Dopo l’interrogazione presentata al
sindaco Duz a lanciare l’allarme è ora l’ambientalista Paolo
De Toni
Caffaro, 90 posti di lavoro a
rischio
Torviscosa: dipendenti a casa per la possibile
chiusura di un reparto dello stabilimento
Un altro punto di crisi si affaccia
per l’occupazione nella Bassa friulana. Da giugno, nello
stabilimento Caffaro di Torviscosa, si prospettano infatti
circa 90 posti di lavoro in esubero in seguito alla chiusura
del reparto di ossidazione dell'ex caprolattame e degli
impiantini chimici vari.
Dopo l'interrogazione di qualche
settimana fa presentata al sindaco di Torviscosa, Roberto Duz,
dal consigliere di minoranza Mareno Settimo, che ipotizzava un
esubero di 40 addetti chiedendo notizie in merito, ieri
l'ambientalista Paolo De Toni ha confermato tale ipotesi,
anzi, da dati in suo possesso, ha evidenziato che gli esuberi
potranno essere dai 70 ai 90. «Cosa succede a Torviscosa? – si
chiede De Toni – Gli ambientalisti - riferisce -, per
completare il ricorso al Tar già presentato, sono in attesa
della firma della concessione edilizia per la megacentrale a
turbogas della Caffaro, già passata in commissione edilizia ma
sulla quale il sindaco Duz rinvia di giorno in giorno
l'apposizione della firma. La cosa ha un po’ il sapore del
mistero. Per questo noi ambientalisiti ci chiediamo come mai
Duz, dopo aver tanto insistito per far passare la
megacentrale, ora è così riluttante per la firma. Dalle
informazioni in nostro possesso pensiamo che la Caffaro, ormai
arrivata a ottenere il suo obiettivo, non intenda mantenere le
promesse che ha fatto per Torviscosa».
«Infatti - continua
- da un lato si prospettano da 70 a 90 esuberi per il reparto
di idrogenazione e per i famosi impiantini che non hanno mai
funzionato come dovevano, dall'altro sembrano venir meno,
probabilmente anche a fronte delle nuove scoperte di
contaminazione che ogni giorno emergono nel sito (inquinamento
del suolo alla profondità di alcuni metri, il mercurio e ora
anche le diossine) gli impegni per le bonifiche, le celle a
membrane per il cloro-soda, la riqualificazione dell'area
industriale nel suo complesso e il rafforzamento
dell'occupazione».
De Toni sostiene inoltre che non sia
poi così lontana dalla realtà l’ipotesi che la Caffaro intenda
immediatamente vendere l'autorizzazione per la megacentrale.
Di fronte a questa prospettiva gli ambientalisti si ritengono
motivati, a maggior ragione, a dover impugnare la concessione
edilizia chiedendo la sospensiva per l'inizio dei lavori in
attesa che il Tar si pronunci sul merito del ricorso già
presentato.
Come si ricorderà, solo poche settimane fa il
consigliere comunale di minoranza Mareno Settimo con una
interrogazione inviata al sindaco di Torviscosa chiedeva
ragguagli sulle insistenti voci che ipotizzavano, a partire da
giugno, un esubero di 40 persone tra il personale dello
stabilimento Caffaro. Settimo evidenziava nell'interrogazione
che ormai da diversi mesi nei quotidiani economici nazionali
si parla dei riassetti futuri del Gruppo Snia associandoli a
una ristrutturazione e alla probabile dismissione del settore
chimico. «Anche a Torviscosa - sottolineava - da un po’ di
tempo voci sempre più dettagliate parlano della prossima
chiusura del reparto di ossidazione dell'ex caprolattame,
reparto questo che, anche se vetusto e sovradimensionato alle
attuali esigenze, rimane il perno degli impianti chimici
costruiti e avviati alcuni anni fa. Impianti questi che
comunque si sono rivelati una grande delusione sia per i
problemi ambientali che hanno comportato al paese sia per le
difficoltà tecniche e commerciali che l'azienda ha
continuamente affrontato nel portarli avanti».
Francesca
Artico
|
|
|