Nella pazza fattoria dove gli umani hanno da lungo tempo snaturato il loro convivere con gli animali, sfruttato oltre ogni limite il loro rendimento, alterato fuor di misura il loro destino biologico, modificato incoscientemente loro e il loro ambiente... ben possono risuonare le parole di un saggio indiano (di una tribù degli indiani d'America) quando chiedeva all'uomo bianco che cosa avrebbe mangiato quando,per la sua bramosia di denaro, avesse avvelenato l'aria, l'acqua e la terra e il nutrimento che questa produce... "che cosa magerai uomo bianco ?... il tuo denaro?..."

Sulla pazza fattoria è piovuto il prione malefico e il consumatore preso dalla paura di essere esso stesso incubatore si ripete disorientato che "no si sa plui ze magjà". Il prione infettante che facendo impazzire la mucca, fa delirare l'allevatore,saltare l'affare, smascherare il politico, zavarià il ministro... farà raginare il consumatore? Oppure questo sarà di nuovo gabbato dalla schiera di rassicuranti tecnici e politici che in casi di possibile o conclamato pericolo per la saulte pubblica (uranio impoverito, inquinamento elettromagnetico, chimico e vari...) scendono in campo a ripetere le loro prevedibili nenie calmieranti? Patetiche e pericolose perchè oramai siamo agli sgoccioli, dello sfruttamento e dell'imbonimento. La natura presenterà il conto. (Il cambiamento climatico ne è un anticipo).

La vicenda della mucca pazza è in un certo senso paradigmatica, di come progressive forzature di delicati equilibri in un contesto di ignoranza e sotto la pressione del profitto provochino conseguenze inaspettate. Essa rappresenta un sonoro schiaffo all'altezzosità scientifica consolidata con la grettezza economica.

I cervelli resi simili a spugne delle pecore morte di quel morbo chiamato "scrapie" già comparso in Inghilterra nella prima metà del 1700 si ritrovano ora nei crani dei bovini dell'Inghilterra di questi anni. Allora le pecore migliori, venivano fatte accoppiare con i propri figli per ottenere agnellini più grandi, più belli, più lanosi, più redditizi; ma giunte in tarda età, molte di quelle pecore morivano. Morivano di una morte simile a quella delle vacche che vediamo barcollare e cadere nei telegiornali di oggi all'ora di cena.

Un morbo che viene da tempi andati dunque, ma che persiste, si veicola e passa da specie a specie con la mediazione delle praticonerie tecnologiche moderne. Ora sono i bovini, sottoposti a un'altra pratica "contro natura" ovvero ad essere alimentati, loro erbivori, con farine animali per farli crescere nelle condizioni assurde degli allevamenti intensivi, di più, più in fretta. Carnivori e cannibali.

Il cammino del morbo e del denaro talvolta vanno assieme. Per questioni di risparmio energetico le farine animali (frattaglie di pecore o altri bovini probabilmente infetti) non vengono sufficientemente sterilizzate e il morbo, che è resistente anche alle alte temperature, va. E va superando le barriere di specie alla faccia dei governi e dei tecnici che asserviano non fosse possibile e minimizzavano al punto da rendersi responsabili delle morti (in Europa) di 91 persone a tutt'oggi.

Eppure già dalla fine degli anni '60 studi scientifici e antropologici avevano dimostrato che quella cosa passava anche nella specie umana. Le donne di una tribù di Papua Nuova Guinea erano state quasi decimate dopo aver consumato nei loro rituali funebri il cervello dei defunti.

Dunque si sapeva,

ma solo in ritardo l'incoscienza lascia il posto alla cautela e la cautela talvolta è più disattesa che rispettata. Così prende il via l'embargo delle carni dalla Gran Bretagna e l'eliminazione delle farine animali e si incentivano i controlli veterinari che fino ad allora consistevano in una autocertificazione sulla parola, in virtù della quale naturalmente tutto risultava a posto.

Poi anche qui venne la vacca 103. La povera vacca il cui cervello omogeneizzato, segnato dal colore blu del prione cattivo ha fatto esplodere il bubbone che ora si cerca di tamponare. Si scopre che nel '97 (pieno rischio bse), il ministro autorizzò l'importazione di farine di carne irlandese; il loro prezzo più basso fa gola e si compra, così per le farine di pesce nelle quali si può miscelare di tutto, basta scriverci sopra che non contengono farine da mammiferi. Chi ci crede?

Fino al '98 le farine animali stoccate nei mangimifici era ancora del 20% alla faccia del divieto ministeriale sul loro uso dal '96 e che dire se cervelli e intestini che per la Ue sono pericolosi e in Europa non dovrebbero circolare, per il Wto ovvero l'organizzazione del commercio mondiale, possono circolare in Europa senza problemi, chi vincerà la partita del business? Fino adesso l'ha vinta quel tale Cremonini l'allevatore degli allevatori, l'imperatore della carne, il re dell'hamburger nostrano (formitore di McDonald), che, anche se in questi frangenti ha perso in borsa un 5%, essendo il suo motto: "nessuno può farti sentire infelice se non glielo consenti", ha già provveduto, per non perdere il buonumore, a ingraziarsi gli emissari dell'istituto superiore di sanità che garantiranno sui laboratori di analisi privati installati nelle sue farm, che controllerranno le carni in queste prodotte, talchè controllato e controllore saranno una stessa entità. Meglio di una certificazione sulla parola.

Che dire poi della parola di quel tale dr. Marabelli direttore della sanità veterinaria dal '91, che dal '96 si era detto certissimo che le nostre carni erano sicure e, tanto per essere logico, nel '98 caldeggiò la presenza di una certa percentuale di componente animale nei mangimi per salvare le aziende fuorilegge e l'anno scorso suggerì di importare dalla Svizzera 4000 vacche nonostante il morbo superasse in quel paese, altamente a rischio, ormai i 300 casi di bse. L'affare non si fece ma la Svizzera fu riconoscente e il dr. M., oltre che essere già consulente Ue, consulente del Ministero della sanità e anche dell'associazione dei produttori di mangimi animali, nonchè componente del comitato tecnico-scientifico della rivista degli avicoltori, diventò resposabile dell'Oie organismo mondiale per la sanità veterinaria del Wto. Ue e Wto, due organismi in un contesto conflittuale che in Italia sono incarnati nella stessa persona. Ora Marabelli è impegnato con la fiorentina.

E i Nas sono impegnati a capire la vicenda dei cartellini contraffatti di bovini importati illegalmente perchè costano meno e si possono vendere meglio. Anche la povera mucca 103 risulta macellata due volte, una nel '97 e una nel 2001. Non c'è poi tanto da stupirsi, la truffa è costume, e in questa penisola raggiunge livelli impareggiabili come la storia del dado, ma anche di caramelle e budini fatti con il carniccio cioè lo scarto di lavorazione delle concerie, brandelli di carne e grasso che restano attaccati alle pelli dei bovini (possibili agenti di bse).

Un decreto dell'allora ministro della sanità Rosy Bindi nell'intento di recepire la direttiva europea che vietava l'uso del carniccio fece un provvidenziale errore di traduzione del testo; nella versione italiana skins anzichè cuoi diventò "carniccio" e così fu ufficialmente legalizzato l'uso di ciò che si voleva proibire.

Sputando anche le caramelle, vegetariani e animalisti ne avranno piente le tasche di vedere telegiornali cadenzati da frattaglie, quarti di animali appesi e animali da filiera, ma anche soggetti carnivori e un minimo sensibili e ragionanti, capiscono che non è quello il modo di allevare animali per produrre carne o latte o quello che è. E il "consumatore" che adesso la butta sul più giovane manzo, sul maiale, sul pollo o sul pesce o per non dire sulle altre assurde alternative del'asino del canguro o dello struzzo continua a non rendersi conto che comunque dall'allevamento intensivo non può venire niente di buono. Gli antibiotici necessari a mantenere questi animali per via delle scarse difese immunitarie lasciano residui nella carne che si mangia per non parlare degli ormoni .... Ma ad ogni nuova emergenza si dimenticano quelle precedenti: la salmonella nelle uova, i polli alla diossina derivante da sostanze grasse di dubbia provenienza (olii esausti?) aggiunte ai magimi; diossina poi estesa alla uova, ai maiali, al latte. I virus influenzali nei polli e così via.

Ora è il momento del prione, quello strano morbo che non si sapeva cos'era; nè virus, nè batterio, nè parassita, nè protozoo, nè tossina ma semplice proteina. Una proteina che in realtà non si sa bene a che cosa serva, non si sa perchè e quando cambia di forma, non si sa perchè e come infetta e non si sa quanto tempo dorme prima di esplodere. La scienza che crea e inventa la vita così come le pare, sottomettendola ai suoi interessi, non lo sa! E non lo può sapere perchè essendo semplificatrice nei suoi presupposti, manca di capacità di previsione riguardo a fenomeni millenari e complessi e perdipiù ha rigettato il principio di cautela al quale almeno dovrebbe attenersi.

La vicenda del prione infettante ci dice che la natura oppone le sue resistenze oppure le sue varianti inaspettate oppure avvia processi latenti imprevedibili. Quella proteina che per un motivo oscuro si piega diversamente dalle altre potrebbe semplicemente essere una mutazione che la natura produce a garanzia di quella variabilità che alla fin fine garantisce l'evoluzione delle specie. Quella proteina comunque dovrebbe servire da lezione, non solo per i morti che si lascierà dietro, ma perchè si evitino le quasi certe variabili incontrollate per non dire i disastri che produrrà l'applicazione euforica delle biotecnologie. Produttori di mangimi, allevatori, imperatori dell'amburgher .... naturalmente non ci sentono ed è di oggi che la Coldiretti di regionale chiede la soia transgenica brevettata dal centro di sperimentazione agraria collegato all'Ersa che, privata del fattore anticrescita è adattissima, dicono loro, all'alimentazione animale, perchè "le proteine alle mucche, bisogna pur darle...".

Così la pazza fattoria si popolerà di animali pazzi e transgenici, di coltivazioni e verdure che...non ne parliamo, che anche per i vegetariani sarà dura, e sarà dura per tutti perchè le parole del saggio indiano descrivono bene una realtà quasi compiuta, l'aria è ben velenosa di piombo, anidridi e benzeni; l'etere è inquinato in via di progressione con l'UMTS imminente, l'acqua non ne parliamo, quella nostra delle fontane cercheranno in tutti i modi di rubarla per ibottigliarla e venderla o di inquinarla per acquedottizzare anche l'ultima riserva del popolo delle fontane, la terra dove non è coltura intensiva e spoliazione è discarica merdosa... e inoltre noi abbiamo ben poco denaro da mangiarci, ma abbiamo tuttavia la lucidità, la motivazione e la sensibilità necessarie par scombati dilunc sù.

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