Pavia di Udine. Analisi evidenzierebbero ancora tracce del metallo. 35 mila euro dalla Provincia per la ricerca
Inquinamento da cromo
adesso si parla di bonifica
I segreti del cromo e del suo isotopo nella falda che da Lauzacco dirige verso la Bassa friulana hanno i giorni contati e ora si pensa alla bonifica. Nel pomeriggio di ieri, il Comune di Pavia di Udine ha convocato per un incontro tecnico sindaci di Santa Maria la Longa, Bicinicco, Gonars, vertici dell’Arpa, della direzione regionale dell’Ambiente, funzionari del Nucleo operativo ecologico, carabinieri, Aziende per i servizi sanitari del Medio Friuli e dalla Bassa friulana e Legambiente. L’obiettivo? Illustrare con una relazione del geologo incaricato dal Comune, Fulvio Iadarola, le modalità con le quali è stata condotta l’indagine geognostica per fare chiarezza sui fenomeni di inquinamento da cromo, valutare i primi elementi emersi e fare progetti.
La guerra che la locale amministrazione comunale ha iniziato nei confronti di quel liquido giallo altamente cancerogeno che ha avvelenato i pozzi artesiani di tanti agricoltori e ha venato l’acqua dei canali irrigui è giunta all’ultima battaglia. Fra ottobre e novembre sono stati realizzati tre carotaggi, perforazioni che l’impresa Benedetti di Palazzolo ha effettuato nel terreno, scendendo a 35 metri di profondità per estrarne una quarantina di campioni, tutti finiti in laboratorio. Se per conoscere i dati delle analisi chimiche bisognerà attendere, le tracce del cromo sono già apparse nell’analisi stratigrafica in una delle tre perforazioni, fatte poco distante dallo stabilimento della CromoFriuli di Lauzacco. Per la ricerca e il monitoraggio dei pozzi la Provincia ha erogato un finanziamento pari a circa 35 mila euro.
«Ma non è solo l’aspetto finanziario di questa operazione che vede il Comune di Pavia e la Provincia assieme a tanti altri partners coinvolti in un’azione convinta, a dover essere sottolineato, quanto un percorso intrapreso con la volontà di andare a fondo nella tutela della salute pubblica» sottolinea l’assessore provinciale all’ambiente Loreto Mestroni che evidenzia come, dal monitoraggio sulla presenza di cromo e di altre sostanze in una quarantina di pozzi sia emersa una situazione in costante miglioramento, non si sono più registrate, infatti, concentrazioni eclatanti di cromo nell’acqua. Soddisfatto dagli esiti dell’incontro anche Marino Visintini, presidente del circolo udinese di Legambiente, che ha sottolineato come «questo rappresenti un passaggio positivo per risolvere il problema ma l’ambientalista segnala come «si sia dovuto attendere per 17 anni senza arrivare a individuare dei responsabili nonostante il tribunale abbia nominato due periti nel 1989 e nel 1998».
Queste indagini permetteranno di eliminare molte ombre sulla questione cromo «ma si dovrà pagare lo scotto di un’attività che per decenni è fluita fuori da ogni controllo e che troppo spesso ha incontrato la latitanza Regione» sentenzia Visintini.
Alessandra Ceschia
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