Riprendiamo in sintesi da "Le Monde" del 10 ottobre 2002.
L'EPIDEMIA DELLA MUCCA PAZZA SAREBBE MOLTO SOTTOSTIMATA

Secondo uno studio pubblicato mercoledì 9 ottobre, a Londra, nel Proceeding of the Royal Society, le dimensioni dell'epidemia di encefalopatia spongiforme bovina nei capi bovini britannici, sarebbe stata, a tutt'oggi, molto sottostimata. Ufficialmente, dopo quindici anni, sono stati censiti, oltre manica, circa 180.000 casi di BSE. Ma si stimava a 900.000 il numero totale dei bovini infettati dal prione patogeno responsabile della BSE che nello stesso tempo sarebbero entrati nella catena alimentare britannica ed europea. Al termine del suo lavoro di epidemiologia retrospettiva basata sulla tecnica chiamata: “retrocalcolo” l'equipe del professor Christi A. Donnelly e Roy M. Anderson (dipartimento di epidemiologia delle malattie infettive, facoltà di medicina, Imperial College di Londra) considera che queste stime devono essere seriamente corrette.

Secondo questi ricercatori, ci sarebbero, in realtà delle mancate dichiarazioni della malattia da parte degli allevatori britannici; si conterebbero quindi, “da due a quattro volte più animali infetti” nel Regno Unito. Questi specialisti fondano anche le loro conclusioni sui dati emersi dalle campagne di depistaggio sistematico lanciato da più di due anni dall'insieme dei paesi dell'Unione Europea. Da due anni, il professor Donnelly situava tra i 4.700 e i 9.800 il numero degli animali infetti che in Francia avrebbero potuto essere consumati dopo l'emerge di questa nuova malattia. Sempre secondo questa equipe, l'epidemia di BSE anche nei capi bovini di Grecia, Italia e Belgio si troverebbe ad un livello relativamente elevato.

Per quanto riguarda la variante umana della malattia di Creuzfel-Jacob; nel 2000 il professor Anderson stimò, a partire da un modello matematico informatizzato, che nel peggiore dei casi si sarebbero potute contare fino a 500.000 vittime britanniche di questa malattia. Qualche mese più tardi, egli aveva rivisto le sue stime al ribasso fissando il punto massimo a circa136.000 casi. Più recentemente, un altro gruppo di specialisti di epidemiologia retrospettiva diretti da Jérôme Huillard d'Aignaux (Scuola d'igiene e di medicina tropicale a Londra), ritenne, considerando l'epidemia al momento inziale, che il numero dei casi di vMCJ, avrebbe potuto situarsi, in totale, in una divaricazione compresa tra qualche centinaio e circa 40.000 .

Queste differenze nelle stime sono legate essenzialmente alle ipotesi fatte circa la durata del periodo di incubazione di questa malattia che potrebbe essere di qualche anno ma anche di mezzo secolo. Si contano oggi in Gran Bretagna 128 vittime, di queste, 117 sono morte.