Articolo da "Il Gazzettino" del 8 agosto 2002.

Il Ministero della Salute e l’Istituto di Sanità indagano sul decesso di un’anziana per encefalopatia spongiforme

Morte sospetta, paura di mucca pazza

La salma della donna, di Mareno di Piave, è stata riesumata per effettuare un’accurata autopsia

Mareno di Piave

Prima ha perso la memoria, poi la capacità di parlare, muoversi, mangiare. Nel giro di due mesi una donna che godeva di ottima salute è morta, distrutta da una serie di disturbi neurovegetativi sempre più gravi. A provocare il decesso sarebbe stata l'encefalopatia spongiforme. "Nella variante sporadica, non in quella riconducibile a mucca pazza", secondo il dottor Sergio Peruzza, primario della divisione di geriatria dell'ospedale di Conegliano che fin dall'inizio si è occupato del caso. Un caso che però ora viene seguito attentamente sia dal Ministero della Salute che dall'Istituto superiore di sanità. Tutti, dai medici ai familiari, attendono l'esito di due esami per avere certezze su questo decesso. "Solo l'autopsia e le indagini genetiche potranno dirci, con sicurezza, cos'è accaduto", spiega il primario Peruzza. Il cervello della donna verrà analizzato a Verona, le indagini genetiche saranno effettuate dall'Istituto superiore di sanità, a Roma. Sul caso l'Usl 7 aveva steso una cortina di riserbo, comprensibile visto l'allarme legato a mucca pazza e visto che, solo un paio di mesi fa, proprio a Mareno, paese in cui la donna viveva, si era verificato un caso di Bse animale.

Il decesso della donna, 77 anni, pensionata, risale a un paio di settimane fa: martedì 23 luglio, per l'esattezza. La donna muore dopo due mesi di sofferenze e di progressiva perdita delle funzioni neurologiche. A nulla sono servite le cure per una malattia la cui genesi, è, anche nella variante sporadica, ancora sconosciuta.

Dopo il decesso il primario della divisione di geriatria chiede immediatamente l'autopsia per far luce sul tipo di morbo di Creutzfeldt-Jakob che ha colpito la donna. La sua richiesta si scontra però con qualche ostacolo: il primario della divisione di anatomopatologia, infatti, ritiene che la sala dell'ospedale di Conegliano non sia idonea per effettuare esami autoptici a rischio, come questo. Due giorni dopo la donna viene sepolta, senza autopsia. Del decesso viene informato, intanto, il responsabile del Dipartimento di Prevenzione dell'Usl 7, che consultatosi con i massimi organi sanitari nazionali, chiede - stavolta in modo inequivocabile - l'autopsia. Ottenuto il nulla osta dall'autorità giudiziaria, la salma, ventiquattr'ore dopo la sepoltura, viene riesumata con il comprensibile strazio dei due figli della pensionata. L'autopsia viene effettuata, all'ospedale di Treviso, dal professor Arrigoni. Il cervello viene inviato a Verona, per essere sottoposto a indagini sofisticate per lo studio dei prioni che hanno causato l'encefalopatia. Il Dipartimento di Prevenzione dell'Usl 7, contemporaneamente, avvia anche un'accurata anamnesi familiare, per escludere un'eventuale origine genetica della malattia.

Per avere l'esito dei primi accertamenti ci vorrà, avvisano però i medici, almeno un mese. Sperando che, causa i ritardi nell'autopsia, i prioni fossero ancora "leggibili".

Elisabetta Gavaz