L’allarme inquinamento a Torviscosa
nell’azienda al centro di un caso nazionale. Il vicesindaco:
«Guai se dovessero chiudere» Controlli dei carabinieri alla
Caffaro Il Noe ha effettuato accertamenti e prelievi nel
reparto cloro-soda, dove sono usate sostanze pericolose
di
MAURIZIO CESCON Resta alto l’allarme inquinamento alla
Caffaro di Torviscosa. I carabinieri del Noe (Nucleo operativo
ecologico) hanno infatti più volte, negli ultimi tempi,
“visitato” i reparti dell’industria chimica per accertamenti,
prelievi di materiali e acquisizioni di documenti relativi
alla produzione. I risultati dell’attività di polizia
giudiziaria sono coperti dal segreto d’ufficio e non trapelano
indiscrezioni, almeno finchè il magistrato non deciderà che
tipo di provvedimenti adottare. Pare, comunque, che i
carabinieri del Noe abbiano fatto pervenire ai responsabili
friulani della Caffaro una diffida, con la quale si ritiene
necessario e non più prorogabile l’adeguamento in tempi brevi
del reparto dove si produce il cloro-soda, il principale
imputato dell’inquinamento da mercurio. Sembra comunque che i
vertici dell’azienda abbiano preso sul serio la
raccomandazione dei carabinieri e che stiano mettendo a norma
l’impianto, dove lavorano, a turno, oltre 400 operai. Alte
concentrazioni di mercurio nel terreno (fino a 150 volte
superiori ai limiti di legge) sono state riscontrate nelle
verifiche dell’Arpa (l’Agenzia regionale per l’ambiente) nel
sottosuolo, nelle vicinanze del cloro-soda. La verifica del
maggio scorso era scattata a seguito di alcuni esposti
presentati alla procura di Udine. Adesso, dopo l’inchiesta del
quotidiano «La Repubblica» sulla Caffaro di Brescia, dove si
producono le stesse sostanze di Torviscosa, l’emergenza
ambientale torna in primo piano. L’industria chimica dà
praticamente lavoro a tutto il paese e, un’eventuale chiusura,
anche temporanea, di uno degli impianti, potrebbe creare
pesanti ripercussioni economiche e sul tessuto sociale. In
Comune, il vicesindaco Tomba, sostiene che «se la magistratura
dovesse decidere la chiusura del reparto soda-cloro, sarebbe
un fatto gravissimo per la comunità». Quella
dell’inquinamento da mercurio è una faccenda che si trascina
da anni. Già nel 1998, uno studio sui metalli pesanti
presentato dal Dipartimento di biologia dell’Università di
Trieste, evidenziava dati preoccupanti per la zona di
Torviscosa, relativi a mercurio e cadmio. La concentrazione
era la più elevata in Friuli, e interessava anche Porpetto,
Paradiso e la zona del Planais (Aussa-Corno). Inoltre,
dall’indagine scientifica, risultava verosimile che, non
essendoci altri impianti che usavano mercurio nel ciclo
produttivo, la presenza del metallo riscontrata nel cono
territoriale che aveva come vertice Torviscosa, partiva
proprio dalla sala celle dell’impianto cloro. Nei canali
vicini alla Caffaro la pesca è vietata per gli elevati livelli
di mercurio presenti. L’inquinamento ambientale,
ovviamente, ha conseguenze pure sull’uomo. Il consigliere
comunale di minoranza Mareno Settimo rileva che «i rischi per
la salute di chi lavora all’interno di queste strutture è
elevato. Negli anni Ottanta è risultato un alto numero di
lavoratori deceduti per tumore al polmone o per malattie che
colpiscono i centri nervosi».
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