VENERDÌ, 10 OTTOBRE 2003


VENERDÌ, 10 OTTOBRE 2003


Pagina 8 - Udine


I lavoratori erano impegnati nella manutenzione del forno elettrico Un collega è rimasto intossicato


L’azienda ritiene inspiegabile l’incidente: «Quell’impianto era chiuso da oltre 10 giorni»


Due operai morti asfissiati all’Abs

Hanno perso la vita Luciano Bianco di Bueriis e Riccardo Giusti di San Daniele

ANCHE UN FERITO

Un’altra tragedia ieri mattina nelle acciaierie di Cargnacco

di ANTONIO SIMEOLI

POZZUOLO. Ancora una tragedia all’Abs. Due operai sono morti ieri, poco prima di mezzogiorno, alle Acciaierie Bertoli Safau di Cargnacco mentre stavano effettuando lavori di manutenzione all’interno del forno elettrico Efa. Hanno perso la vita Luciano Bianco, 44 anni, di Bueriis di Magnano in Riviera, dipendente dell’azienda, e Riccardo Giusti, 50 anni, di San Daniele del Friuli. Le cause dell’incidente sono ancora al vaglio degli inquirenti. Unico dato certo è che il decesso dei due lavoratori è stato provocato da asfissia. Un terzo operaio, Romano Celeghin, è rimasto ferito. Trasportato all’ospedale di Udine non è in pericolo di vita.


La tragedia, l’ennesima nello stabilimento di Cargnacco dove dall’inizio dell’anno erano già deceduti sul lavoro due operai, non ha avuto testimoni. Gli operai che lavoravano nel reparto acciaieria hanno solo visto salire all’interno del forno i due operatori (uno dei quali era capo reparto nell’azienda). Raggiunto il piano di lavoro a due metri d’altezza dentro il forno, spento da una decina di giorni, Luciano Bianco e Riccardo Giusti hanno iniziato le loro operazioni. Poi, ad un tratto, sono crollati a terra. Un altro operaio allora è salito per vedere cos’era successo ed anche lui ha palesato subito problemi di respirazione. Immediatamente le maestranze hanno cercato una disperata operazione di soccorso facendo entrare nel forno un tubo ad aria compressa. Non è servito a nulla. Solo il terzo operaio, a fatica, è stato strappato alla morte. Per gli altri due, nonostante l’arrivo dei sanitari del 118 anche con l’elisoccorso, non c’è stato nulla da fare.

I sanitari sotto gli occhi degli operai sconvolti hanno cercato di rianimare in tutti i modi Luciano Bianco e Riccardo Giusti. Inutilmente. Asfissia: questo è il verdetto, pressoché definitivo, pronunciato dal medico legale Lorenzo Desinan, che dopo un lungo sopralluogo ha rinviato ulteriori giudizi sulle cause dell’incidente all’esito dell’autopsia, che dovrebbe essere effettuata oggi. Sarà necessario, però, attendere l’esito degli esami ematici disposti dal medico legale per comprendere la causa della morte dei due operai.

Una prima ipotesi sulle cause della tragedia, tuttavia, c’è: i due operai potrebbero essere stati uccisi da una fuga di gas, probabilmente l’azoto, usato nel forno elettrico per l’inslufflazione carbone o calce (utilizzato per la fusione dei rottami di ferro). L’azoto, inodore e insapore, potrebbe essere fuoriuscito dalla valvola di intercettazione (per una perdita) causando così il riempimento del tino, risultato poi una trappola mortale per i due operai, deceduti in pochi minuti.

Sul posto, poco dopo l’incidente, sono giunti gli uomini della Squadra mobile della Questura di Udine, insieme ai carabinieri della stazione di Mortegliano e della Compagnia di Latisana. A Cargnacco sono arrivati anche i vigili del fuoco, i tecnici dell’arpa e gli ispettori dell’Ass. Le indagini sono coordinate dal Procuratore aggiunto Giancarlo Buonocore, anch’egli giunto all’Abs. Il magistrato ha disposto il sequestro del forno teatro dell’incidente e di alcune strutture mobili della zona adiacente. Fra queste la saldatrice ad arco utilizzata dai due operai per la manutenzione dell’impianto.

Sul posto è giunto anche l’Amministratore delegato del gruppo Danieli di Buttrio, Giampietro Benedetti, che controlla le Abs. Un portavoce della società ha definito “inspiegabili le cause dell’incidente” ribadendo come il forno in cui si è consumata la tragedia fosse spento da 15 giorni. L’amministratore delegato Del Gruppo Danieli, invece, da noi contattato, non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito.

Immediata, invece, la reazione dei sindacati. Le Rsu e Cgil, Cisl e Uil subito dopo l’incidente hanno proclamato 8 ore di sciopero chiedendo un incontro con il gruppo dirigente dell’azienda. Oggi, invece, sempre all’interno dello stabilimento di Cargnacco, parte del quale, come detto, posto sotto sequestro dalla Magistratura, si terranno una serie di assemblee tra i lavoratori. Le maestranze non ci stanno più, troppi 4 morti in nemmeno dieci mesi per parlare ancora di fatalità.




VENERDÌ, 10 OTTOBRE 2003


Pagina 9 - Udine


Tensione e rabbia tra gli operai: ora basta


IN FABBRICA

POZZUOLO. La tensione è altissima. All'uscita delle acciaierie Bertoli-Safau si è appena appreso che due operai sono deceduti mentre stavano lavorando. Due operai, due colleghi di lavoro, due amici che hanno perso la vita proprio là dove, ogni giorno, decine e decine di operai passano più di otto ore al giorno. Le facce, all'uscita dei cancelli dell'azienda, sono grige, l'aria è surreale. Tutto si è fermato, il cuore dell'azienda non pulsa più. L'aria, piano piano, diventa sempre più irreale. «Avrei potuto essere io - dice tremando un'operaio vestito di verde, che ha appena finito il suo turno -. Vi rendete conto che poteva succedere a ognuno di noi?». Più in là, lontano dai cancelli e da occhi indiscreti, alcuni compagni di lavoro. Piangono, sono disperati.

Hanno paura, dicono che questo è il quarto collega, da giugno, che muore per un incidente sul lavoro. Il dito è puntato, da tutti e senza esclusione, sulla proprietà: «Forse ci sono troppi problemi aziendali, io da domani mi licenzio. Ho una famiglia, due figli. Non posso rischiare la mia vita. Chi ce lo fa fare?».

«Due sono troppi, ora basta» dice un'altro operaio. Accanto a lui un suo collega gli risponde: «Due sono troppi? Uno è troppo. Di questo passo non finirà più. Ora bisogna fare qualcosa, ci dobbiamo ribellare. Se la gente vedesse cosa succede lì dentro...».

Un'altro operaio è appoggiato al muretto di cinta dell'azienda. Piange. Conosceva molto bene una delle due vittime di questa tragedia e non ha pace per quello che è successo. Dice di conoscere bene la situazione del forno dell'Abs, proprio lì dove il suo amico è morto pochi minuti fa per asfissia: «Non ci sono mai stati impianti di aspirazione lì dentro. Le condizioni in cui lavoriamo sono quelle di cento anni fa, siamo fermi al 1900. Ora basta, a questo punto, dopo il quarto caso di incidente, la magistratura deve fare il suo lavoro e chiudere quello che va chiuso. Altrimenti qui ci sarà una vera e propria rivolta coontro la proprietà».

Anche un altro operaio denuncia la situazione in cui i lavoratori sono costretti ogni giorno: «Io ho 500 ore di ferie ancora lì, ferme, perchè non me le vogliono dare. Parliamo di più di due mesi di vacanze, mica di due giorni. E c'è gente che ne ha ancora 800. Cose da matti. Inoltre gli organici sono a zero, e io sono obbligato a fare il lavoro di due persone, sulla gru. Se poi mi succede qualcosa, magari sono capaci di dire che quella non era la mia mansione».

Infine, un'altra denuncia: «Qualcuno fa a anche due turni di lavoro alla volta: entra alle sei di mattina ed esce alle otto di sera. Non ci sono controlli. Come può essere efficiente uno che lavora più di dodici ore al giorno?».

Mirco Mastrorosa