Articolo da "Il Mattino" del 10 agosto 2003
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RITORNA
L’ALLARME
MICHELE DE LEO
Tiene ancora banco, in Irpinia, la vicenda del 45enne di Castel Baronia, cui è stato riscontrato un presunto caso di mucca pazza. L'azienda sanitaria locale ha prontamente sottolineato che l'orientamento diagnostico che viene fuori dalle indagini svolte dai sanitari della clinica neurologica dell'università di Napoli propende per la forma classica della malattia, rispetto alla sua variante, derivante dal consumo di carne infetta. Una tesi confermata da Salvatore Di Pietro, il direttore del servizio igiene alimentare di origine animale della stessa Asl. «È da escludere - sottolinea il veterinario - che il presunto caso di "Creutzfeldt - Jacob" possa essere addebitato alla forma variante, che si contrae mangiando la carne di bovini malati». Del resto, Di Pietro punta a mettere l'accento sulla bontà della carne consumata nella nostra provincia che sarebbe tutta di origine italiana e controllata. «Nello scorso anno - ribadisce - abbiamo effettuato migliaia di riscontri che hanno fornito tutti esito negativo». Stando alle notizie ufficiali dell'Asl, quindi, se venisse confermato il morbo di "Creutzfeldt - Jacob" al paziente di Castel Baronia, questo sarebbe da addebitare esclusivamente, ad una mutazione genetica a livello di Dna, ipotesi, per altro, già sottolineata nel nostro articolo pubblicato ieri. Qualcosa di diverso, emerge, invece, da alcune dichiarazioni rilasciate da medici della zona, neurologi (il morbo di Creutzfeldt - Jacob è proprio una malattia di carattere neurologico, ndr) e non. «In questi casi - affermano - è impossibile esprimere certezze. Probabilmente, almeno stando a giudicare le notizie provenienti dall'Asl, si può credere che i sanitari del nosocomio partenopeo propendano per una mutazione genetica del paziente, ma, in ogni caso, è da tenere in conto un certo margine di probabilità che ci si possa trovare di fronte ad un caso di forma variante». Stavolta, la dichiarazione dei medici, viene supportata, appieno, anche da un veterinario dell'Asl. «La certezza - sottolinea il dirigente Asl - che ci troviamo di fronte ad un caso classico di morbo di "Creutzfeldt - Jacob" si potrà avere solo con gli esami istologici che potranno essere effettuati solo in caso di un eventuale decesso. Ipotesi, questa, che, naturalmente, si spera non si verifichi. Per ora, sarebbe possibile effettuare esclusivamente esami particolari (biopsia tonsillare, ndr), sostenibili solo in alcuni centri specializzati, per di più esteri. È, dunque, lecito, in questa vicenda, parlare di un probabile caso di mucca pazza». Il dottore non vuole certo allarmare la popolazione ma, spiega ancora, «non si può minimizzare una malattia che, comunque, è ancora in fase di studio». Devono pensarla alla stessa maniera anche i sanitari del centro neurologico dell'università «Federico II» di Napoli. Questi, infatti, hanno chiesto di effettuare, solo due giorni fa, gli esami epidemiologici sulla famiglia del malato. Una richiesta che va in netto contrasto con quanto affermato dai vertici Asl. Se ci fosse stata la certezza, infatti, come mai i sanitari partenopei hanno chiesto di verificare la provenienza e la certificazione della carne consumata in famiglia e l'eventualità che l'assistito abbia effettuato viaggi all'estero? In ogni caso, però, è giusto evitare ogni allarmismo. La Asl ha confermato, infatti, che verranno effettuati, in tutto il territorio di sua competenza, controlli a norma di legge, su tutti i bovini di età superiore ai 24 mesi.
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