Più gente del previsto in piazza per
la pace
Circa 150 i partecipanti secondo le forze
dell’ordine, oltre 300 per l’Udine social forum
Una protesta pacifica e dal messaggio chiaro,
contro ogni forma di violenza, quella organizzata da Udine
social forum in piazza Matteotti ieri pomeriggio. Con un
grande assente, però: la politica. Lo dice subito Stefano
Franzil, che del forum udinese anti-global è una specie di
portavoce: «Abbiamo invitato tutti, ma se si esclude
Rifondazione Comunista, che fa parte del gruppo, non c’è
nessuno. Vedremo se arrivano». Non arrivano. Né andranno, con
loro, alla marcia della pace di Perugia e Assisi su uno dei
tre pullman che hanno organizzato. In piazza c’è il sindacato,
c’è l’associazionismo, ci sono i centri sociali, parla don Di
Piazza e qualche anarchico di questo o di quel gruppo, San
Giacomo per un po’ si riempie. Per la polizia non sono più di
150 persone, comunque, per i manifestanti almeno 300, fatto
sta che l’unica guerra che accettano è quella dei numeri,
comunque si vede più gente del previsto. Anche se, quando da
una parte si affacciano cinque giovanotti di Forza Nuova, per
un istante gli sguardi di spostano lì, e pare che i più “duri”
dell’anarchia siano pronti a scattare. Ma non succede nulla,
anche perché tra polizia, carabinieri e vigili urbani, più
qualcuno in borghese, saranno stati almeno in trenta a
sorvegliare la piazza e chi ci passeggiava inganno di quel che
accadeva.
Su striscioni e tazebao si legge un chiaro
“Cessate il fuoco!”, si reclama la costruzione di “un altro
mondo, contro tutti i massacri e i terrorismi”, si vuole il
“silenzio delle bombe”. E Franzil spiega pure che «le varie
anime del movimento vanno dalla sinistra estrema al mondo
cattolico, dall’Acli a via Volturno, dai Costruttori di pace a
Rifondazione». Ma altro parterre della politica locale
continua a guardarsi bene dal farsi vedere. E, quando si
domanda se la “pace” faccia davvero da denominatore comune a
punk e militanti che inneggiano al Che, a giovani universitari
di sinistra, con le camicie stirate bene e la giacca
“bertinottiana”, a femministe e anarchici con decine di
orecchini, non tutti sembrano poi così sicuri. Paolo De Toni,
che parla a nome dei centri sociali autogestiti del Friuli,
dice: «Io sono pacifista e, per me, la violenza è fatica.
Componenti più violente, però, insurrezionalisti, ci sono
anche qui. Magari non si vestono di nero come nel nord Europa,
ma non lo fanno perché non fa parte dello spirito
mediterraneo». E, se Natalino Giacomini della Camera del
lavoro della Cgil, riferisce di «profondi dubbi tra i
lavoratori – spiega – per un risultato di politica
internazionale fallimentare e senza uscita se non si comincia
a fare prevenzione, ricostruire la pace sociale e distribuire
ricchezza», nel sindacato c’è anche chi parla invece di
“ipocrisia” di alcuni gruppi anti-globalizzazione: «Dietro a
questi manifesti che inneggiano alla pace – aggiunge infatti
Emiliano Giareghi, sempre della Cgil – ci sono i pacifisti, ma
anche quelli che nascondono altro pensiero e altre intenzioni.
E non lo vengono centro a dire a noi».
Tommaso Cerno
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