dato americano: ricostruendo infatti i calcoli che hanno portato alla emissione citata (290 t/anno) di particolato solido (Pm10), il valore di emissione corretto risulta 10 volte inferiore».(f.a.)

Commento
a cura di ecologiasociale.org

Sulla rivista "La Chimica e l'Industria" del novembre 2003 compaiono sia il secondo articolo di Armaroli e Po che l'articolo di Fraternali e Oliveti in risposta al primo articolo di Armaroli e Po pubblicato sulla stessa rivista in maggio 2003. L'intervento di Fraternali e Oliveti tocca solo il problema delle emissioni al camino e non la formazione delle micropolveri in atmosfera a partire dagli ossidi di azoto. Il confronto fra le due posizioni è di nuovo spiegato sul sito Galileo.it.
Lo stesso direttore dell'Arpa dell'Emilia Romagna ha recentemente (sul quotidiano "Il Resto del Carlino" ) dovuto correggersi ed affermare che il lavoro dei due ricercatori è un "buon lavoro"

Links per evere tutto il metriale sul tema

http://www.ecologiasociale.org/pg/energia.html

http://www.nocentrale.it/

http://www.galileonet.it/Magazine/mag0341/0341_4.html