Articolo tratto dal Messaggero Veneto on line del 15 agosto 2001. Cronaca Provinciale
   
L’allarme inquinamento a Torviscosa nell’azienda al centro di un caso nazionale. Il vicesindaco: «Guai se dovessero chiudere»
Controlli dei carabinieri alla Caffaro
Il Noe ha effettuato accertamenti e prelievi nel reparto cloro-soda, dove sono usate sostanze pericolose


di MAURIZIO CESCON
Resta alto l’allarme inquinamento alla Caffaro di Torviscosa. I carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) hanno infatti più volte, negli ultimi tempi, “visitato” i reparti dell’industria chimica per accertamenti, prelievi di materiali e acquisizioni di documenti relativi alla produzione. I risultati dell’attività di polizia giudiziaria sono coperti dal segreto d’ufficio e non trapelano indiscrezioni, almeno finchè il magistrato non deciderà che tipo di provvedimenti adottare.
Pare, comunque, che i carabinieri del Noe abbiano fatto pervenire ai responsabili friulani della Caffaro una diffida, con la quale si ritiene necessario e non più prorogabile l’adeguamento in tempi brevi del reparto dove si produce il cloro-soda, il principale imputato dell’inquinamento da mercurio. Sembra comunque che i vertici dell’azienda abbiano preso sul serio la raccomandazione dei carabinieri e che stiano mettendo a norma l’impianto, dove lavorano, a turno, oltre 400 operai.
Alte concentrazioni di mercurio nel terreno (fino a 150 volte superiori ai limiti di legge) sono state riscontrate nelle verifiche dell’Arpa (l’Agenzia regionale per l’ambiente) nel sottosuolo, nelle vicinanze del cloro-soda. La verifica del maggio scorso era scattata a seguito di alcuni esposti presentati alla procura di Udine. Adesso, dopo l’inchiesta del quotidiano «La Repubblica» sulla Caffaro di Brescia, dove si producono le stesse sostanze di Torviscosa, l’emergenza ambientale torna in primo piano. L’industria chimica dà praticamente lavoro a tutto il paese e, un’eventuale chiusura, anche temporanea, di uno degli impianti, potrebbe creare pesanti ripercussioni economiche e sul tessuto sociale. In Comune, il vicesindaco Tomba, sostiene che «se la magistratura dovesse decidere la chiusura del reparto soda-cloro, sarebbe un fatto gravissimo per la comunità».
Quella dell’inquinamento da mercurio è una faccenda che si trascina da anni. Già nel 1998, uno studio sui metalli pesanti presentato dal Dipartimento di biologia dell’Università di Trieste, evidenziava dati preoccupanti per la zona di Torviscosa, relativi a mercurio e cadmio. La concentrazione era la più elevata in Friuli, e interessava anche Porpetto, Paradiso e la zona del Planais (Aussa-Corno). Inoltre, dall’indagine scientifica, risultava verosimile che, non essendoci altri impianti che usavano mercurio nel ciclo produttivo, la presenza del metallo riscontrata nel cono territoriale che aveva come vertice Torviscosa, partiva proprio dalla sala celle dell’impianto cloro. Nei canali vicini alla Caffaro la pesca è vietata per gli elevati livelli di mercurio presenti.
L’inquinamento ambientale, ovviamente, ha conseguenze pure sull’uomo. Il consigliere comunale di minoranza Mareno Settimo rileva che «i rischi per la salute di chi lavora all’interno di queste strutture è elevato. Negli anni Ottanta è risultato un alto numero di lavoratori deceduti per tumore al polmone o per malattie che colpiscono i centri nervosi».