Articoli da "La Stampa" del 17 ottobre 2002 e da "Alto Adige" del 18 ottobre 2002.
BORGOSESIA...

E´ UNA FEMMINA DI SEI ANNI DI RAZZA BRUNA ALPINA ABBATTUTA IN UN PICCOLO ALLEVAMENTO A CONDUZIONE FAMILIARE
Sospetta Bse a Borgosesia
Caso di «non negatività» a mucca pazza

BORGOSESIA
Caso di «non negatività» al test rapido anti Bse in un allevamento della zona di Borgosesia. Un
campione di tessuto cerebrale dell´animale, una bovina femmina di sei anni di razza Bruna Alpina, sarà sottoposto a ulteriori esami - forse già oggi - al Centro di referenza nazionale per la Bse di Torino per l´eventuale conferma definitiva della prima diagnosi.

Quello borgosesiano è un piccolo allevamento, composto da 15 animali (14 femmine e un maschio) quasi tutti di razza Bruna Alpina. Quella sospetta è appunto una femmina nata nel 1996 che nei giorni scorsi è stata abbattuta nella stalla perchè non era più in grado di alimentarsi e il dimagrimento era ormai eccessivo. «Proprio per questo, ma non solo per questo, l´animale sarebbe stato conunque escluso dalla catena alimentare» spiega il direttore dell´Istituto zooprofilattico sperimentale di Torino, Sergio Andruetto. Un animale di sei anni rientra nella categoria a rischio «mucca pazza» in quanto nata nel periodo in cui erano largamente utilizzati negli allevamenti - non necessariamente però in quello di Borgosesia - i mangimi a base di farine animali, il principale veicolo di trasmissione dei prione Bse. «Gli animali delle fasce a rischio - spiega il dottor Andruetto - vengono sempre sottoposti ai test, sia che siano diretti al macello sia che vengano abbattuti in stalla per qualsiasi altro motivo». Il test rapido sul campione cerebrale della bovina fatto all´Istituto zooprofilattico ha appunto dato esito «non negativo». La notizia è stata trasmessa al ministero della Salute dove ora si è in attesa dei risultati degli ulteriori esami programmati al Centro di referenza nazionale.
f. co.

...E VAL PUSTERIA

Mucca pazza, nuovo caso
Positivo il bovino di un maso della media Pusteria
L'ALLARME Il capo aveva una malattia agli zoccoli
adp

BRUNICO. Quello che potrebbe essere, se le controanalisi lo confermeranno, il quarto caso di mucca pazza in Alto Adige, è riconducibile ad una mucca di un allevamento della media Val Pusteria. Il caso è stato registrato ieri presso l'Istituto zooprofilattico di Bolzano, che ha accertato la "non negatività" alla Bse. Il campione risultato infetto era di una bovina di cinque anni di una stalla della media Val Pusteria. L'animale era stato abbattuto lunedì scorso, a causa di una malattia degli zoccoli, e la carcassa era destinata all'eliminazione. Tuttavia, anche in questi casi è previsto il prelievo dei campioni da sottoporre al test dell'encefalopatia spongiforme bovina, la Bse, come per tutti i bovini di più di 24 mesi d'età che vengono macellati, abbattuti o che muoiono di cause naturali.

Nel caso specifico, la bovina risultata infetta era nata nel 1997 nello stesso maso dove è cresciuta. I necessari rilevamenti per l'identificazione del luogo di nascita sono stati eseguiti dal Servizio veterinario provinciale, e per il momento si mantiene il massimo riserbo sulla stalla di provenienza della mucca.

Come prescritto nel caso di test "non negativi" alla Bse, il campione della bovina è già stato inviato al Centro di referenza nazionale per la Bse di Torino, dove verrà sottoposto ad altre analisi, quelle decisive, per un'ulteriore conferma dell'infezione. Il risultato è atteso per la metà della prossima settimana.

L'assessore provinciale Hans Berger, raggiunto telefonicamente all'areoporto al suo rientro da Bruxelles dove ieri ha partecipato alla conferenza europea sull'agricoltura, conferma le notizie già note, sottolineando nel contempo l'aspetto dell'assoluta serietà di controlli e la loro affidabilità per i consumatori: «Questo è il quarto caso per la nostra provincia, il terzo, su ben trentacinquemila controlli effettuati, se si considerano i bovini nati e cresciuti nelle nostre stalle. Un dato tutto sommato rassicurante se si confronta con quello delle altre province, e che è una garanzia della serietà e dell'assiduità dei controlli che vengono eseguiti. Nel caso specifico poi il bovino era già stato abbattuto per altri motivi e la carcassa era comunque destinata allo smaltimento. I controlli si eseguono comunque, indistintamente: il consumatore può stare assolutamente tranquillo che nulla che non sia più che sano e controllato finisce nella catena alimentare».

Sulla collocazione geografica del nuovo caso di Bse, l'assessore Berger è categorico nel rifiuto di qualsiasi informazione. Ne è più facile altrove, anche se da indiscrezioni pare che la carcassa dell'animale analizzato provenga da un allevamento di non consistenti dimensioni collocabile nella media Val Pusteria ad est di Brunico.