Messaggero Veneto Speciale sulla trasformazione a carbone della centrale Endesa di Monfalcone
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domenica 29 dicembre 2002
De Toni: il progetto deve essere fermato

L’ambientalista: convertire la centrale vuol dire farla ex novo, non è ammissibile


SAN - GIORGIO DI NOGARO. «Il mistero Endesa. Mistero, è proprio il caso di dirlo perchè ci si deve pur chiedere come mai mentre tutti i gruppi del settore energetico vogliono costruire centrali a turbogas, la società Endesa vuole, in netta controtendenza con il mercato, sostituire 640 Mw a olio combustibile (due gruppi da 320 ormai esausti) in altrettanti a carbone, sia pure con la migliote tecnologia disponibile». Paolo De Toni, noto ambientalista della Bassa Friulana, entra così nel vivo delle polemiche innescate dai pareri negativi espressi dai consigli comunali sulla centrale Endesa di Monfalcone, pareri conseguenti soprattutto al problema ricaduta polveri che interesserà anche l’area sangiorgina. Secondo De Toni questa centrale contravverrebbe, fra l’altro, al decreto D’Alema che aveva aperto la strada alla privatizzazione del parco termoelettrico dell’Enel. «Circa un anno fa - evidenzia l’ambientalista - in un convegno a Monfalcone l’ingegner Serra, del gruppo Endesa, diceva che non potevano fare la trasformazione a gas perchè la Regione non gli autorizzava alcun gasdotto. Incredibile mentre sorgono come funghi progetti di centrali a turbogas in ogni parte della Regione (una anche a Ronchi dei Legionari) paradossalmente nell’unico sito dove si potrebbe partire immediatamente con la riconversione, fra l’altro obbligatoriamente prevista nel contratto di vendita della centrale di Monfalcone, rimane tutto fermo perchè non si può far arrivare il gasdotto a destinazione. A tutto ciò la Regione deve pur dare delle speigazioni. A Monfalcone personalmente lancia la sfida che gli ambinetalisti avrebbero difeso il migliore dei percorsi possibili dal gasdotto anche se avesse procurato qualche impatto negativo. Per quanto riguarda il progetto di carbonizzazione esso è facilmente attaccabile in quanto l’effettivo parco termoelettrico oggi operante è solo quello costituito dai due gruppi a carbone per un totale di 350 mw. I due gruppi a olio combustibile oppure la carbonizzazione equivale dal punto di vista amministrativo a una costruzione ex novo e ciò non è ammissibile. Detto questo - continua De Toni - resta pur sempre da chiedersi coma mai molti comuni della Bassa Friulana si sveglino ora sulla questione dei danni ambientali che le mega centrali provocheranno, quella della Endesa porterà polveri sino a Lignano, e non abbiano detto niente sugli 800mw di Torviscosa che provocheranno una quintuplicazione degli ossidi di azoto e un notevole aumento dell’umidità in una vasta area». L’ambientalista conclude nel sottolineare che quello che sta accadendo è in realtà molto strano oltretutto in uno scenario di totale assenza di politica energetica da parte della Regione sostenendo che pare di capire che questa venga fatta da «altri» a tutto svantaggio delle popolazioni e dei territori. «Il no all’Endesa deve essere generalizzato e diventare una moratoria per tutti i mega impianti di produzione e di trasmissione energetica in modo da costringere la Regione ad affrontare seriamente in problema energetico una volta per tutte. Certamente noi ci batteremo perchè anche San Giorgio dica no a questa centrale i cui disagi che provocherà si assomeranno a quelli della centrale di Torviscosa».

Anche il consiglio comunale di Fiumicello con un secco no ha deliberato in modo unanime e forte il proprio diniego alla conversione da gas a carbone della centrale termoelettrica di Monfalcone. L'assemblea civica, riunitasi la sera scorsa per discutere del problema, ha ritenuto che vi siano troppi aspetti ancora da chiarire in merito al progetto in corso sul potenziamento e sulla conversione di questa centrale. «Qual è il piano energetico della nostra regione?» si domanda il sindaco del capoluogo friulano Paolo Dean. «Se calcoliamo la produzione di energia che avviene tra le centrali di Torviscosa e quella di Trieste, raggiungiamo ampiamente un quantitativo sufficiente alle necessità energetiche regionali. Ampliando gli impianti della centrale di Monfalcone, andremmo a raddoppiare tale produzione.»

Francesca Artico