Messaggero Veneto MARTEDÌ, 16 NOVEMBRE 2004 Pagina 5 - Udine

Il Comitato in difesa della scuola pubblica rifiuta il dialogo con l’assessore Antonaz

Scuola in piazza contro la riforma

In alcuni istituti cittadini il 90% degli allievi non è entrato in classe

LA PROTESTA STUDENTESCA

Centinaia in corteo lungo le vie del centro I sindacati: l’adesione dei docenti ha sfiorato il 70%

Centinaia di studenti in piazza contro la riforma Moratti. Il corteo partito da piazza Primo Maggio ha sfilato lungo le vie del centro prima di arrivare davanti alla Prefettura dove i ragazzi hanno contestato il ministro a suon di slogan e cartelli. L’iniziativa è stata organizzata dal Comitato in difesa della scuola pubblica (Csp) in occasione dello sciopero generale dell’istruzione indetto da Cgil, Cisl e Uil alla quale hanno aderito i Comitati cub scuola. La partecipazione è stata elevata con punte che hanno sfiorato il 70% tra i docenti e il 90% tra gli allievi.
In alcuni istituti si sono registrate anche assenze più rilevanti che hanno paralizzato l’attività didattica. È il caso del Marinoni dove hanno aderito allo sciopero più dell’80% dei docenti e il 90% degli allievi. Percentuali bulgare anche al Ceconi e al Copernico dove il 90% degli studenti non è entrato in classe. Nell’istituto di via Planis i docenti assenti hanno sfiorato il 70%, mentre la quasi totalità degli allievi (95%) non ha preso parte alle lezioni.
Durante il corteo di protesta i ragazzi hanno contestato i tagli alle risorse previsti dalla riforma Moratti, le condizioni logistiche di alcuni edifici e il governo Berlusconi, reo, a loro di dire, di aver tagliato i fondi alle scuole pubbliche, in favore di quelle private, impoverendo l’offerta formativa. Le varie realtà che hanno animato la manifestazione concordano sull’abolizione della riforma e sulla cacciata dell’esecutivo, ma sono divise sulle modalità di esecuzione. Il Comitato in difesa della scuola pubblica, per bocca di Marco Vicario, rifiuta la trattativa con gli enti locali, i quali, in virtù dello statuto speciale della nostra regione, detengono alcune competenze in materia di autonomia scolastica. «Dall’elezione di Illy in poi le cose sono peggiorate – afferma Vicario –. Noi non vogliamo negoziare con l’assessore regionale all’istruzione Roberto Antonaz o chi per lui, ma riteniamo che l’unico modo per ottenere quello che vogliamo sia continuare a manifestare in piazza». Non la pensa così il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Kristian Franzil: «Siamo contrari alle deleghe regionali in materia di autonomia scolastica e abbiamo presentato un emendamento in consiglio regionale per abolirle dallo statuto. Al tempo stesso, però, sono convinto che a Trieste possiamo fare qualcosa di buono per garantire a tutti un’istruzione di qualità». Contrario alla proposta di Vicario pure Alessandro Oria, consigliere comunale dei Ds per il quale «anche se alcuni punti dell’autonomia sono da rivedere, il fatto di essere una regione a statuto speciale ci dà la possibilità di costruire qualcosa di alternativo alla riforma, dannosa e inutile». Il “Laboratorio libero pensiero” auspica, invece, un incontro con Antonaz. «La nuova giunta ha dimostrato di capire i problemi e le richieste del mondo scolastico - sostiene Gaia Calligaris - Un incontro con Antonaz consentirebbe di studiare assieme le iniziative per combattere la legge Moratti».
Mattia Pertoldi


MARTEDÌ, 16 NOVEMBRE 2004 Pagina 5 - Udine

«In tre anni persi oltre mille posti»

IL SINDACATO

Negli ultimi tre anni anni nelle scuole della regione sono venuti meno circa mille posti per insegnanti e collaboratori scolastici. Circa cinquecento in provincia di Udine. Altri duecento potrebbero essere cancellati dalla prossima legge finanziaria. Di fronte a questa prospettiva la preoccupazione cresce nel mondo della scuola. E così l’adesione alla protesta indetta, ieri, da Cgil, Cisl e Uil a livello nazionale ha registrato percentuali davvero elevate
Nel confronto con gli altri capoluoghi di provincia, Udine, con i suoi 85 istituti, ha maturato il primato in termini di assenza per sciopero. In città, in alcune scuole superiori, il 95% degli studenti è risultato assente. Il 70% tra gli insegnanti. Una rappresentanza sindacale composta da circa 250 persone, invece, ha partecipato alla manifestazione nazionale a Roma.
Secondo i dati regionali forniti dalla Cgil-scuola, ieri, ha incrociato le braccia il 52% dei dirigenti scolastici e il 48% del personale Ata. Nelle scuole dell’infanzia ed elementari ha scioperato il 65% degli insegnanti, il 55% nelle medie inferiori e il 53% nelle superiori.
Tutti hanno contestato non solo i tagli agli organici, ma anche il mancato rinnovo del contratto di lavoro.
Secondo i segretari regionali della Cgil e Cisl-scuola, Antonio Luongo e Antonio Bassi, l’elevata partecipazione alla protesta è stata condizionata proprio dall’annunciato taglio a livello nazionale di 14 mila docenti e 3 mila collaboratori scolastici. «La riforma Moratti – insiste Luongo – riduce gli organici e conseguentemente il tempo scuola. Le voci ricorrenti della prossima pubblicazione dei decreti attuativi delle riforma che trasformeranno gli istituti tecnici in licei ha incentivato la gente a scioperare».
«Tra i manifestati – spiega Bassi (Cisl) – abbiamo riscontrato molta rabbia e convinzione di doversi battere tutti assieme per far si che l’istruzione diventi un punto centrale per il Paese».