Articolo mv4
Tutti gli articoli del Messaggero Veneto di domenica 22 dicembre 2002 che ha dedicato interamente la pagina Provinciale a questo tema
22/12/02 mv4
Domenica 22 dicembre 2002
«Subito un’assemblea»

L’ambientalista De Toni: «Decisione gravissima, faremo come 10 anni fa, non passeranno»

SAN - GIORGIO DI NOGARO. «Un bel regalo di Natale per i cittadini della Bassa Friulana e del Savitese. Per il “popolo delle fontane” è in arrivo l’acquedotto o meglio il tentativo di realizzarlo. Si tratta di una vicenda di una gravità inaudita». Questo è il commento dell’ambientalista è Paolo De Toni alla notizia dell’accordo tra Stato e Regione per acquedottizzare tutta la Bassa Friulana (15 comuni), notizia che gli ha riportato alla mente la battaglia di dieci anni che prevedeva la chiusura dei pozzi artesiani per favorire la nascita degli acquedotti.

«Il 7 novembre a Roma - dice - sotto l’egidia di “intesa istituzionale fra Governo della Repubblica e Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia“ è stato firmato l’accordo di programma su “Tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche” che nel foglio 4 dell’allegato C fa una bella lista di tutti i comuni attualemnte serviti dalle fontane e soggetti ad una ipotesi di acquedotizzazione forzata contro quella che è la volontà popolare espressa in maniera inequivocabile in questi dicei anni di lotte. Così ora si capisce che l’uscita apparentemente stemporanea della Provincia di Udine dal “tavolo tecnico” sull’acqua del 17 dicembre aveva dietro qualcosa di estremamente concreto e grave. Ed è probabilmente per questo che l’assessore sangiorgino, Luciano Bonetto, formalmente da me invitato ad esprimere in suddetta sede, in difesa delle fontane, di fronte all’attacco della provincia, ha invece fatto scena muta e poco dopo ha abbandonato la riunione».

De Toni sottolinea che in tutti i comuni gli ambientalisti pro fontane si stanno mobilitando per organizzare per il 2003 una grande campagna di protesta per queste decisioni e vedono nei sindaci dei corresponsabili di questa operazione. «Infatti la logica soggiacente a questa scelta - afferma - è evidente: un accordo Stato-Regione fornisce ai sindaci un alibi per poter dire che loro non ne sapevano niente e che non possono farci niente in quanto la decisione li ha scavalcati».

A San Giorgio è in preparazione un’assemblea pubblica entro la metà di gennaio. (f.a.)