![]() Articolo da "La Repubblica" del 6 dicembre 2002. |
L´INCHIESTA L´allarme dei Nas: non c´è solo "mucca pazza". Viaggio negli affari dei macelli clandestini e dei vitelli "pompati" con ormoni Le mille truffe della carne "Il 5 per cento è a rischio" Pubertà precoce, omogeneizzati nel mirino Il boom dell´abigeato dietro il giro illegale del bestiame. L´abuso degli antibiotici Manipolare un animale vivo è facile e impunito, basta cambiargli identità TORINO - Crescita delle ghiandole mammarie nei maschietti: si parla anche di questo nell´inchiesta che la Procura di Torino ha aperto sui casi di pubertà precoce. Ieri nel fascicolo sono entrate le segnalazioni relative a un bimbo di pochi mesi e di un altro di meno di due anni. Accertamenti verranno disposti su campioni di omogeneizzati per verificare la presenza di carne trattate con estrogeni o anabolizzanti, sospettate di provocare questo disturbo. Seduto nell´ufficio al primo piano della palazzina liberty che a Roma ospita il suo comando, la racconta così: «La filiera clandestina dell´importazione, stallazione, macellazione e distribuzione di carne bovina copre una domanda dell´utenza che non credo superi un 5 per cento del mercato. Tuttavia sbaglieremmo a sottovalutare quanto sappiamo con certezza. Il ciclo legale delle carni e quello clandestino si incrociano. L´indotto, come il prodotto finale del resto, è comune. Ma è sulla zona di contaminazione che va acceso un faro». Se le parole del generale hanno un senso, conviene provare a risalire gli anelli della catena che trasforma un vitello in una fettina per verificarne le possibili falle. L´emergenza "mucca pazza" (Bse) ha cambiato in soli due anni i controlli nel nostro Paese. I bovini hanno un passaporto sanitario che ne registra ogni fase dell´esistenza dalla nascita al macello (normalmente tra i 24 e i 36 mesi di vita). Il loro orecchio è punzonato da "auricolari" che certificano l´identità tra l´animale e i documenti che lo accompagnano. La banca dati dell´Istituto zooprofilattico di Teramo conserva l´anagrafe bovina nazionale che, Asl e istituti zooprofilattici delle regioni di tutta Italia, dovrebbero aggiornare riversando i dati sui singoli capi. I macelli sono sottoposti a controlli medici. E i bovini prima di essere trattati devono aver ricevuto il via libera delle analisi che li certificano sani. Su grossisti e dettaglianti grava l´obbligo dell´etichettatura di ogni singolo taglio esposto sul bancone. In una rete a maglie così strette appare difficile rintracciare falle. Ma la falla esiste, è "l´animale vivo". A stare alle attuali norme, il capo da allevamento non è considerato alimento. Qualunque manipolazione subisca in vita non è dunque materia da codice penale. E´ infrazione depenalizzata che merita al più un´ammenda. Manipolare un animale vivo significa innanzitutto cancellarne l´identità. Modificarla, confonderla. Racconta un allevatore lombardo cui Repubblica ha assicurato l´anonimato: «Falsificare l´identità di un animale non è difficile. Da quando ha cessato di esistere la marchiatura a fuoco, esiste un mercato clandestino di auricolari con cui marcare il bestiame di cui si vuole camuffare la provenienza. E a quel punto, i documenti sanitari non sono un problema insormontabile». Ad alimentare il mercato, le denunce di sparizione. L´allevatore certifica che un animale tornato dal pascolo ha perso il suo contrassegno. Ne ottiene una copia dalle autorità sanitarie e da quel momento ha in mano due "targhe" per uno stesso capo di bestiame. Una la utilizzerà, l´altra la venderà. Disporre di identità rubate significa, di fatto, avere in stalla animali clandestini. Spesso più giovani, sulla carta, della loro reale età anagrafica. Lo dimostra la curiosa parabola di un reato antico, l´abigeato, o furto di bestiame. Un recente rapporto della Confagricoltura indica che a partire dal 2000, anno in cui la sindrome da Bse comincia ad animare gli incubi dei consumatori, i furti di bestiame in Italia sono aumentati del 20 per cento. Al punto che la Federazione Lombarda degli agricoltori stimava non più di un anno fa il danno per i soli allevatori della Lombardia in 250 mila euro la settimana. L´Osservatorio sulle zoomafie della Lav scrive nel suo ultimo rapporto: «L´abigeato muove un giro fraudolento di circa 15 milioni di euro l´anno ed è da mettere in relazione con la macellazione clandestina». A stare ai dati forniti dal Comando generale dei carabinieri, nel primo semestre di quest´anno, i furti di bestiame sono stati 2.180, con punte significative nelle isole (Sicilia e Sardegna), ma anche in Lombardia (146 i casi denunciati). Ciro Troiano, che dell´Osservatorio sulle zoomafie è direttore, spiega: «Mi sembra evidente che dire macellazione clandestina, significa dire abigeato. Ma dire macellazione clandestina significa dire anche traffico dei marchi auricolari». Conviene ora tornare nella palazzina liberty che ospita il comando del Nas e sollecitare l´ufficiale che ne dirige l´ufficio operazioni, il tenente colonnello Gianfranco Dainese. «A distanza di due anni spiega oltre un milione di controlli su capi di bestiame macellati indicano che i casi di positività sono stati 80. Un numero irrisorio. E in tutti e 80 i casi ci siamo trovati di fronte a vacche da latte di età superiore ai quattro anni. Vale a dire a capi estranei al circuito degli allevamenti di bestiame destinati alla macellazione». Dunque? «Dunque incalza Dainese è evidente che oggi i consumatori identificano un falso nemico in macelleria. La Bse. Dimenticando che la manipolazione degli animali segue strade più tortuose». Strade che conducono al dossier dei Nas sui veleni invisibili. Cortisonici, anabolizzanti, steroidi, antibiotici. Nelle farmacie clandestine scoperte dai Nas se ne trovano in quantitativi esorbitanti. E chi ne fa uso lo abbiamo detto non rischia più di un´ammenda. Spiega il generale Niglio: «Su anabolizzanti e steroidi esiste un divieto assoluto. Ma il discorso non vale per gli antibiotici e i cortisonici. Ora, soprattutto negli allevamenti in batteria abbiamo spesso verificato come gli antibiotici vengano somministrati a puro scopo di profilassi. Non quando l´animale è malato, ma per evitare che si ammali. E la circostanza è così vera e dannosa che con il tempo molti antibiotici ad uso umano sono stati depennati perché resi inefficaci proprio dal loro ingresso e assimilazione nella catena alimentare. Si converrà però che un medio-piccolo allevatore, soprattutto se clandestino, non è in grado di scegliere qualità e quantità di medicinali. Dietro quell´allevatore c´è quasi sempre un veterinario». Il mercato chiede di accorciare i tempi di macellazione e dunque rapidità dell´animale nello sviluppare peso. Ma chiede anche tagli che appaiano magri all´occhio sui banchi di macelleria. L´animale viene dunque "bombato" e non sempre la macellazione rispetta il suo "periodo di carenza", necessario per metabolizzare da vivo il principio attivo del farmaco con cui è stato trattato. E´ indubbio che al momento della macellazione i controlli veterinari dovrebbero essere in grado di individuare un animale gonfiato. Ma a domanda specifica, gli esperti degli istituti di zooprofilassi spiegano come non tutte le sostanze siano facilmente individuabili e soprattutto come i controlli, per essere attendibili, non possano prescindere non solo dall´onestà del veterinario, ma anche da quella dell´allevatore. «Per individuare tracce di un farmaco o di un anabolizzante spiega Niglio è necessario che i campioni di urina o feci dell´animale appartengano effettivamente all´animale che si avvia alla macellazione. Ma è capitato di allevatori che sostituivano lo stallatico». Il colonnello Dainese non dimentica il rischio ormoni. «Si chiamano Beta agonisti. Sono i prodotti più sofisticati sul mercato spiega il colonnello aumentano la massa muscolare dell´animale e schiariscono il colore delle carni». Dunque, e ancora una volta, «che carne mangiamo?». «Quella che compriamo», sorride Niglio. «La carne buona, costa. E quando una fettina, messa in padella, non fa che cacciare acqua, meglio lasciar perdere». |
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