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Messaggero Veneto 01-11-03, pag. 9, Udine
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| Tolmezzo: Mauro Saro è stato condannato al risarcimento di 30 mila euro Il giudice ha disposto la bonifica dell’area. Il Wwf: «Una sentenza esemplare» Burgo, il direttore patteggia 5 mesi TOLMEZZO. Il direttore della Cartiera Burgo Mauro Saro ha patteggiato ieri una pena a 5 mesi di reclusione (convertita in 5.840 euro) davanti al Tribunale di Tolmezzo, che lo ha condannato al ripristino e alla bonifica ambientale delle aeree e dei corpi idrici inquinati nel corso degli anni con gli scarichi dello stabilimento. Saro, inoltre, è stato condannato al risarcimento del danno non eliminabile con la bonifica e il ripristino ambientale che è stato liquidato in 30.947,41 euro. Durante la scorsa udienza del processo Burgo, si era assistito allo stralcio della posizione dell'imputato Mauro Saro, difeso dagli avvocati Chiappero e Cardella, in conseguenza della sua richiesta di patteggiamento. Come si ricorderà il direttore dello stabilimento della Burgo era accusato, unitamente agli altri imputati, per aver effettuato o comunque consentito uno scarico non autorizzato di refluo industriale, confluente nel fiume Tagliamento. Il Giudice designato, dottor Berardi, ha anche ordinato all'imputato Saro di procedere al ripristino e alla bonifica ambientale delle aree e dei corpi idrici inquinati, compatibilmente con gli effetti e la durata della decretazione d'urgenza, nonché lo ha condannato al risarcimento del danno non eliminabile con la bonifica e il ripristino ambientale che liquida in complessivi Euro 30.987,41. Ha disposto, quindi, la condanna dell'imputato al pagamento delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili, Wwf Italia, Legambiente e Italia Nostra Onlus, che liquida nella somma di Euro 860,00 per ciascuna parte civile. «Finalmente si conoscono i responsabili dell'inquinamento del Tagliamento a Tolmezzo e dovranno farsi carico della bonifica dell'area. La sentenza del giudice Berardi - commenta Vinicio Collavino presidente regionale del Wwf al termine dell'udienza - probabilmente per la prima volta in Italia in materia di acque, impone il ripristino delle condizioni ambientali naturali nell'intero sito». Le associazioni ambientaliste, che si sono costituite come parte civile nella vicenda, hanno richiesto che il patteggiamento, proposto dal direttore Saro, nel procedimento di inquinamento del fiume, non si risolvesse con il solo pagamento di una sanzione pecuniaria. E'infatti importante, sostiene Collavino, che per i reati ambientali all'imputato non sia inflitta una semplice pena pecuniaria, ma che lo si obblighi a un comportamento ripristinatorio. (e.v.) |
Legambiente commenta la sentenza per il direttore Burgo «Pochi soldi per il danno» TOLMEZZO. All’indomani della conclusione del processo Burgo per il direttore della cartiera Mauro Saro, Legambiente interviene sulla sentenza. «Il dispositivo per il patteggiamento della pena da parte del direttore della Burgo, contiene senza dubbio delle novità importanti scrive Elena Gobbi responsabile di Legambiente , ma si ritiene che qualsiasi espressione di soddisfazione debba essere rimandata alla lettura completa delle motivazioni. Fatto certamente significativo è il riconoscimento del danno ambientale, anche se l’importo è minimo, che conferma la insostenibilità della situazione tuttora in atto cancellando i diversi tentativi di minimizzare della gravità dell’inquinamento prodotto. Sarà interessante verificare le modalità e i parametri scelti per la quantificazione del danno ambientale non eliminabile con la bonifica ed il ripristino, nella modesta somma di 30987,41 euro sicuramente poco significativa per la perdita di qualità biologica rilevata dall’indice Ibe. Il significato compiuto dell’ordine di ripristino e di bonifica ambientale delle aree e dei corpi idrici inquinati, non è per ora comprensibile essendo legato ad una non chiara compatibilità con gli effetti e la durata della decretazione d’urgenza». «Va ricordato aggiunge Legambiente che le procedure di ripristino e di bonifica non possono essere improvvisate e dovranno, quanto meno, far riferimento alla norma vigente, cioè al decreto Ronchi. Ciò significa che si deve procedere attraverso la predisposizione di un piano di caratterizzazione che individui i maggiori fattori di inquinamento e ne quantifichi e qualifichi il livello: solo in seguito si può procedere a programmare la bonifica. E’ evidente che la complessità della situazione può richiedere analisi estese sia sulle aree interessate da uno scarico che, per lunghi periodi, di fatto avviene al suolo, vista la carenza d’acqua del Tagliamento nel tratto interessato; sia sull’insieme dei corpi idrici e quindi non solo delle acque superficiali, ma interessante anche gli acquiferi sotterranei derivati. La mancanza di controlli da parte degli organi pubblici, ampiamente rilevata nella relazione del tecnico incaricato dal Tribunale, non dà un quadro storico attendibile a cui poter fare riferimento per la certa quantificazione dell’inquinamento. Altrettanto interessante sarà conoscere quando le procedure di bonifica e ripristino dovranno essere attuate». |
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