Articolo tratto da Il Messaggero Veneto venerdì 9 novembre 2001
L’ambientalista De Toni: se applicano la legge, stop per alcuni impianti
Nella Bassa cinque siti a rischio


Tante piccole Marghera anche nella Bassa Friulana? La sentenza del Tribunale di Venezia porta alla ribalta il problema, a livello ambientale, dei siti industriali soprattutto là dove ci sono impianti chimici, siti che anche nella Bassa Friulana hanno i loro punti critici: i più significativi, secondo gli ambientalisti, sono la Caffaro di Torviscosa, la Cogolo, la Fingel (attualmente sotto sequestro), il Tubone e la costruenda Europolimeri di San Giorgio di Nogaro.
Tutte queste aziende infatti, eccetto la Europolimeri che non è ancora produttiva, evidenziano diversi problemi ambientali, vuoi per le emissioni, vuoi per le discariche, vuoi per gli scarichi in acqua, o altro, «problemi che - sottolinea l'ambientalista De Toni - in onore allo stesso principio di "applicazione rigorosa della legge" che avrebbe mandati assolti gli "eccellenti" di Marghera, dovrebbe portare alla chiusura immediata di alcuni di questi impianti».
Nei siti industriali della Bassa (Torviscosa e San Giorgio) ci sono e ci sono state discariche e sversamenti in acqua (vedi quella dell'ex Sangabriele pari a 60 mila mq. di rifiuti tossici, 10 campi di calcio, o quella del mercurio) situazioni molte delle quali attendono ancora la bonifica; ci sono impianti di stabilimenti ormai obsoleti che andrebbero chiusi a causa dei danni di diversa natura che provocano, e poi ci sono le emissioni in acqua e aria che creano più di qualche allarmismo in chi si occupa di ambiente, ma anche nel comune cittadino.
Proprio per queste preoccupazioni nel sangiorgino si è portata avanti una battaglia, che ha coinvolto moltissima gente, dalle opposizioni, al mondo ambientale, da medici illustri ad alcuni politici regionali, contro l'insediamento della Europolimeri, preoccupazioni che vogliono evidenziare quali rischi comportano gli insediemanti chimici e soprattutto come prevenire quanto successo a Marghera. Questo anche ricordando, come fa Paolo De Toni, quando nel '96 si voleva portare il Cvm (proprio quello del Petrolchimico) a Torviscosa «e fu fermato a furor di popolo».
L'ambientalista sostiene di non stupirsi del silenzio con cui sindaci di sinistra («Duz per primo») e sindacati dei chimici che oggi tacciono sulla sentenza di Venezia, «che seppur emessa da una persona che sarà anche degnissima, resta una "sentenza indegna": qualche "colpa" potrebbero averla anche loro per le scelte fatte». Inoltre sottolinea che «alla classe operaia, alla società intera, al territorio non giova e non gioverà mai "lasciar fare" ad un certo tipo di industrialismo neanche di fronte alla crisi economica più nera».
Con i casi della Fingel, del Tubone e dell'Europolimeri e altre vicende fortunatamente fermate in quanto individuate in tempo, a San Giorgio «si è addirittura raggiunto un nuovo Guinness dei primati: quello delle scelte sbagliate in tempi facili. Tempi in cui chiunque - continua De Toni -, non fosse stato subalterno a certi interessi, avrebbe invece saputo fare scelte giuste: cioè dire no ad industrie chimiche e ad ulteriori impianti di rifiuti. Questo per dire che il problema dell'industria chimica a rischio non è un ricordo del passato ma un problema permanente: finchè continuerà, ad esempio, la chimica del cloro e il problema stesso dei rifiuti chimici che si dovranno smaltire nei prossimi decenni è lecito avere forti sospetti sulle modalità in cui si dovranno smaltire».
F.A.