Articolo da "Liberazione" del 18 febbraio 2004

Individuato a Verona il "Base", un prione responsabile forse del 5% delle infezioni bovine
Le molte facce di mucca pazza
Scoperta una nuova variante

Non succede spesso che gli italiani conquistino uno spazio sulle pubblicazioni scientifiche internazionali. E' quindi da segnalare il lavoro dall'équipe di Salvatore Monaco, del Dipartimento di scienza neurologica del policlinico Gian Battista Rossi di Verona, uscito su Proceedings of the National Academy of Sciences, una prestigiosa pubblicazione scientifica statunitense. La ricerca riguarda l'encefalopatia spongiforme bovina o Bse, meglio nota come "morbo della mucca pazza" che, in alcuni casi, può essere trasmesso all'uomo provocando una variante letale nota come Creutzfeld-Jakob. Da tempo è stato isolato il responsabile del morbo bovino, una molecola particolare in grado di trasformare le proteine normali in anomale sia nella "mucca pazza" che nella sua variante umana, molecola chiamata prione dai primi ricercatori che l'hanno isolata nel materiale cerebrale degli animali malati.

La scoperta del team del professor Monaco, cui era stato affidato l'esame dei cervelli di due delle otto mucche italiane colpite dalla Bse, riguarda una nuova variante di prione fino a oggi sconosciuta che potrebbe essere responsabile del 5 per cento delle infezioni bovine. La "firma molecolare" del nuovo prione è stata individuata dal professor Gianluigi Zanusso che ha notato l'accumulo di una sostanza detta amiloide, totalmente assente nei casi di normale Bse. Il nuovo prione, battezzato "Base" - dall'aggiunta appunto di "amiloide" alla vecchia sigla (Bse) - oltre alla differente conformazione molecolare presenta anche una diversa distribuzione nel cervello.

Si tratta di una scoperta che potrebbe aprire nuove prospettive nello studio della variante umana dell'encefalopatia, appunto la Creutzfeld-Jacob, malattia rara e ancora pressoché sconosciuta. Infatti «individuato il prione Base - ha spiegato il professor Monaco - siamo passati a uno studio comparativo tra vari casi di Creutzfeld-Jacob umana e casi di Base per accertare eventuali somiglianze. Non siamo ancora in grado di affermare se esiste una trasmissione della malattia dagli animali agli uomini. Lo studio che stiamo facendo viene condotto sui topi e solo fra sei, sette mesi potremo darne conto prospettando eventualmente una possibile trasmissione tra animale e uomo».

Oltre a fare luce su alcuni meccanismi sconosciuti della malattia, il Base individuato dell'équipe italiana è importante anche per un altro motivo: dimostrerebbe che, almeno in teoria, le forme di encefalopatia potrebbero essere molte. L'ipotesi era stata presa in considerazione da uno dei primi studiosi del Creutzfeld-Jacob, Carleton Gajdusek, che teorizzava l'esistenza di "virus lenti" capaci di saltare da specie a specie. Un'ipotesi che venne abbandonata quando l'inventore della teoria dei prioni, Stanley Prusiner, venne premiato con il Nobel per la medicina, mettendo fine a una rivalità scientifica che ha fatto epoca. Va comunque sottolineato che la nuova scoperta non desta alcun motivo di preoccupazione. Se mai, al contrario, dovrebbe rassicurare sull'efficacia dei controlli. Come infatti precisa Monaco «lo studio è partito nell'ambito di un progetto di collaborazione con l'istituto zooprofilattico di Torino, diretto da Maria Caramelli, che coordina le ricerche sulla Bse in ambito nazionale. Per questo dico che non c'è alcun motivo di allarme per l'uomo: il sistema di sorveglianza, come si vede, funziona perfettamente».

Sabina Morandi