Messaggero Veneto 10 giugno 2005 | pagina 10 | pagina 11 | Torviscosa |
VENERDÌ, 10 GIUGNO 2005 Pagina 11 - Udine

GLI AMBIENTALISTI

De Toni: provvedimento necessario, che dovevano prendere alcuni anni fa

TORVISCOSA.
«Il sequestro del canale Banduzzi rappresenta, finalmente la sconfitta della politica attendista e dilazionatoria del commissario governativo, Paolo Ciani, e del sindaco di Torviscosa, Roberto Duz».
Questo il commento «a caldo» - duro e lapidario - dell’ambientalista, Paolo De Toni, che da circa nove anni sta portando avanti una battaglia, con esposti, denunce e assemblee pubbliche, sugli «inquinamenti del canale», alla notizia del sequestro da parte dei Noe del Banduzzi di Torviscosa, canale utiliuzzato dalla Caffaro per il trasporto del carbone che alimenta la centrale.
De Toni, che non manca di accusare la politica di aver cercato di rinviare i tempi del sequestro, evidenzia come questo avrebbe dovuto essere effettuato molto tempo fa, come sostenuto dagli ambientalisti del territorio anche a fronte delle numerose analisi che evidenziavano lo stato di «sofferenza» del corso d’acqua.
«Il blocco effettivo del canale navigabile - dice l’ambientalista della Bassa -, era un atto dovuto non da mesi ma da anni. Alternative per il trasporto del carbone c’erano comunque anche se con maggiori costi per l’azienda.
Viene in questo senso al pettine un altro nodo relativo alla falsa politica di sviluppo e riconversione industriale attuata da Caffaro e finalizzata in realtà solo ad operazioni affaristiche e finanziarie che nulla di buono hanno portato nell’ambito locale. Se infatti si fossero seguite le indicazioni date dagli ambientalisti nel 2000 - continua Paolo De Toni -, contro la realizzazione della mega centrale da 800 Mw e per la scelta di una centrale di piccola-media taglia (50/100 Mw) il problema energetico della Caffaro sarebbe già stato risolto qualche anno fa ed invece ci troviamo ora con un nuovo pesante condizionamento per il futuro e con la pretesa di continuare con il rimescolamento dei fondali enormemente inquinati del canale Banduzzi».
Paolo De Toni conclude sottolineando come una situazione «tanto nota quanto inamissibile, che però i politici e le strutture locali di controllo sono riusciti a trascinare per nove anni dalla prima denuncia e dai primi rilievi ambientali e sanitari effettuati sul canale stesso». (f.a.)

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Roberto Duz: ora Caffaro deve accelerare i tempi per la messa in sicurezza dell’impianto

«Azione giusta e legittima»

IL SINDACO
TORVISCOSA. «Azione giusta e legittima che potrebbe servire da sprone alla Caffaro per attuare la messa in sicurezza e la bonifica del canale Banduzzi». Questo è il primo commento del sindaco di Torviscosa, Roberto Duz, dopo l’avvenuto sequestro del canale da parte dei Nucleo operativo ecologico dei carabinieri. A Duz è stata affidata la custodia giudiziaria della zona sequestrata nella quale ora si dovrà, in accordo con i Noe, attuare tutte quelle azioni atte ad impedire la navigazione del canale. «Mi aspettavo quest’azione, legittima e giusta - dice -. Da troppi mesi, almeno sei dalla presentazione del piano, aspettavamo le autorizzazioni per la messa in sicurezza e, nonostante due conferenze dei servizi, queste ancora non arrivavano, per cui era immaginabile che si stesse per mettere in atto un’azione di sequestro. E’ chiaro che questo comporterà fin da oggi, l’avvio di tutte quelle azioni per impedire, sul canale, il passaggio di imbarcazioni, anche a fronte dell’assegnazione al sindaco della custodia giudiziaria. E’ evidente - sottolinea - che alla Caffaro da oggi servirà qualche altro tipo di trasporto per il carbone, comunque questo atto, ribadisco, rappresenterà uno sprone non solo per la messa in sicurezza e la bonifica del canale Banduzzi, ma a garantire una svolta decisiva rispetto a 70 anni di storia della chimica. Vorrei però evidenziare che la Caffaro e Torviscosa non sono la colpa di tutti i mali della laguna: compartecipazione sicura in settant’anni di assenza di regole, ma ritengo che rispetto alle analisi svolte in questo periodo di tempo, non sia la sola Caffaro la causa di tutto. Certamente questa azienda ha avuto una parte importante, ma non e l’unica: bisogna dare una lettura il più possibile completa a quanto successo nella storia della laguna e del territorio è questo è quello che noi vogliamo». Duz conclude auspicando una svolta definitiva alla situazione legata alle bonifiche del sito di Torviscosa al fine di attuare quella ristrutturazione che potrebbe portare nuove aziende ad investire nel parco industriale torviscosino. (f.a.)

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Parla il commissario per la laguna di Grado e Marano

Ciani: avevo pronto un piano per la chiusura di quel canale


UDINE. Paolo Ciani (An), ex assessore all'Ambiente del Friuli-Venezia Giulia e attuale Commissario straordinario per i dragaggi della laguna di Grado e Marano aveva, proprio dal nostro giornale, già nei mesi scorsi avanzato l’ipotesi di una chiusura del canale Banduzzi per inquinamento. Oggi riconosce che «quello del mercurio nelle acque del canale Banduzzi è un problema grave, ma antico».
Ciani ha ricordato di aver predisposto un piano per la chiusura “a fasi” del canale e procedere quindi al monitoraggio e alla sua bonifica, ma di essere stato “anticipato” dall'iniziativa dei Noe e della magistratura friulana.
«Purtroppo io devo agire sulla base delle procedure del Ministero dell'Ambiente - ha spiegato il commissario per la laguna di Grado e Marano - e queste non sempre sono celeri. Ma la volontà di superare la questione c'era e c'è tuttora. Ora la decisione di sequestrate tutto il canale - ha aggiunto Ciani - pone gravi problemi anche allo stabilimento della Caffaro oltre che portare in evidenza un problema di inquinamento che, ripeto, purtroppo non è nuovo».
Ciani ha anche ricordato che, come assessore regionale, aveva firmato un protocollo d'intesa con la Caffaro per ristrutturare la produzione nel sito di Torviscosa e, in particolare, per passare dalla produzione dei derivati dal sistema “a celle” a quello più sicuro dal punto di vista ambientale, cioè “a membrana”.
«Lo Stato - ha puntualizzato il commissario - aveva previsto uno stanziamento di otto miliardi di vecchie lire (circa quattro milioni di euro), pari a un terzo del totale dell'investimento previsto di 20 miliardi. Ma poi l'azienda è entrata in crisi. Di quel protocollo - ha concluso l'ex assessore regionale - non so più nulla».

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L’azienda: carbone via mare o si chiude
«Se ci fermiamo noi si bloccano anche la Bracco e la lavanderia Adriatica»

Il polo chimico si serviva del canale Banduzzi per trasportare il combustibile che alimenta la centrale

TORVISCOSA. «La Caffaro al fine di evitare il fermo della centrale a carbone e di tutto il sito di Torviscosa, compresa la Bracco e la Lavanderia Adriatica, provvederà a rifornire la centrale facendo arrivare il carbone a Porto Nogaro e con automezzi lo trasporterà a Torviscosa: unica soluzione alternativa alla chiusura della fabbrica e del parco industriale».
Questa è la soluzione che l’azienda chimica di Torviscosa attuerà al fine di evitare il fermo della centrale e la conseguente chiusura delle fabbriche del sito, le cui 350 tonnellate giornaliere di carbone necessarie alla produzione energetica, arrivavano con betoline tramite il canale Banduzzi posto ieri sotto sequestro da parte dei Noe di Udine.
L’azienda fa sapere che questo ulteriore atto è in relazione all’istruttoria di procedura già in corso, ed è riservata al passaggio di natanti che movimentano i sedimenti inquinanti dei fondali e quindi alimentare ulteriore inquinamento. «Da parte di Caffaro - dice Carlo Rastrelli, responsabile personale e relazioni esterne dell’azienda — c’è la massima collaborazione, correttezza e disponibilità con la magistratura, ma esprimiamo sorpresa e amarezza per le modalità cinematografiche con cui sono state condotte le operazioni di sequestro di ieri».
«All’operazione si sono presentati in forze con uomini, elicottero, sommozzatori e con telecamere delle televisioni pubblica e private in appoggio. La nostra azienda - continua Rastrelli - ha ricevuto un verbale alle 10.55 dai Noe dove ci venivano notificati due decreti di sequestro preventivo: la darsena dello stabilimento e il canale Banduzzi fino all’incrocio con l’Ausa dopo l’idrovora Belvat. Sono state apposte boe e pali per impedire la navigazione a qualunque natante e il sindaco di Torviscosa è stato nominato custode giudiziario. Caffaro a oggi - continua il dirigente - utilizzava il canale Banduzzi per alimentare di carbone la centrale termoelettrica con un fabbisogno giornaliero di 350 tonnellate. Se non arriva il carbone la centrale si ferma e con lei tutto il sito di Torviscosa, Bracco e lavanderia Adriatica incluse. Da oggi essendo interdetto il traffico via canale, provvederemo a far arrivare il carbone a Porto Nogaro e poi a trasportarlo com mezzi via terra a Torviscosa, altrimenti la fabbrica chiude».
Se questa soluzione fa tirare un sospiro di sollievo a tutte le maestranze impegnate nel parco industriale torviscosino, certamente fa preoccupare chi transita lungo la strada provinciale 80 che collega il porto alla statale 14 che a sua volta lo collega a Torviscosa, entrambe già trafficatissime e non in grado di supportare un simile carico di mezzi: ma quello che conta oggi è il mantenimento dell’occupazione, per il resto si vedrà.
Proprio sul fronte dell’occupazione i sindacati sono impegnati da mesi in un confronto con Caffaro che ha presentato - a dicembre - un piano industriale che prevede anche dei tagli. Strategico, in questo contesto, rimane l’impianto cloro-soda, che è alimentato anch’esso dalla centrale a carbone.
Francesca Artico
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I SINDACATI

«Nuova emergenza urge un vertice con la Caffaro»

TORVISCOSA. Le organizzazioni sindacali di categoria chiederanno a breve un incontro con i vertici della Caffaro per avere chiarimenti a fronte del sequestro di ieri, fortemente preoccupati per una possibile sospensione dell’attività dello stabilimento di Torviscosa. «E’ evidente - dice Emiliano Giareghi, della Cgil - che da un lato i Noe fanno il loro lavoro come conseguenza delle precedenti indagini e se questo comporta la messa sotto sequestro del canale e della darsena, facciano quello che devono fare perchè l’ambiente va rispettato: lungi da noi contestare il loro operato. In contemporanea però dobbiamo preoccuparci perchè qui “piove sul bagnato”, ovvero all’emergenza occupazionale si aggiunge una nuova situazione di incertezza. Siamo in attesa che il plinipotenziario del ministero indica un tavolo di lavoro, a livello nazionale, per i produttori di cloro per il futuro assetto della produzione. Comunque per come stanno le cose, dall’incontro con l’azienda, vogliamo delle soluzioni equilibrate sul futuro della Caffaro». Alessandro Tomba della Uil, sottolinea come questo sequestro costituisca un filo logico sui fatti già accaduti, auspica però che la cosa resti circoscritta alla darsena affinchè non venga a compromettersi l’attività dello stabilimento. «La magistratura - dice - faccia il suo corso sperando che questo non infici il piccolo trend positivo che l’azienda ha innescato in questi ultimi mesi. Attendiamo comunicazioni ufficiali: certamente la nostra attenzione è al massimo livello, come del resto la nostra preoccupazione, auspicando soluzioni positive». Dunque una forte preoccupazione per la situazione occupazionale anche a fronte dei segnali positivi che la Caffaro ha dato in questo ultimo periodo. (f.a.)