L’ambientalista De Toni: se applicano
la legge, stop per alcuni impianti
Nella Bassa cinque siti a
rischio
Tante piccole Marghera anche nella Bassa Friulana?
La sentenza del Tribunale di Venezia porta alla ribalta il
problema, a livello ambientale, dei siti industriali
soprattutto là dove ci sono impianti chimici, siti che anche
nella Bassa Friulana hanno i loro punti critici: i più
significativi, secondo gli ambientalisti, sono la Caffaro di
Torviscosa, la Cogolo, la Fingel (attualmente sotto
sequestro), il Tubone e la costruenda Europolimeri di San
Giorgio di Nogaro.
Tutte queste aziende infatti, eccetto la
Europolimeri che non è ancora produttiva, evidenziano diversi
problemi ambientali, vuoi per le emissioni, vuoi per le
discariche, vuoi per gli scarichi in acqua, o altro, «problemi
che - sottolinea l'ambientalista De Toni - in onore allo
stesso principio di "applicazione rigorosa della legge" che
avrebbe mandati assolti gli "eccellenti" di Marghera, dovrebbe
portare alla chiusura immediata di alcuni di questi
impianti».
Nei siti industriali della Bassa (Torviscosa e
San Giorgio) ci sono e ci sono state discariche e sversamenti
in acqua (vedi quella dell'ex Sangabriele pari a 60 mila mq.
di rifiuti tossici, 10 campi di calcio, o quella del mercurio)
situazioni molte delle quali attendono ancora la bonifica; ci
sono impianti di stabilimenti ormai obsoleti che andrebbero
chiusi a causa dei danni di diversa natura che provocano, e
poi ci sono le emissioni in acqua e aria che creano più di
qualche allarmismo in chi si occupa di ambiente, ma anche nel
comune cittadino.
Proprio per queste preoccupazioni nel
sangiorgino si è portata avanti una battaglia, che ha
coinvolto moltissima gente, dalle opposizioni, al mondo
ambientale, da medici illustri ad alcuni politici regionali,
contro l'insediamento della Europolimeri, preoccupazioni che
vogliono evidenziare quali rischi comportano gli insediemanti
chimici e soprattutto come prevenire quanto successo a
Marghera. Questo anche ricordando, come fa Paolo De Toni,
quando nel '96 si voleva portare il Cvm (proprio quello del
Petrolchimico) a Torviscosa «e fu fermato a furor di
popolo».
L'ambientalista sostiene di non stupirsi del
silenzio con cui sindaci di sinistra («Duz per primo») e
sindacati dei chimici che oggi tacciono sulla sentenza di
Venezia, «che seppur emessa da una persona che sarà anche
degnissima, resta una "sentenza indegna": qualche "colpa"
potrebbero averla anche loro per le scelte fatte». Inoltre
sottolinea che «alla classe operaia, alla società intera, al
territorio non giova e non gioverà mai "lasciar fare" ad un
certo tipo di industrialismo neanche di fronte alla crisi
economica più nera».
Con i casi della Fingel, del Tubone e
dell'Europolimeri e altre vicende fortunatamente fermate in
quanto individuate in tempo, a San Giorgio «si è addirittura
raggiunto un nuovo Guinness dei primati: quello delle scelte
sbagliate in tempi facili. Tempi in cui chiunque - continua De
Toni -, non fosse stato subalterno a certi interessi, avrebbe
invece saputo fare scelte giuste: cioè dire no ad industrie
chimiche e ad ulteriori impianti di rifiuti. Questo per dire
che il problema dell'industria chimica a rischio non è un
ricordo del passato ma un problema permanente: finchè
continuerà, ad esempio, la chimica del cloro e il problema
stesso dei rifiuti chimici che si dovranno smaltire nei
prossimi decenni è lecito avere forti sospetti sulle modalità
in cui si dovranno smaltire».
F.A.
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