Domenica 2 giugno 2002 Il Messaggero Veneto Cronaca della Bassa.
Dopo l’interrogazione presentata al sindaco Duz a lanciare l’allarme è ora l’ambientalista Paolo De Toni
Caffaro, 90 posti di lavoro a rischio
Torviscosa: dipendenti a casa per la possibile chiusura di un reparto dello stabilimento


Un altro punto di crisi si affaccia per l’occupazione nella Bassa friulana. Da giugno, nello stabilimento Caffaro di Torviscosa, si prospettano infatti circa 90 posti di lavoro in esubero in seguito alla chiusura del reparto di ossidazione dell'ex caprolattame e degli impiantini chimici vari.
Dopo l'interrogazione di qualche settimana fa presentata al sindaco di Torviscosa, Roberto Duz, dal consigliere di minoranza Mareno Settimo, che ipotizzava un esubero di 40 addetti chiedendo notizie in merito, ieri l'ambientalista Paolo De Toni ha confermato tale ipotesi, anzi, da dati in suo possesso, ha evidenziato che gli esuberi potranno essere dai 70 ai 90. «Cosa succede a Torviscosa? – si chiede De Toni – Gli ambientalisti - riferisce -, per completare il ricorso al Tar già presentato, sono in attesa della firma della concessione edilizia per la megacentrale a turbogas della Caffaro, già passata in commissione edilizia ma sulla quale il sindaco Duz rinvia di giorno in giorno l'apposizione della firma. La cosa ha un po’ il sapore del mistero. Per questo noi ambientalisiti ci chiediamo come mai Duz, dopo aver tanto insistito per far passare la megacentrale, ora è così riluttante per la firma. Dalle informazioni in nostro possesso pensiamo che la Caffaro, ormai arrivata a ottenere il suo obiettivo, non intenda mantenere le promesse che ha fatto per Torviscosa».
«Infatti - continua - da un lato si prospettano da 70 a 90 esuberi per il reparto di idrogenazione e per i famosi impiantini che non hanno mai funzionato come dovevano, dall'altro sembrano venir meno, probabilmente anche a fronte delle nuove scoperte di contaminazione che ogni giorno emergono nel sito (inquinamento del suolo alla profondità di alcuni metri, il mercurio e ora anche le diossine) gli impegni per le bonifiche, le celle a membrane per il cloro-soda, la riqualificazione dell'area industriale nel suo complesso e il rafforzamento dell'occupazione».
De Toni sostiene inoltre che non sia poi così lontana dalla realtà l’ipotesi che la Caffaro intenda immediatamente vendere l'autorizzazione per la megacentrale. Di fronte a questa prospettiva gli ambientalisti si ritengono motivati, a maggior ragione, a dover impugnare la concessione edilizia chiedendo la sospensiva per l'inizio dei lavori in attesa che il Tar si pronunci sul merito del ricorso già presentato.
Come si ricorderà, solo poche settimane fa il consigliere comunale di minoranza Mareno Settimo con una interrogazione inviata al sindaco di Torviscosa chiedeva ragguagli sulle insistenti voci che ipotizzavano, a partire da giugno, un esubero di 40 persone tra il personale dello stabilimento Caffaro. Settimo evidenziava nell'interrogazione che ormai da diversi mesi nei quotidiani economici nazionali si parla dei riassetti futuri del Gruppo Snia associandoli a una ristrutturazione e alla probabile dismissione del settore chimico. «Anche a Torviscosa - sottolineava - da un po’ di tempo voci sempre più dettagliate parlano della prossima chiusura del reparto di ossidazione dell'ex caprolattame, reparto questo che, anche se vetusto e sovradimensionato alle attuali esigenze, rimane il perno degli impianti chimici costruiti e avviati alcuni anni fa. Impianti questi che comunque si sono rivelati una grande delusione sia per i problemi ambientali che hanno comportato al paese sia per le difficoltà tecniche e commerciali che l'azienda ha continuamente affrontato nel portarli avanti».
Francesca Artico