Articolo da "La Repubblica" del 12 novembre 2002.

Trentasette arresti tra commercianti e veterinari della Asl. I capi gonfiati con anabolizzanti

Napoli, allarme carne infetta nei macelli abusivi della camorra


DAL NOSTRO INVIATO
GIOVANNI MARINO
NOLA - Carni infette in macelleria. Scure «come il carbone». Che diventano «un liquido». Che «attaccano le mani». Che «puzzano troppo». Come si raccontano in sconcertanti intercettazioni telefoniche alcuni dei 147 indagati. Conversazioni in cui, davanti ad animali già morti o nel migliore dei casi gravemente ammalati, ci si accorda per riuscire comunque a macellarli per ricavarne un utile. Un mercato illegale su cui si allunga l´ombra della camorra del clan Fabbrocino. Svela questo scenario l´inchiesta Meat Guarantor della Procura di Nola e dei carabinieri dei Nas, culminata ieri in 37 arresti ( fra cui 8 veterinari), 9 misure interdittive, 8 macellerie e 2 impianti sequestrati in provincia di Napoli, assieme a 30 mila confezioni di anabolizzanti e ben 2000 capi di bestiame.

«Abbiamo bloccato un potenziale veicolo di diffusione del morbo della Mucca Pazza», spiega il pm Rosaria Vecchi. Già, perché dalle indagini dei Nas risulta che l´organizzazione «concordava la macellazione di bovini morti per cause sconosciute, o affetti da Bse, da tubercolosi, afta epizootica, Lingua blu, ai quali venivano somministrati cocktail di anabolizzanti, antibiotici, cortisonici per mantenerli in vita sino alla macellazione».

Il meccanismo illegale è stato così ricostruito dai carabinieri del generale Gennaro Niglio: in due strutture, fra Torino e Cuneo, con la complicità di allevatori piemontesi, venivano custoditi animali morenti o privi comunque di garanzie sanitarie. Provenienti soprattutto dalla Germania. Da lì venivano dirottati in Campania, dove facevano tappa in alcune stalle prima di essere avviati alla macellazione. Negli impianti di Sperone (Avellino) e Visciano (Napoli). «Come si taroccano e si riciclano le auto rubate, così si è fatto con i bovini», affermano il procuratore Adolfo Izzo e il colonnello Alessio Pischedda dei Nas. Nel dettaglio: i cartellini identificativi degli animali già macellati sono stati recuperati e affibbiati a bovini in gravi condizioni per falsificarne origine e storia sanitaria. «Non abbiamo la prova scientifica che siano stati macellati anche capi affetti da Bse, ma proprio dalle intercettazioni vengono fuori elementi che confermerebbero questa tesi», sostengono gli inquirenti. E citano dialoghi in cui si parla di bovini «cui tremano le zampe, incapaci di rimanere in piedi, che sbattono ovunque, sintomi appunto da Mucca Pazza».

Per i carabinieri, «la prova provata del concreto rischio di contagio è data dalla tubercolosi trasmessa ad uno dagli allevatori indagati da un animale del proprio allevamento. La tbc si trasmette anche per via aerea, respirando la stessa aria del capo infetto. Ora proseguiamo nelle indagini, c´è ancora molto da fare».